Spese per ricorso al TAR: a chi spettano?
Ricorso al Tar e spese di giudizio. Analisi delle regole che disciplinano la ripartizione dei costi processuali e dei casi in cui è possibile ottenere il rimborso delle somme sostenute.
- Le spese per presentare ricorso al TAR spettano inizialmente a chi instaura il giudizio, ma possono essere rimborsate in caso di esito favorevole del giudizio.
- La liquidazione delle spese avviene, di regola, secondo il principio della soccombenza, ma in caso di particolare complessità, possono essere compensate dal giudice.
- La decisione in ordine alla compensazione, essendo una deroga alla regola generale, deve essere opportunamente motivata dal giudice.
Quando si instaura un qualsiasi giudizio, si deve mettere in conto di dover sostenere dei costi. Le spese processuali possono essere di varia natura e comprendono somme necessarie per promuovere e gestire il giudizio amministrativo come il contributo unificato, le spese di notifica, l’onorario dell’avvocato.
Con specifico riguardo al giudizio amministrativo, salvo casi specifici, le spese per presentare ricorso al Tar spettano generalmente a chi avvia il procedimento, ma anche a chi ottiene un esito sfavorevole.
In linea generale, le spese sono anticipate da chi avvia il giudizio, quindi dal cittadino, che si rivolge al Tar per ottenere l’annullamento o la disapplicazione di un provvedimento ritenuto lesivo. Solo a fine causa il giudice decide chi sopporta definitivamente le spese, tramite il meccanismo del rimborso.
Quali sono le spese in un ricorso al TAR?
Le spese processuali in un giudizio davanti al TAR sono di varia natura ed entità. I costi da sostenere non sono rappresentati esclusivamente dal compenso dell’avvocato, ma comprendono anche spese c.d. vive necessarie per la gestione del procedimento
Le spese per un ricorso al TAR generalmente sono:
- il contributo unificato, ossia l’importo che deve essere versato per iscrivere il ricorso a ruolo e avviare formalmente la causa, determinato sulla base del valore della lite di cui si discute.
- i costi relativi alle copie degli atti;
- i diritti di segreteria.
Oltre a tali oneri, definibili in qualche modo come certi, nel senso che sono generalmente da considerare e mettere in conto, poiché nella quasi totalità dei casi sempre previsti, vi sono anche ulteriori spese eventuali, ovvero non necessariamente dovute – e sono spese per consulenze tecniche, verificazioni o altri accertamenti disposti dal giudice.
Quando il TAR condanna una parte al pagamento delle spese processuali, il rimborso può comprendere tutte o parte di queste voci, secondo quanto stabilito nella sentenza.
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Cos’è il principio di soccombenza?
Il nostro ordinamento giudiziario è fondato sul principio di soccombenza per la gestione delle spese di lite, di cui all’art. 91 c.p.c. a cui le disposizioni speciali rinviano. Si tratta di un criterio generale valido per la ripartizione dei costi di giustizia, in qualsiasi ambito (civile, penale, amministrativo e tributario).
L’obiettivo è essenzialmente tutelare il diritto di difesa, evitando che la decisione di agire in giudizio, di fatto, danneggi economicamente chi ottiene una sentenza favorevole, nella ipotesi in cui venisse considerato, in ogni caso, tenuto a sostenere anche solo parzialmente le spese dovute.
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Chi paga le spese nel giudizio amministrativo ?
In applicazione del principio di soccombenza, la parte che perde una causa (il soccombente) deve rimborsare le spese legali e processuali alla parte vittoriosa.
Nel giudizio amministrativo devono, tuttavia, farsi delle precisazioni in considerazione del fatto che la parte chiamata in causa, all’interno del processo, è una Pubblica Amministrazione. Ne deriva che, se il ricorso del cittadino è accolto dal Tar, le spese processuali spettano all’Ufficio, che ha emanato il provvedimento illegittimo.
Il rimborso, stabilito dal giudice, può comprendere il contributo unificato, versato all’inizio della causa, le spese di notifica e gli onorari professionali dell’avvocato.
Se, invece, il ricorso è rigettato, la situazione si ribalta: il ricorrente può essere condannato a rimborsare le spese legali sostenute dall’Amministrazione resistente e dagli eventuali contro-interessati.
Come funziona la compensazione delle spese di lite
Se il criterio della soccombenza è la regola generale, la compensazione delle spese è l’eccezione prevista in specifici casi. Non sempre, infatti, la parte soccombente viene condannata al pagamento delle spese.
La normativa processuale riconosce al giudice amministrativo il potere di compensare totalmente o parzialmente gli oneri tra le parti. La compensazione comporta che ciascun soggetto sostenga autonomamente i propri costi legali senza dover corrispondere alcun rimborso alla controparte.
Questa soluzione viene adottata soprattutto quando la controversia presenta particolari elementi di complessità, o quando esistono questioni giuridiche sulle quali la giurisprudenza non è ancora consolidata. La compensazione può essere disposta anche in presenza di circostanze eccezionali che rendano equo derogare al principio della soccombenza.
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Quando è valida la compensazione delle spese?
La compensazione delle spese rappresenta un’eccezione nel nostro sistema giudiziario. Ciò significa che il giudice, che intende disporre la compensazione degli oneri è tenuto a motivare adeguatamente la decisione, indicando le ragioni, che giustificano la mancata condanna alle spese.
La motivazione in ordine alla compensazione è un aspetto di non poco conto: la decisione di compensare le spese, senza una adeguata motivazione, è un vizio della sentenza, eventualmente impugnabile autonomamente.
Il compenso dell’avvocato nel giudizio al Tar
Discorso a parte merita il pagamento dell’onorario dell’avvocato, che rappresenta la voce di costo, che preoccupa maggiormente. In linea di principio, come tutte le altre spese, la parcella del professionista rientra nei costi che possono essere liquidati dal giudice, secondo la regola della soccombenza o della compensazione.
A differenza delle altre spese, molte delle quali sono standardizzate e più oggettive da determinare anche ai fini del rimborso, il compenso dell’avvocato può essere liquidato anche per un ammontare diverso (pure inferiore).
In tal caso, atteso che l’onorario del legale si fonda su un rapporto contrattuale fra te e il professionista, puoi ottenere (in tutto o in parte) il rimborso dalla controparte se il giudice lo dispone. L’eventuale differenza potrebbe essere dovuta direttamente dal cliente.
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Perché fare una valutazione preventiva delle spese
Come emerge, le spese di un giudizio amministrativo possono essere tante e di varia natura. Per questo motivo, prima di avviare un ricorso amministrativo, è bene valutare attentamente l’insieme dei costi potenzialmente coinvolti e non limitarsi a considerare il solo compenso del legale.
Le spese processuali, complessivamente considerate, possono infatti incidere in modo significativo sul costo complessivo dell’azione legale. In casi non del tutto isolati, infatti, intentare una causa può non essere la scelta più opportuna anche nel caso in cui vi siano alte probabilità di successo – vi è il rischio che, nel caso specifico, possano essere disposte costi eventuali, soprattutto in controversie complesse con la probabilità di una compensazione delle spese, peraltro spesso disposta dai giudici.
Una corretta consulenza preventiva consente di comprendere sia i costi iniziali da sostenere, sia il rischio di una eventuale condanna alle spese in caso di esito negativo.
Per questo motivo è sempre consigliabile rivolgersi a un avvocato amministrativista esperto, in grado di valutare la solidità delle ragioni del ricorso e le concrete possibilità di ottenere una decisione favorevole.
Riferimenti normativi
- Art. 91 c.p.c. – Principio di soccombenza
- Art. 24 Costituzione – Diritto di difesa
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