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Patrimoniale: cos’è, come funziona e quale sarebbe il suo impatto reale

Dalla Svizzera alla Norvegia, dalla Spagna fino alla proposta di legge depositata in Cassazione: una guida pratica per capire cosa significa tassare la ricchezza e quali effetti avrebbe la cosiddetta patrimoniale sui patrimoni degli italiani.

patrimoniale
  • La patrimoniale è un’imposta che colpisce il possesso della ricchezza (immobili, conti, azioni) e non la sua produzione, a differenza dell’IRPEF che tassa il reddito.
  • In Europa solo Spagna, Norvegia e Svizzera applicano oggi un’imposta sul patrimonio netto complessivo delle persone fisiche, mentre Italia, Francia, Belgio e Paesi Bassi tassano solo singoli beni.
  • In Italia è stata depositata in Corte di cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare da parte del comitato “1% Equo” per introdurre un prelievo sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, con un gettito stimato ben più contenuto di quanto dichiarato dai promotori.

Se possiedi una casa, un conto corrente o qualche investimento, probabilmente hai sentito parlare di patrimoniale almeno una volta negli ultimi anni – il tema torna ciclicamente nel dibattito pubblico, complice anche l’eco delle iniziative internazionali – come la tassa sui pied-à-terre di lusso voluta dal sindaco di New York Zohran Mamdani. Ma cosa significa davvero tassare un patrimonio, invece che un reddito? In quali Paesi questo strumento esiste già, e con quali risultati? In questa guida trovi una panoramica chiara, basata su dati ufficiali e fonti verificabili, di come funzionano le imposte patrimoniali nel mondo e cosa cambierebbe se l’Italia decidesse di introdurne una.

Cos’è un’imposta patrimoniale

Il sistema fiscale italiano, come quello della maggior parte dei Paesi, si basa soprattutto su imposte che colpiscono il reddito: lo stipendio, la pensione, l’utile d’impresa. È il principio alla base dell’IRPEF, disciplinata dal d.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

Una patrimoniale, invece, non guarda a quanto guadagni in un anno, ma a quanto possiedi in un determinato momento: immobili, liquidità, partecipazioni societarie, strumenti finanziari. È una logica diversa, che in Italia oggi non esiste in forma generale, ma solo applicata a singoli beni.

Pensiamo a:

  • l’IMU sugli immobili, disciplinata dalla legge n. 160/2019;
  • l’imposta di bollo sui prodotti finanziari, in vigore dal dicembre 2011;
  • l’IVIE, l’imposta sul valore degli immobili posseduti all’estero;
  • l’IVAFE, l’imposta sulle attività finanziarie detenute fuori dai confini nazionali.

Una vera patrimoniale “generale” – quella di cui si discute nelle proposte più recenti – tasserebbe invece il patrimonio netto complessivo di una persona, sommando tutti i beni e sottraendo i debiti, esattamente come accade già in alcuni Paesi europei.

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In quali Paesi esiste davvero la patrimoniale?

Qui spesso si fa confusione tra le imposte che colpiscono singoli beni (come la nostra IMU) e quelle che tassano l’intero patrimonio netto di una persona fisica. Tra i Paesi europei, la patrimoniale è attualmente in vigore in Spagna, Norvegia e Svizzera.

PaeseCosa tassaAliquotaSoglia di esenzione
Svizzerapatrimonio netto complessivo, a livello cantonale e comunalefino a circa l’1% per i patrimoni più altivaria per cantone (a Zurigo 82.200 franchi ad adulto)
Norvegiapatrimonio netto delle persone fisichetra lo 0,1% e l’1%, in base al cantone1,7 milioni di NOK (circa 145.000 euro)
Spagnapatrimonio netto, con regole regionali differentidallo 0,16% al 3,5%varia per comunità autonoma (alcune, come Madrid, prevedono esenzione totale)

Il caso svizzero è il più radicato: l’imposta è applicata in tutti i 26 cantoni con aliquote variabili, come indicato in tabella. In Norvegia, l’imposta colpisce il patrimonio individuale sopra 1,7 milioni di NOK (circa 145.425 euro) e fino a 20 milioni di NOK (1,71 milioni di euro), con un’aliquota dell’1% che sale all’1,1% oltre questa soglia; lo 0,7% del gettito va ai comuni e lo 0,3% al governo centrale. Il gettito complessivo prodotto dalla misura vale circa lo 0,6% del Pil norvegese.

In Spagna l’imposta è progressiva e varia da regione a regione: va dallo 0,16% al 3,5% in base al patrimonio e alle regole delle varie comunità autonome, con Madrid, Andalusia, Cantabria ed Estremadura che offrono un’esenzione del 100%. Dal 2022 si è aggiunta anche un’imposta patrimoniale di solidarietà, dall’1,7% al 3,5% per i patrimoni oltre i 3 milioni di euro, diventata permanente dopo la crisi del costo della vita.

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Il caso di New York: la patrimoniale “di città”

Negli Stati Uniti, dove un’imposta federale sul patrimonio non esiste, il dibattito si è acceso a livello locale grazie al sindaco di New York Zohran Mamdani, eletto nel novembre 2025 anche con la promessa di tassare i grandi patrimoni. Nell’aprile 2026 ha presentato due misure distinte: un’imposta del 2% sui redditi superiori a un milione di dollari e una tassa sulle seconde case di lusso non utilizzate come residenza principale, sviluppata insieme alla governatrice Kathy Hochul.

La cosiddetta pied-à-terre tax colpisce gli immobili sopra i 5 milioni di dollari non utilizzati come residenza principale, spesso acquistati come investimento da proprietari che vivono altrove. Mamdani ha citato come esempio l’attico da 238 milioni di dollari acquistato dal fondatore di Citadel Ken Griffin. L’obiettivo dichiarato è recuperare circa 500 milioni di dollari di entrate annuali per i servizi cittadini. Alla proposta hanno partecipato anche l’economista francese Gabriel Zucman e il premio Nobel Joseph Stiglitz, da tempo sostenitori di un’imposta patrimoniale globale sui grandi patrimoni.

Il caso newyorkese mostra bene un limite strutturale di queste misure: trattandosi di una tassa locale e non federale, la sua efficacia dipende dal coordinamento con lo Stato di New York, che deve approvare le modifiche di maggiore impatto.

La proposta italiana: come funzionerebbe la patrimoniale

In Italia il 7 maggio 2026 è stata depositata in Corte di cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre un’imposta sui grandi patrimoni, promossa dal comitato “1% Equo” insieme a Rifondazione comunista, economisti e ricercatori. Per arrivare in Parlamento, la proposta deve raccogliere almeno 50 mila firme entro il 15 novembre 2026 – dopodiché dovrebbe comunque ottenere il via libera sia della Camera che del Senato.

Il meccanismo proposto è ispirato al modello elaborato dagli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, dell’Università di Berkeley, basato su una tassazione progressiva: più ricchezza si possiede, più alta è la percentuale tassata.

Nel dettaglio, la proposta prevede:

  • una soglia di esenzione fissata a 2 milioni di euro di patrimonio netto, esclusa la prima casa;
  • aliquote comprese tra l’1% e il 3,5%, in base alla dimensione del patrimonio;
  • un vincolo di destinazione del gettito a investimenti in sanità e istruzione.

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Quanto potrebbe incassare lo Stato?

I promotori della proposta stimano un gettito annuo tra i 26 e i 60 miliardi di euro – si tratta però di una stima non accompagnata da un dettaglio metodologico chiaro. Un calcolo più prudente, basato su dati ufficiali, restituisce un quadro diverso.

Secondo i Conti distributivi sulla ricchezza pubblicati dalla Banca d’Italia, a fine 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 453 mila euro per famiglia in media, in aumento rispetto ai 431 mila euro del 2024, per un totale di 12.326 miliardi di euro. La distribuzione, però, resta fortemente concentrata: il 10% più ricco delle famiglie detiene il 60,6% della ricchezza netta totale, mentre la metà meno abbiente possiede solo il 7,2%.

Applicando questi dati alla platea individuata dalla proposta – l’1% più ricco della popolazione, circa 500 mila persone, con una ricchezza stimata intorno al 22% del totale – il patrimonio effettivamente tassabile sopra la soglia dei 2 milioni si aggirerebbe attorno ai 1.500-1.600 miliardi di euro. Con un’aliquota media dell’1% il gettito sarebbe vicino ai 16 miliardi annui; solo applicando l’aliquota massima del 3,5% a tutti i soggetti coinvolti – ipotesi irrealistica – si arriverebbe a circa 55 miliardi.

Va inoltre considerato che il calcolo non tiene conto delle complessità applicative: la difficoltà di valutare con precisione il patrimonio netto di un contribuente facoltoso (diviso tra immobili, opere d’arte, partecipazioni societarie) e la perdita di gettito derivante dall’eventuale assorbimento di imposte già esistenti, come l’IMU sulle seconde case.

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I rischi e i limiti di una patrimoniale generale

Lo strumento ha sostenitori e critici, e la discussione tra economisti non è univoca. Tra i nodi più citati ci sono:

  • la possibile fuga di capitali verso Paesi a fiscalità più favorevole, un rischio che cresce in assenza di coordinamento internazionale;
  • la difficoltà di valutare correttamente patrimoni complessi e diversificati, a differenza del reddito che ha una base imponibile più facilmente verificabile;
  • il rischio che il gettito reale sia inferiore alle stime iniziali, come mostrano i casi norvegese e svizzero, dove pure l’imposta è strutturata da decenni.

Proprio per limitare il rischio di fuga di capitali, alcuni propongono un coordinamento a livello europeo o globale. Ad ogni modo, la patrimoniale, da sola, non risolverebbe le criticità del sistema fiscale italiano. La tassazione dei redditi resta concentrata soprattutto su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre l’evasione fiscale, pur in calo, costa ancora miliardi di euro l’anno alle casse dello Stato.

Le proposte di patrimoniale, allo stato attuale, restano ipotesi normative non ancora in vigore in Italia – non c’è nessun obbligo dichiarativo o di pagamento collegato a queste iniziative. Se però hai dubbi sulla corretta gestione fiscale del tuo patrimonio, o vuoi capire come eventuali novità normative potrebbero incidere sulla tua situazione, ti consigliamo di rivolgerti a un avvocato tributarista o a un commercialista, che potranno valutare il tuo caso specifico e offrirti una consulenza su misura.

Patrimoniale – Domande frequenti

La patrimoniale è già in vigore in Italia?

No. In Italia non esiste un’imposta generale sul patrimonio netto delle persone fisiche. Esistono solo imposte su singoli beni, come l’IMU sugli immobili o l’imposta di bollo sui prodotti finanziari.

Quali Paesi europei hanno una vera patrimoniale?

Solo Spagna, Norvegia e Svizzera applicano oggi un’imposta sul patrimonio netto complessivo delle persone fisiche. Altri Paesi, come Francia e Italia, tassano solo specifiche categorie di beni.

Chi sarebbe colpito dalla proposta di legge italiana?

Secondo il testo depositato in Cassazione, l’imposta riguarderebbe solo chi possiede un patrimonio netto superiore a 2 milioni di euro, esclusa la prima casa, con aliquote tra l’1% e il 3,5%.

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