TAR: cos’è, a cosa serve e quanto costa un avvocato per un ricorso
Scopri quando puoi rivolgerti al TAR, il Tribunale Amministrativo Regionale, quali sono i termini per fare ricorso e quanto costa farsi assistere da un avvocato.
- Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) è il giudice di primo grado della giustizia amministrativa e decide le controversie tra cittadini o imprese e la Pubblica Amministrazione.
- Il ricorso al TAR richiede l’assistenza tecnica di un avvocato (art. 22 Codice del processo amministrativo), salvo poche eccezioni, e va notificato entro 60 giorni dalla piena conoscenza dell’atto.
- I costi comprendono il contributo unificato (da 300 a 6.000 euro secondo la materia) e l’onorario del legale, che parte in genere da circa 1.500 euro.
Ti hanno negato un permesso di costruire, sei stato escluso da una graduatoria di concorso o l’amministrazione ha aggiudicato un appalto a un’altra impresa nonostante tu ritenessi la tua offerta migliore. Sono tre situazioni diverse, ma hanno un elemento in comune: in tutti questi casi puoi presentare un ricorso al TAR, chiedendo al giudice amministrativo di annullare l’atto che consideri illegittimo. Prima di agire, però, ti conviene capire come funziona questo tipo di giudizio, quali termini rispettare e quanto costa farti assistere da un avvocato. Allora partiamo proprio dal ruolo del TAR, acronimo di tribunale amministrativo regionale, a livello processuale.
Cos’è il TAR e a cosa serve
Il TAR è il tribunale amministrativo di primo grado, presente con una sede in ogni Regione (spesso con sezioni staccate nei capoluoghi di provincia più popolosi). Giudica i ricorsi contro gli atti della Pubblica Amministrazione che ledono un interesse legittimo del cittadino – e, nelle materie di giurisdizione esclusiva indicate dalla legge, anche i diritti soggettivi.
La disciplina è contenuta nel decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il Codice del processo amministrativo (c.p.a.), che ha riorganizzato in un unico testo le norme prima sparse in diverse leggi. Il fondamento costituzionale si trova negli articoli 24, 103 e 113 della Costituzione, che garantiscono il diritto di difesa anche nei confronti della PA.
Contro le sentenze del TAR è ammesso appello al Consiglio di Stato, che ha sede a Roma ed è il giudice amministrativo di secondo grado.
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Quando si può fare ricorso al TAR
Il ricorso al TAR è possibile ogni volta che un atto della Pubblica Amministrazione ti danneggia e ritieni sia stato adottato in violazione di legge, per eccesso di potere o per incompetenza.
Le materie più frequenti sono:
- edilizia e urbanistica: diniego di permesso di costruire, ordinanze di demolizione, dinieghi di sanatoria;
- concorsi pubblici: esclusione dalla procedura, punteggi contestati, mancata assunzione;
- appalti pubblici: mancata aggiudicazione, esclusione dalla gara, violazioni del bando;
- immigrazione: diniego o revoca del permesso di soggiorno, dinieghi di cittadinanza;
- ambiente: autorizzazioni uniche ambientali, valutazioni di impatto ambientale contestate;
- silenzio della Pubblica Amministrazione, quando l’ente non risponde a un’istanza entro i termini previsti.
Il termine ordinario per notificare il ricorso è di 60 giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell’atto. In materia di appalti il termine è dimezzato a 30 giorni (art. 120 c.p.a.). Per il silenzio della PA hai invece un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.
La sospensiva cautelare
Se attendere la sentenza definitiva ti causerebbe un danno grave e irreparabile, puoi chiedere al TAR di sospendere l’atto impugnato in via cautelare, con un’istanza contestuale al ricorso (art. 55 c.p.a.). Il giudice decide dopo una camera di consiglio, valutando il tuo caso.
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Si può fare ricorso al TAR senza avvocato?
No, salvo eccezioni specifiche. L’articolo 22 del Codice del processo amministrativo stabilisce che nei giudizi davanti al TAR è obbligatorio il patrocinio di un avvocato. Un ricorso non sottoscritto da un difensore abilitato viene dichiarato inammissibile, come confermato dal Consiglio di Stato in più occasioni (Cons. Stato, sez. V, sentenza 16 marzo 2011, n. 1626; Cons. Stato, sez. IV, sentenza 28 settembre 2017, n. 4530).
L’articolo 23 c.p.a. prevede alcune eccezioni, nelle quali puoi stare in giudizio personalmente, ovvero:
- i ricorsi in materia di accesso ai documenti amministrativi;
- le controversie in materia elettorale;
- i giudizi relativi al diritto dei cittadini dell’Unione Europea e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Fuori da questi casi, la difesa tecnica resta necessaria anche se sei tu stesso un avvocato iscritto all’albo con i requisiti per esercitare il patrocinio.
Quanto costa un avvocato per un ricorso al TAR
Il costo complessivo si compone di due voci principali: il contributo unificato, dovuto allo Stato, e l’onorario dell’avvocato.
Il contributo unificato per il processo amministrativo è fisso e varia secondo la materia (art. 13, comma 6-bis, d.p.r. 115/2002) come segue:
- 650 euro per il rito ordinario davanti al TAR, al Consiglio di Stato o per il ricorso straordinario al Capo dello Stato;
- 300 euro per i ricorsi in materia di accesso agli atti, silenzio e giudizi di ottemperanza;
- 2.000 euro per gli appalti pubblici di valore fino a 200.000 euro, 4.000 euro fino a un milione, 6.000 euro oltre il milione;
- l’importo è dimezzato nelle controversie di pubblico impiego;
- in caso di appello, il contributo aumenta della metà rispetto al primo grado.
L’onorario dell’avvocato non è fisso, perché dipende dalla complessità della causa, dal valore della controversia e dall’eventuale fase cautelare. I parametri di riferimento restano quelli del DM 55/2014, ma nella pratica un ricorso al TAR di media complessità comporta generalmente una spesa a partire da circa 1.500 euro, che può salire in modo significativo per gli appalti di importo elevato o per i giudizi con più gradi di giudizio.
Se il tuo reddito rientra nei limiti di legge, puoi accedere al gratuito patrocinio a spese dello Stato, che copre sia il contributo unificato sia l’onorario del difensore.
Approfondisci con Spese per ricorso al TAR: a chi spettano?

Come si svolge il giudizio davanti al TAR
Il ricorso va notificato alla Pubblica Amministrazione che ha emanato l’atto e agli eventuali controinteressati – cioè i soggetti che hanno interesse a mantenere l’atto in vigore. Entro 30 giorni dall’ultima notifica, il ricorso va depositato in segreteria esclusivamente per via telematica, attraverso il portale del Processo amministrativo telematico.
Dopo la fase cautelare, se richiesta, il giudizio prosegue con lo scambio di memorie tra le parti fino all’udienza pubblica di discussione, al termine della quale il collegio decide con sentenza. Se la sentenza ti è sfavorevole, puoi proporre appello al Consiglio di Stato entro 60 giorni dalla notifica della sentenza, oppure entro sei mesi dalla sua pubblicazione se non è stata notificata (art. 92 c.p.a.).
Prima di avviare un ricorso, verifica sempre in modo concreto le probabilità di successo e il rapporto tra i costi del giudizio e il beneficio atteso: un’istanza di autotutela alla stessa amministrazione, che può rivedere l’atto senza passare dal giudice, resta talvolta una strada più rapida.
Vuoi presentare un ricorso al TAR? Confrontati con un avvocato che può potrà aiutarti a valutare la fondatezza delle tue ragioni e i tempi tecnici da rispettare.
TAR – Domande frequenti
Il contributo unificato va da 300 a 6.000 euro secondo la materia; l’onorario dell’avvocato parte in genere da circa 1.500 euro.
No, salvo i casi di accesso agli atti, materia elettorale e diritto di circolazione dei cittadini UE previsti dall’art. 23 c.p.a.
60 giorni dalla piena conoscenza dell’atto, dimezzati a 30 giorni in materia di appalti pubblici.
Riferimenti normativi
- decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo;
- decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – contributo unificato;
- Costituzione, artt. 24, 103 e 113;
- Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 16 marzo 2011, n. 1626;
- Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 28 settembre 2017, n. 4530.
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