29 giu 2020
Diritto Penale

Reato di peculato: esempio e pena prevista

Il peculato è uno dei reati contro la Pubblica Amministrazione disciplinati dal Codice Penale italiano: cos’è e quali sono le sue caratteristiche.

I delitti contro la Pubblica Amministrazione





I delitti contro la Pubblica Amministrazione rappresentano una tipologia di reati che possono essere compiuti da un privato cittadino contro la Pubblica Amministrazione, oppure da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni





Il peculato rientra fra i delitti contro la Pubblica Amministrazione di tipo proprio, ovvero che possono essere commessi soltanto dai funzionari della PA: è disciplinato dagli articoli 314 e 316 del Codice Penale





In questa guida sarà analizzato il reato di peculato, qual è la pena prevista dalla legge, qual è il suo termine di prescrizione e cosa cambia rispetto alla concussione







Il reato di peculato





Nell’articolo 314 del Codice Penale si legge che:





Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.





Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita“. 





Il peculato è dunque un delitto commesso da un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio il quale si appropria del denaro o di una cosa mobile di qualcun altro sfruttando il suo ufficio o servizio. 





La pena prevista per il reato di peculato è la reclusione da 4 anni a 10 anni e 6 mesi. L’articolo 316 del Codice Penale disciplina, invece, il reato di peculato mediante profitto dell’errore altrui, che viene punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni





Nell’articolo 316 viene stabilito che: “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni“.





peculato




Cosa significa peculato





Il termine peculato deriva dal latino peculatus, parola che si lega pecunia, che significa denaro, la quale deriva a sua volta da pecus, che vuol dire bestiame, pecora. In origine, dunque, il termine peculato indicava il reato consistente nel furto o nella sottrazione di bestiame





La Lex Iulia introdotta da Giulio Cesare trasformò il peculato nell’appropriazione indebita di denaro pubblico: il reato fu disciplinato nel 1889 nel Codice Zanardelli all’articolo 168, nel quale indicava l’atto compiuto da un pubblico ufficiale di sottrarre denaro o altra cosa mobile altrui dei quali avesse custodia, amministrazione o esazione per ragione del suo ufficio. 





Nel tempo il reato di peculato ha subito alcune modifiche: è stato per esempio eliminato il cosiddetto peculato per distrazione, nel quale si faceva riferimento al fatto che il bene sottratto dal pubblico ufficiale avesse una destinazione d’uso diversa rispetto a quelle originaria.





L’articolo 315 del Codice penale sulla Malversazione a danno di privati è stato abrogato e assorbito nell’articolo 314, mentre il peculato d’uso è stato normato autonomamente





La pena iniziale prevista per il reato di peculato era pari a 3 anni: è stata modificata e portata a 10 anni dalla legge n. 97 del 2001 e dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2012. 





Caratteristiche del peculato





Il peculato è, come anticipato nelle righe precedenti, un reato proprio nella misura in cui per sua natura può essere commesso soltanto da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio. 





Una parte della dottrina considera il peculato un reato di natura plurioffensiva in quanto:









peculato




Un altro orientamento dottrinale prevede invece che il bene tutelato coincida con quello collettivo del buon andamento, dell’imparzialità e dell’efficienza dell’attività della Pubblica Amministrazione, che viene leso dalle condotte illecite portate avanti dai suoi organi





La legge prevede che il reato di peculato si consumi quando si verifica l’appropriazione dell’oggetto materiale altrui in relazione a una condotta incompatibile con il titolo dell’agente, a prescindere dal fatto che si possa procurare o meno un danno alla Pubblica Amministrazione





Il dolo è generico: chi commette il reato di peculato ha coscienza di ciò che sta facendo e l’intenzione di appropriarsi di un bene altrui. 





Tipologie di peculato





Oltre al peculato mediante profitto dell’errore altrui, esistono altre due tipologie di peculato:





  1. il peculato d’uso;
  2. il peculato di vuoto di cassa. 




Il peculato d’uso è disciplinato dal secondo comma dell’articolo 314 del Codice Penale, nel quale si legge che è prevista la “pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita“. In questa forma di peculato il dolo non è generico, ma specifico





Il peculato di vuoto di cassa consiste nell’appropriazione del denaro da parte di chi ha la funzione di custodirlo. In questo caso, il reato è consumato sia in seguito al decorso del termine per la consegna sia in pendenza dello stesso: la scadenza dilazionata di rendiconto non autorizza comunque a disporre del denaro.





Termini di prescrizione





La prescrizione del reato di peculato corrisponde al tempo massimo della pena stabilita dalla legge, che non è mai inferiore a 6 anni nel caso di delitti e a 4 anni nel caso di contravvenzioni





Nello specifico:









La differenza fra concussione e peculato





La concussione rappresenta un altro delitto contro la Pubblica Amministrazione di tipo proprio, che può essere commesso soltanto da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, da non confondersi con il peculato. 





Viene disciplinato dall’articolo 317 del Codice Penale, nel quale si legge che “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni“.





La differenza con il peculato consiste proprio nel fatto che nel primo caso il pubblico ufficiale si appropria del bene di qualcun altro, mentre nella concussione costringe un soggetto terzo a dare o promettere soldi o un altro servizio a lui o ad altri