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Protocollo di Intesa e CPR in Albania: perché i migranti dovranno tornare in Italia

Il protocollo di Intesa Italia-Albania costerà al nostro Paese 120 milioni all'anno, ma i 12 richiedenti asilo portati nei CPR albanesi mercoledì scorso dovranno essere liberati e riportati in Italia. Vediamo perché.

cpr in albania

I CPR, centri di permanenza per i rimpatri, sono il frutto dell’evoluzione di precedenti denominazioni utilizzate per designare le strutture di trattenimento degli stranieri irregolari, previsti dal decreto-legge 13 del 2017. 

Dai CPTA iniziali, Centri di permanenza temporanea e assistenza, poi divenuti CPT, Centri di permanenza temporanea, si è passati a parlare di CIE, Centri di identificazione ed espulsione, per poi arrivare all’attuale sigla CPR. 

In questi giorni non si fa altro che parlare del fallimento del protocollo di Intesa tra Italia e Albania, che ha previsto la realizzazione di due centri di permanenza sul territorio albanese (a spese dell’Italia). 

Prima di analizzare più nel dettaglio cosa è andato storto, vogliamo concentrarci sul funzionamento dei CPR in Italia: vediamo meglio di cosa si tratta, come funzionano e quanto tempo passano i migranti al loro interno. 

CPR: cosa sono

I CPR sono strutture nelle quali vengono trattenuti i cittadini stranieri in attesa di un provvedimento di espulsione, ai sensi di quanto previsto dall’art. 14 del D.Lgs. 286/1998 (Testo unico sull’immigrazione).

In pratica, quando l’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera o il respingimento non è possibile, il Questore stabilisce che il cittadino straniero venga trasferito presso il centro di permanenza per il rimpatrio più vicino. 

Il trattenimento, disposto quindi su provvedimento del Questore, ha una durata di 30 giorni, che possono essere prorogati fino a un massimo di 90 giorni, più eventuali altri 30 giorni in presenza di circostanze particolari. 

Tali centri devono avere una capienza idonea a raccogliere un determinato numero di persone, offrendo condizioni che garantiscano l’assoluto rispetto della dignità di ognuna di loro.

I CPR presenti in Italia nel mese di giugno 2020 si trovavano nelle città di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani. Nel mese di ottobre 2020 è stato riaperto anche il centro di Milano. 

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Modifiche alle condizioni di trattenimento nei CPR italiani

Le disposizioni sul trattenimento dei cittadini stranieri nei CPR sono state aggiornate dal decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante misure urgenti in materia di immigrazione e di protezione internazionale. 

In particolare, è stato previsto che:

  • il termine massimo di trattenimento venisse ridotto da 180 a 90 giorni, più ulteriori 30 giorni nel caso di cittadini provenienti da un Paese con cui l’Italia ha sottoscritto un accordo in tema di rimpatri;
  • debbano essere trattenute con priorità le persone straniere considerate una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica, che siano state condannate per reati gravi, anche con sentenza non definitiva, oppure che provengano da Paesi terzi con i quali siano in vigore accordi in materia di cooperazione o rimpatri;
  • sia possibile prolungare, in presenza di posti nel centro, il trattenimento per il richiedente protezione internazionale;
  • lo straniero trattenuto possa presentare istanze o reclami al Garante nazionale e ai garanti regionali e locali dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. 

È stato poi introdotto l’istituto dell’arresto in flagranza differita per i reati commessi proprio in occasione o a causa del trattenimento nei CPR. 

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CPR in Albania: cos’è il protocollo di Intesa

Il protocollo di Intesa tra Italia e Albania, approvato il 15 febbraio 2024 dal Senato, è un accordo di collaborazione in materia migratoria, della durata di 5 anni (rinnovabili per altri 5), in base al quale l’Albania ha concesso all’Italia due aree demaniali sulle quali costruire due CPR, ovvero strutture per il trattenimento di stranieri irregolari e richiedenti asilo. 

Tali strutture, situate nell’area portuale di Shëngjin e nella città di Gjadër, sono state costruite a spese dell’Italia. In particolare:

  • nella città di Shëngjin è stata prevista l’attivazione di un hotspot, ovvero di un centro di prima accoglienza, per le procedure di sbarco e identificazione;
  • a Gjadër, invece, è stato realizzato un CPR in cui saranno ospitati i migranti che non hanno il diritto di entrare e permanere sul territorio italiano. 

Entrambe le strutture, pur trovandosi in territorio albanese, saranno sottoposte alla giurisdizione italiana. Questo significa che, anche se i migranti saranno trasferiti in Albania, sarà applicata la normativa italiana e quella dell’Unione europea in relazione ai requisiti e alle procedure di ammissione e permanenza degli stranieri in Italia. Si tratta di un accordo inedito in materia di immigrazione, che il Governo ha definito “un esperimento” e un “modello” per gli altri Stati.

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CPR in Albania: i ritardi

Secondo le previsioni iniziali, l’apertura dei CPR in Albania era prevista per la primavera del 2024, ma ci sono stati alcuni rallentamenti. Per esempio, in Albania, l’opposizione ha ritenuto che l’accordo sia stato concluso violando la Carta Costituzionale, in quanto è stato negoziato e firmato senza l’autorizzazione del Presidente della Repubblica. 

Trattandosi di un Protocollo che ha delle ripercussioni sul territorio dello Stato e sulla libertà delle persone, avrebbe dovuto essere approvato nel rispetto dei principi di trasparenza e democraticità, che solo l’autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica avrebbe potuto garantire. 

La Corte costituzionale albanese ha poi dato il via libera alla ratifica del trattato, non ritenendolo compromettente per l’integrità del territorio della Repubblica, quindi ne ha dichiarato la natura costituzionale. 

Secondo le previsioni, nei due centri non potranno essere presenti contemporaneamente più di 3.000 persone, ma guardando allo stato di avanzamento dei lavori raggiunto a metà ottobre 2024, i posti disponibili sono poche centinaia – e i migranti presenti soltanto 12

Le strutture sono tutt’altro che terminate e sono, in parte, ancora un cantiere. Il CPR ricorda un grande carcere di massima sicurezza, recitato da grate metalliche, che in alcuni punti fanno anche da soffitto.

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Chi potrà essere accolto nel CPR in Albania? 

Il Ministro degli esteri Tajani aveva dichiarato che nei centri di rimpatrio in Albania non avrebbero potuto essere trattenuti i soggetti vulnerabili, quali le donne in gravidanza o i minori. Potranno invece essere trattenuti i migranti che non hanno espresso la volontà di richiedere asilo o che, pur avendola manifestata, sono considerati pericolosi o provengono da Paesi terzi sicuri. 

Nei fatti, però, potrebbero arrivare in Albania anche i migranti non considerati trattenibili, ovvero minori non accompagnati, soggetti vulnerabili e migranti richiedenti asilo ai quali non può essere applicata la procedura di frontiera. Al fine di escludere la presenza di soggetti vulnerabili, infatti, lo screening dei migranti dovrebbe avvenire nelle fasi immediatamente successive al soccorso, ma raramente questo succede (accade invece, in genere, che si faccia in nave, alla veloce).

Ci sono, poi, altri aspetti che appaiono nebulosi. Per esempio, come sarà garantito il diritto alla difesa dello straniero? Come farà il migrante a mettersi in contatto con un avvocato? Sarà fornita una lista prestabilita? E chi si occuperà di mettere al corrente il migrante della possibilità di esercitare il diritto di difesa e di avere diritto all’assistenza legale? 

Altri dubbi sono quelli relativi alle modalità di registrazione delle domande di asilo: come si svolgeranno i colloqui per il riconoscimento della protezione internazionale? E le udienze di convalida del trattenimento avverranno a distanza, in videochiamata, o ci sarà un’Autorità italiana che si recherà in Albania?

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CPR in Albania: la decisione del Tribunale di Roma

Le critiche verso il Protocollo di Intesa tra Italia e Albania non sono, ovviamente, mancate. Questo tentativo di gestione extraterritoriale dei migranti, oltre ai costi esorbitanti, porterà a un peggioramento delle condizioni di detenzione per le persone che sbarcano in Albania.

Il rischio è, infatti, che le garanzie costituzionali siano ignorate, i diritti umani violati, la normativa inapplicata a causa della distanza territoriale e della conseguente difficoltà a supervisionare le effettive condizioni di detenzione.

Secondo Medici senza frontiere, questo trattato, considerato un “attacco sferrato al diritto d’asilo”, non solo non è un modo per disincentivare le partenze, ma renderà più complicato per le persone in fuga e che vengono soccorse in mare accedere in modo rapido e sicuro al territorio europeo, rendendo impossibile l’applicazione degli obblighi di protezione e soccorso previsti sia dal diritto internazionale, sia dalle Convenzioni europee. 

Mercoledì 16 ottobre 2024, i primi 16 migranti sono stati trasportati in Albania. Di questi, 4 sono stati subito rimandati in Italia: 2 erano minori e gli altri 2 persone considerate vulnerabili. 

Venerdì 18 ottobre 2024 è invece arrivata la decisione del Tribunale di Roma, in base alla quale i restanti 12 migranti – 8 provenienti dal Bangladesh e 4 dall’Egitto – non potranno essere trattenuti nei CPR in Albania per l’impossibilità di riconoscere come Paesi sicuri i loro Stati di provenienza, con la conseguente inapplicabilità della procedura di frontiera. Queste persone dovranno quindi essere ricondotte in Italia, mentre il Governo si è già dichiarato pronto a fare ricorso.

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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