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Imposta di soggiorno: cos’è, quanto si paga e cosa deve fare il gestore

L'imposta di soggiorno è un tributo locale a carico dei turisti, non dei residenti: ecco come funziona in Italia e all'estero, chi è esente e quali obblighi ha la struttura ricettiva.

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Redazione deQuo
21 Maggio 2026
imposta di soggiorno
  • L’imposta di soggiorno non è una tassa: si tratta di un prelievo coattivo disciplinato dal D.Lgs. n. 23 del 14 maggio 2011, che ogni Comune può applicare con criteri propri.
  • Le tariffe variano in modo significativo da città a città e dipendono dalla categoria della struttura ricettiva.
  • Il gestore non è un semplice intermediario: è responsabile d’imposta a tutti gli effetti, con obblighi di incasso, versamento e dichiarazione annuale.

Se hai mai soggiornato in un hotel o un B&B e ti sei trovato a pagare qualche euro in più a notte oltre al prezzo della camera, conosci già l’imposta di soggiorno. Viene spesso chiamata “tassa di soggiorno”, ma tecnicamente è un’imposta: non corrisponde all’erogazione di un servizio diretto, ma a un prelievo che il Comune destina alla valorizzazione del territorio e al turismo. A pagarla sono i turisti, non i residenti, e a gestirla sono le strutture ricettive. Vediamo meglio come funziona e chi ha diritto all’esenzione.

Cos’è l’imposta di soggiorno

L’imposta di soggiorno ha radici lontane: fu introdotta per la prima volta in Italia nel 1910, applicata inizialmente solo alle stazioni termali e alle località balneari. Con il Regio decreto legge del 24 novembre 1938 fu estesa a tutte le località turistiche, fino alla sua abolizione nel 1988, nell’idea – rivelatasi sbagliata – che la sua eliminazione avrebbe aumentato i flussi turistici. I dati dissero il contrario: nel 1989 le presenze turistiche in Italia calarono di un milione di unità.

L’imposta fu reintrodotta a Roma con il D.L. n. 78 del 31 maggio 2010 e il D.Lgs. n. 23/2011 ne ha fissato i principi a livello nazionale. Dal 2012 il numero di Comuni che l’ha adottata è cresciuto costantemente: nel 2025 l’imposta è stata introdotta in 25 nuovi Comuni italiani, portando il totale a 1.314.

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Come funziona e chi può applicarla

La normativa prevede che l’imposta non possa essere istituita da qualsiasi Comune, ma solo da quelli ad alta vocazione turistica: capoluoghi di Provincia, città d’arte e località balneari o sciistiche. Ogni Comune ha autonomia nel definire:

  • l’importo da applicare per categoria di struttura;
  • le scadenze di versamento;
  • le eventuali esenzioni e riduzioni.

Di norma, il tetto massimo è di 5 euro a notte. I capoluoghi di Provincia con presenze turistiche venti volte superiori al numero di residenti possono arrivare fino a 10 euro. La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha inoltre consentito ai Comuni di innalzare l’imposta di ulteriori 2 euro nel 2025 in occasione del Giubileo, una misura prorogata al 2026, con la precisazione che il 30% del maggior gettito venga destinato al bilancio statale.

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Quanto si paga nelle principali città italiane?

Le tariffe variano sensibilmente da città a città. La tabella seguente riporta gli importi aggiornati al 2025 per le principali destinazioni turistiche italiane.

CittàHotel 5 stelleHotel 3 stelleB&B/ Affitti brevi
Roma10 €6 €variabile
Milano7 €1,80 €6,30 €
Firenze8 €~5 €da 4,50 €
Veneziafino a 5 €variabilevariabile (stagionale)
Napolifino a 7 €variabilevariabile
Bolognaproporzionale al prezzoproporzionaleproporzionale

Roma è la città con le entrate più alte: nel 2025 ha incassato 303 milioni di euro. Al secondo posto si colloca Milano con 123 milioni, seguita da Firenze con 82 milioni.

Venezia applica un sistema stagionale, con tariffe diverse a seconda del periodo dell’anno, cui si aggiunge – nei giorni di maggiore affluenza – il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri, introdotto in via sperimentale nel 2024 e confermato per il 2025.

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L’imposta di soggiorno esiste anche all’estero?

Sì. Quasi tutta Europa applica forme analoghe di imposta turistica, con criteri e importi molto diversi tra loro.

Città (nazione)Importo o aliquota
Parigifino a 14,95 € a notte (hotel di lusso); 8,13 € per i 4 stelle
Berlino7,5% del costo netto del pernottamento
Barcellonafino a 7 € (in aumento nel 2026)
Amsterdam12,5% del costo del pernottamento
Atene / Greciafino a 8 € (“contributo di resilienza climatica”)
Giapponecirca 6,10 € (1.000 yen)
Bali (Indonesia)circa 8,80 € all’arrivo

Barcellona è la destinazione europea che ha imposto gli aumenti più significativi: la tassa in hotel passerà da 3,5 a 7 euro a notte, cui si aggiunge l’imposta comunale fino a 8 euro, per un totale che può arrivare fino a 15 euro. Le nuove risorse saranno destinate per il 25% a politiche abitative e per il 75% a un Fondo per la destagionalizzazione del turismo.

Chi è esente dal pagamento dell’imposto di soggiorno?

Le esenzioni variano da Comune a Comune, ma alcune categorie ricorrono quasi ovunque:

  • minori: l’età varia (fino a 12 anni a Firenze, fino a 18 a Milano);
  • persone con disabilità e loro accompagnatori;
  • autisti al seguito di gruppi organizzati;
  • volontari impegnati durante eventi calamitosi;
  • forze dell’ordine in servizio.

Alcuni Comuni prevedono anche riduzioni per soggiorni superiori a un certo numero di notti consecutive – spesso 5 o 10 – o per gruppi numerosi. Prima di applicare un’esenzione, il gestore deve verificare il regolamento del proprio Comune, perché le regole non sono uniformi su tutto il territorio.

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Quali sono gli obblighi del gestore?

Il gestore della struttura ricettiva non è un semplice collettore dell’imposta. Ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 23/2011 e successive modifiche introdotte dal D.L. 34/2020, il gestore è qualificato come responsabile d’imposta, con obblighi precisi quali:

  • esporre il materiale informativo del Comune su aliquote, esenzioni e modalità di pagamento;
  • incassare e riversare al Comune le somme dovute dagli ospiti; presentare la dichiarazione annuale in via telematica tramite il modello approvato con D.M. del 29 aprile 2022.

In pratica, il flusso è questo:

  • il gestore riscuote l’imposta direttamente dall’ospite al momento del pagamento o del check-in, rilasciando apposita quietanza;
  • le somme vengono versate al Comune secondo le scadenze stabilite dal regolamento locale (in genere mensili o trimestrali);
  • entro il 30 giugno di ogni anno, il gestore deve inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione riepilogativa relativa all’anno precedente. La dichiarazione va presentata anche in assenza di incassi, indicando zero nei campi richiesti;
  • entro il 30 gennaio di ogni anno, il gestore deve presentare al Comune il conto di gestione dell’agente contabile (Modello 21) relativo all’anno precedente.

La responsabilità è oggettiva: anche un comportamento formalmente corretto ma inefficace ai fini dell’incasso o del versamento comporta responsabilità e sanzioni. In caso di omissione o falsità della dichiarazione annuale, la sanzione va dal 100% al 200% dell’imposta dovuta (art. 4, comma 1-ter, D.Lgs. 23/2011). Per il ritardato, omesso o parziale versamento si applica invece una sanzione del 25% ai sensi del D.Lgs. 87/2024.

Nei casi più gravi – se il gestore trattiene le somme incassate senza versarle – si può configurare il reato di peculato, ai sensi dell’art. 314 del Codice penale, richiamato dalla giurisprudenza della Corte dei Conti (sentenza n. 22 del 2016), che ha qualificato ufficialmente i gestori come agenti contabili.

Imposta di soggiorno – Domande frequenti

Chi paga l’imposta di soggiorno?

Il turista che pernotta in una struttura ricettiva situata in un Comune in cui l’imposta è in vigore. Non la pagano i residenti del Comune né i gestori delle strutture.

L’imposta di soggiorno si applica anche agli affitti brevi?

Sì. Si applica a tutte le locazioni turistiche, inclusi B&B, case vacanza e affitti brevi gestiti tramite piattaforme come Airbnb o Booking. In questi casi, la responsabilità dichiarativa può ricadere anche sugli intermediari o sulle piattaforme digitali, ai sensi dell’art. 4 del D.L. 50/2017.

Per quante notti si paga?

Dipende dal Comune. In molte città il limite è di 5 o 10 notti consecutive: oltre quella soglia, il soggiorno è esente.

Come si sa se il proprio Comune applica l’imposta?

Bisogna consultare il sito del Comune o il regolamento comunale. Le tariffe e le esenzioni cambiano ogni anno e possono essere aggiornate con delibera del consiglio comunale.

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