Si può ritirare una denuncia?
Ci sono tanti dubbi che ruotano attorno alla denuncia e sono spesso legati al fatto che non si conosce la differenza con la querela. Vediamo se ci sono casi in cui la stessa può essere ritirata.
È una delle domande più frequenti negli studi legali: “Ho fatto una denuncia, posso ritirarla?”. La risposta non è semplice, perché dipende dal tipo di reato e da come è stata avviata la procedura penale. Prima di tutto, è necessario chiarire una distinzione che molti ignorano: denuncia e querela non sono la stessa cosa.
Che differenza c’è tra querela e denuncia
Nel linguaggio comune si usa spesso la parola “denuncia” per indicare qualsiasi segnalazione fatta alle autorità. Dal punto di vista giuridico, però, le cose stanno diversamente.
La denuncia è un atto con cui chiunque – non solo la vittima – porta a conoscenza delle autorità un fatto che potrebbe costituire reato. Può presentarla la vittima, un testimone, un medico, un pubblico ufficiale. Una volta presentata, la denuncia mette in moto la macchina dello Stato: il pubblico ministero valuta se procedere, indipendentemente dalla volontà di chi l’ha depositata. Non esiste un “ritiro” della denuncia in senso tecnico.
La querela, invece, è un atto riservato alla persona offesa dal reato. Si presenta per i cosiddetti reati procedibili a querela, cioè quei reati per cui la legge richiede che sia la vittima stessa ad attivarsi affinché il processo possa partire. Esempi comuni sono le lesioni personali lievi (art. 582 del Codice penale), l’ingiuria – oggi depenalizzata -, la diffamazione (art. 595 c.p.), il furto in determinate circostanze. In questi casi, la vittima ha anche la possibilità di fare un passo indietro: si chiama remissione della querela.
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Cos’è la remissione della querela
La remissione della querela è disciplinata dall’art. 152 del Codice penale e dall’art. 340 del Codice di procedura penale. Quando è ammessa, produce un effetto importante: estingue il reato, il che significa che il procedimento penale si chiude.
Può avvenire in due modi:
- in forma processuale, direttamente davanti al giudice nel corso del procedimento;
- in forma extraprocessuale, fuori dall’aula, con un atto scritto depositato alla procura o trasmesso tramite l’avvocato.
C’è però una condizione spesso trascurata: la remissione deve essere accettata dall’indagato o dall’imputato. Se quest’ultimo la rifiuta – per esempio perché vuole essere prosciolto nel merito e non per estinzione del reato – il processo va avanti comunque (art. 155 c.p.). Nella pratica il rifiuto è raro, ma va considerato.
La remissione può essere anche tacita: la legge la desume da comportamenti incompatibili con la volontà di mantenere la querela, come la riconciliazione tra le parti o la partecipazione a un accordo di mediazione.
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La denuncia si può ritirare?
Mentre la querela può essere ritirata con la remissione, la denuncia no. Questo perché si denunciano i reati procedibili d’ufficio – cioè la maggior parte dei reati più gravi – e, una volta che la notizia di reato è arrivata alla procura, il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (art. 112 della Costituzione). Non conta più la volontà della vittima: lo Stato procede per conto proprio.
Rientrano in questa categoria, tra gli altri, la rapina, l’omicidio, le lesioni gravi o gravissime, il traffico di droga, i reati contro la pubblica amministrazione. In questi casi, anche se la vittima “ritira la denuncia” o dichiara di non voler procedere, il processo può andare avanti lo stesso. La dichiarazione della vittima può al massimo avere un peso nella valutazione della pena, ma non ferma il procedimento.

Quali sono i reati con querela irrevocabile
Esiste una categoria intermedia che merita attenzione: i reati per cui la querela è sì necessaria per avviare il procedimento, ma una volta presentata non può più essere ritirata.
Il caso più noto è quello della violenza sessuale (art. 609-bis c.p.): l’art. 609-septies c.p. prevede espressamente che la querela sia irrevocabile. Lo stesso vale per gli atti persecutori – il cosiddetto stalking (art. 612-bis c.p.) – dopo le modifiche introdotte dalla Legge n. 69/2019 (il “Codice Rosso”). Anche per il revenge porn (art. 612-ter c.p.) la querela è irrevocabile.
La ratio di questa scelta legislativa è chiara: si vuole evitare che la vittima, spesso sotto pressione o in una situazione di dipendenza affettiva o economica dall’autore del reato, possa essere indotta a ritirare la querela. La legge, in questi casi, sottrae alla vittima il potere di fermare il procedimento proprio per proteggerla.
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E se si è presentata una querela per errore?
Capita che qualcuno presenti una querela in un momento di rabbia o sulla base di un equivoco, e poi voglia fare marcia indietro. Se il reato è procedibile a querela e non rientra nelle categorie con querela irrevocabile, la remissione è possibile. Farlo tempestivamente – prima che il procedimento sia troppo avanzato – è sicuramente preferibile, anche perché evita costi e tempi ulteriori a tutte le parti.
Se invece si è presentata una semplice denuncia per un fatto che si rivela non costituire reato, si può depositare una memoria esplicativa presso la procura, segnalando gli elementi che si ritiene rilevanti. Non esiste un meccanismo formale di “ritiro”, ma il pubblico ministero valuterà comunque se archiviare.
Prima di presentare una querela – o di decidere se ritirarla – è sempre bene rivolgersi a un avvocato. Le conseguenze di una scelta affrettata in un senso o nell’altro possono essere significative, sia per la vittima, sia per la persona denunciata. Ogni situazione ha le sue specificità, e la legge offre strumenti diversi a seconda del tipo di reato e della fase in cui si trova il procedimento.
A questo proposito leggi Quanto costa una querela fatta da un avvocato?
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