Richiesta bonaria risarcimento danni: come funziona, cosa serve e quanto costa
Scopri come scrivere una richiesta bonaria di risarcimento danni, quali documenti allegare e quali sono i costi reali della procedura stragiudiziale prima di arrivare in tribunale.
- La richiesta bonaria è il primo passo per ottenere un risarcimento senza affrontare subito una causa, e in alcuni casi (responsabilità medica, contratti assicurativi, sinistri stradali) costituisce un passaggio obbligatorio prima di poter agire in giudizio.
- Per essere efficace deve contenere la descrizione dei fatti, la quantificazione del danno e l’intenzione di interrompere la prescrizione ai sensi degli artt. 1219 e 2943 c.c., e va inviata con raccomandata a/r o PEC.
- Il costo varia molto: si va dal fai-da-te gratuito alla parcella di un avvocato calcolata sui parametri del D.M. 55/2014, aggiornato dal D.M. 147/2022, fino alle spese della mediazione quando questa è obbligatoria per legge.
Hai subito un danno e non sai da dove cominciare? Prima di pensare a un’aula di tribunale, la legge ti offre una strada più rapida e meno costosa: la richiesta bonaria. Si tratta di una lettera con cui chiedi alla controparte – o alla sua assicurazione – di risarcirti senza passare da un giudice. In molti casi funziona, perché chi riceve una richiesta seria e documentata preferisce trattare piuttosto che affrontare i tempi e i costi di una causa. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere: come si scrive, cosa deve contenere e quanto puoi spendere.
Cos’è la richiesta bonaria di risarcimento danni
La richiesta bonaria è una comunicazione scritta con cui il danneggiato chiede formalmente alla controparte (o alla sua compagnia assicurativa) il pagamento di una somma a titolo di risarcimento, prima di intraprendere qualsiasi azione giudiziaria.
Non è un atto giudiziario, ma produce comunque effetti legali rilevanti. Il principio è semplice: chi causa un danno ingiusto è tenuto a risarcirlo, secondo la regola generale dell’art. 2043 c.c. sulla responsabilità extracontrattuale, oppure secondo le regole della responsabilità contrattuale quando tra le parti esiste già un rapporto – un contratto, una prestazione professionale, un incarico – che non è stato eseguito correttamente.
La distinzione non è solo teorica. Se il danno deriva dall’inadempimento di un contratto, la richiesta bonaria spesso coincide con un vero e proprio atto di costituzione in mora, indispensabile prima di agire. Se invece tra le parti non c’è nessun rapporto preesistente – pensa a un incidente tra estranei – la diffida può essere un ottimo strumento.
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Quando la richiesta bonaria è obbligatoria
In alcune materie il tentativo di soluzione stragiudiziale non è solo consigliabile: è una condizione di procedibilità. Significa che se non lo esperisci prima, il giudice non può occuparsi della tua causa.
Il riferimento è l’art. 5 del d.lgs. 28/2010, come modificato dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022), che impone il tentativo di mediazione obbligatoria per controversie relative, tra le altre, a:
- condominio, diritti reali, divisione e successioni ereditarie;
- risarcimento del danno da responsabilità medica e sanitaria;
- risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità;
- contratti assicurativi, bancari e finanziari.
Per i sinistri stradali, invece, il legislatore ha scelto uno strumento diverso: la negoziazione assistita obbligatoria, prevista dall’art. 3 del d.l. 132/2014, per i danni da circolazione di veicoli e natanti e, più in generale, per le richieste di pagamento di somme fino a 50.000 euro. In questo caso i due avvocati delle parti si confrontano direttamente, con l’obiettivo di trovare un accordo che, se raggiunto, ha lo stesso valore di un titolo esecutivo.
Se il sinistro coinvolge anche una compagnia assicurativa (RC auto), può sovrapporsi anche l’obbligo di mediazione previsto per i contratti assicurativi. La giurisprudenza ha chiarito che la procedura di richiesta risarcitoria diretta prevista dall’art. 148 del Codice delle assicurazioni (d.lgs. 209/2005) non sostituisce la mediazione obbligatoria quando questa è dovuta per altre ragioni, come confermato da Cass. civ., sez. III, 28 settembre 2020, n. 20316.
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Cosa deve contenere una richiesta bonaria
Una lettera scritta male, generica o priva di elementi concreti, rischia di essere ignorata. Per essere davvero efficace, la richiesta bonaria deve includere:
- l’indicazione dei fatti in modo chiaro e cronologico, con data, luogo e dinamica dell’accaduto;
- la specificazione dettagliata dei danni subiti, sia patrimoniali (spese mediche, mancati guadagni, riparazioni) sia non patrimoniali (danno biologico, danno morale);
- la quantificazione economica del danno richiesto, anche solo in via orientativa, allegando se possibile documentazione di supporto come perizie, fatture o referti medici;
- la richiesta esplicita di apertura del sinistro presso la compagnia assicurativa, quando esiste una copertura;
- la dichiarazione di voler interrompere i termini di prescrizione, richiamando espressamente gli artt. 1219 e 2943 c.c.;
- un termine perentorio entro cui la controparte deve rispondere o formulare un’offerta, di solito 15-30 giorni.
Nei casi di responsabilità medica, la quantificazione del danno richiede quasi sempre l’intervento di un medico legale, che può lavorare insieme all’avvocato per costruire una richiesta solida e basata su dati oggettivi.
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Come e a chi va inviata
La forma non è un dettaglio secondario: per produrre effetti giuridici, la richiesta deve essere inviata con modalità che ne garantiscano la prova di ricezione.
Le uniche due strade realmente valide sono:
- la raccomandata con ricevuta di ritorno (A/R);
- la posta elettronica certificata (PEC).
Una mail ordinaria, un messaggio WhatsApp o una consegna a mano senza ricevuta firmata non producono gli stessi effetti legali e non sono in grado di interrompere validamente la prescrizione, perché manca la prova certa della data e del contenuto ricevuto dalla controparte.
Quali sono gli effetti legali della richiesta bonaria?
Inviare una richiesta bonaria non è solo un tentativo di trattativa: produce conseguenze giuridiche concrete e immediate. L’effetto più rilevante è l’interruzione della prescrizione, prevista dall’art. 2943 c.c.: il termine entro cui puoi agire per ottenere il risarcimento si azzera e ricomincia a decorrere dal momento in cui la controparte riceve la lettera.
È una tutela importante soprattutto quando la trattativa si protrae nel tempo. Ricorda che il termine di prescrizione ordinario è di 10 anni per il danno da inadempimento contrattuale, e di 5 anni per il danno da fatto illecito (art. 2947 c.c.), salvo i termini più brevi previsti per ipotesi specifiche come i sinistri stradali.
Un secondo effetto pratico è l’apertura del sinistro presso la compagnia assicurativa, se la controparte ha una polizza: la lettera obbliga l’assicurazione a prendere in carico il caso e ad avviare le verifiche necessarie sui fatti e sul danno denunciato.
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Cosa succede se la richiesta bonaria non ha effetto
Se la controparte non risponde, oppure rifiuta l’offerta o la propone in misura insufficiente, hai diverse soluzioni alternative prima di arrivare a una causa ordinaria, cioè:
- la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, prevista dall’art. 696-bis c.p.c., particolarmente utile nei casi di responsabilità sanitaria: un consulente tecnico d’ufficio valuta se c’è stata responsabilità e quali danni ne sono derivati, e questo può spingere l’assicurazione a formulare un’offerta concreta;
- la mediazione civile, obbligatoria nelle materie indicate dall’art. 5 del d.lgs. 28/2010, con una durata massima di tre mesi dal primo incontro (art. 6, comma 1, d.lgs. 28/2010), prorogabile di altri tre mesi con l’accordo delle parti;
- la negoziazione assistita, obbligatoria per i sinistri stradali e per le richieste di pagamento fino a 50.000 euro.
Se nessuno di questi strumenti porta a un accordo, resta la diffida con messa in mora formale, che fissa un termine preciso per il pagamento e prepara il terreno per l’eventuale azione giudiziaria, dimostrando al giudice che hai tentato ogni soluzione stragiudiziale prima di rivolgerti al tribunale.
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Quanto costa una richiesta bonaria di risarcimento danni
Il costo dipende molto da come decidi di procedere. Se scrivi la lettera da solo, utilizzando un modello standard, il costo economico è pari a zero (giusto quello della raccomandata), ma il rischio è che manchino elementi tecnici fondamentali – come i riferimenti normativi corretti o una quantificazione credibile del danno – che ne riducono l’efficacia.
Se ti affidi a un avvocato, in assenza di un accordo scritto sul compenso si applicano i parametri forensi previsti dal D.M. 55/2014, aggiornato dal D.M. 147/2022 in vigore dal 23 ottobre 2022. Per l’attività stragiudiziale, l’art. 18 del D.M. 55/2014 rinvia ai criteri dell’art. 4, e prevede compensi onnicomprensivi rispetto a tutta l’attività relativa all’affare, salvo che questo si componga di fasi autonome.
Al compenso si aggiungono di regola le spese generali forfettarie del 15%, il contributo alla Cassa Forense (CPA) del 4% e l’IVA al 22%. In alternativa, il D.M. 147/2022 ha introdotto anche un parametro di tariffazione oraria, indicativamente tra 200 e 500 euro l’ora, sempre liberamente modificabile dall’accordo tra le parti.
Se è dovuta la mediazione obbligatoria, ai costi legali si sommano le spese dell’organismo di mediazione. Le indennità per il primo incontro sono scaglionate in base al valore della lite: a titolo orientativo, si parla di importi che vanno da circa 97 euro per le liti di valore più basso, fino a oltre 270 euro per quelle di importo più elevato, IVA inclusa. Se la procedura prosegue oltre il primo incontro, si aggiungono ulteriori spese calcolate secondo le tabelle ministeriali.
In generale, una richiesta bonaria ben costruita – anche se comporta una spesa iniziale – è quasi sempre più economica e rapida di una causa civile, che richiede il pagamento del contributo unificato, le spese di CTU e tempi processuali spesso lunghi.
Se hai subito un danno e vuoi tutelare i tuoi diritti senza commettere errori che potrebbero pregiudicare la prescrizione o la solidità della tua posizione, rivolgiti a un avvocato che possa valutare il tuo caso e impostare la strategia più adatta, anche in vista di un’eventuale mediazione o negoziazione assistita.
Richiesta bonaria risarcimento danni – Domande frequenti
No. Lo è solo nelle materie elencate dall’art. 5 del d.lgs. 28/2010 (es. responsabilità sanitaria, contratti assicurativi) o nei casi soggetti a negoziazione assistita obbligatoria, come i sinistri stradali.
Non esiste un termine fissato dalla legge: di solito si indicano 15-30 giorni nella lettera stessa. In caso di mediazione obbligatoria, la procedura dura al massimo tre mesi dal primo incontro, prorogabili di altri tre.
Sì, se inviata con raccomandata a/r o PEC e se contiene una richiesta chiara di pagamento, ai sensi dell’art. 2943 c.c. Una semplice email o un messaggio informale non producono lo stesso effetto.
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