Errori INPS: cosa fare e come richiedere il risarcimento
Gli errori dell'INPS sono più frequenti di quanto si pensi: dai calcoli pensionistici sbagliati alle Certificazioni Uniche errate. Ecco come difendersi, cosa spetta e come agire.
- In caso di errore dell’INPS è possibile presentare un ricorso amministrativo entro 90 giorni dal ricevimento dell’atto contestato.
- Se il ricorso viene rigettato o l’INPS tace per 90 giorni (silenzio-rigetto), si apre la strada all’azione giudiziaria.
- L’INPS è tenuto a risarcire i danni causati dai propri errori, ma il risarcimento può essere ridotto in caso di concorso di colpa del cittadino.
Gli errori dell’INPS sono più comuni di quanto si possa immaginare. Dai calcoli pensionistici sbagliati ai trattamenti previdenziali non riconosciuti, passando per le richieste di somme non dovute trattenute direttamente sulle pensioni o per Certificazioni Uniche compilate in modo inesatto: le casistiche sono numerose e le conseguenze possono essere pesanti per chi subisce lo sbaglio. Questa guida spiega quali strumenti ha il cittadino per difendersi, come presentare un ricorso e quando si può ottenere un risarcimento.
Esempi recenti: gli errori INPS sulle pensioni di vecchiaia e sulle Certificazioni Uniche
Prima di entrare nelle procedure, è utile capire di cosa stiamo parlando con esempi concreti e aggiornati. Partiamo dalle pensioni di vecchiaia. Un errore dell’INPS nell’applicazione della Legge di Bilancio 2024 ha portato al ricalcolo sbagliato di migliaia di pensioni di vecchiaia, con conseguenti tagli non dovuti agli assegni. Il problema riguarda le aliquote di rendimento applicate alla quota retributiva delle pensioni per alcuni dipendenti pubblici iscritti alle casse ex-INPDAP: CPDEL (enti locali), CPS (sanitari), CPI (insegnanti) e CPUG (ufficiali giudiziari).
Con il messaggio INPS n. 787 del 5 marzo 2026, l’Istituto ha ufficialmente riconosciuto l’errore, chiarendo che le nuove aliquote di rendimento penalizzanti si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate e non a quelle di vecchiaia. Ai pensionati interessati spettano le differenze sugli arretrati, maggiorate di interessi legali e rivalutazione monetaria. Gli eventuali indebiti già contestati vengono annullati d’ufficio con la motivazione di “insussistenza originaria del debito per errore nel calcolo della pensione”.
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Errori INPS Certificazione Unica maggio 2026
In circa 270mila Certificazioni Uniche è rimasta vuota la casella dell’addizionale comunale, una tassa trattenuta ogni mese sull’assegno ma non riportata nel documento fiscale utilizzato anche per la dichiarazione precompilata. Secondo l’INPS si è trattato di un errore informatico.
L’Istituto ha aggiornato le certificazioni trasmesse all’Agenzia delle Entrate, che adeguerà le dichiarazioni precompilate. Gli importi mancanti sono nella maggior parte dei casi inferiori alla soglia di rilevanza fiscale di 12 euro. Non era il primo: a inizio maggio 2026 erano già emerse oltre 2 milioni di Certificazioni Uniche sbagliate, mettendo a rischio la corretta applicazione di bonus e detrazioni per i percettori di NASpI, cassa integrazione e maternità
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Come comunicare un errore all’INPS
Il primo passo, prima ancora di procedere con un ricorso formale, è segnalare il problema direttamente all’Istituto. I canali disponibili sono:
- portale INPS (inps.it): accedendo con SPID, CIE o CNS è possibile consultare il proprio fascicolo previdenziale, verificare la posizione contributiva e inviare richieste tramite la sezione “INPS Risponde”;
- Contact center: numero gratuito da rete fissa 803 164, oppure 06 164 164 da rete mobile (a pagamento in base al piano tariffario);
- istanza in autotutela: se non si intende impugnare formalmente il provvedimento con ricorso, è possibile presentare agli uffici dell’INPS un’istanza diretta a ottenere il riesame in autotutela. In tutti i casi in cui viene presentato un ricorso amministrativo, gli uffici effettuano comunque anche una valutazione sull’esistenza dei presupposti per un provvedimento di autotutela;
- patronato: qualsiasi ente di patronato può assistere gratuitamente il cittadino nella segnalazione e nella presentazione della documentazione.
In caso di mancata risoluzione in tempo reale, l’INPS garantisce una risposta entro 20 giorni lavorativi e l’attivazione di tutte le iniziative possibili per rimuovere le cause del disservizio.
Per gli errori di natura esclusivamente informatica o tecnica, l’INPS mette a disposizione anche la piattaforma bugs.inps.it, dedicata alla segnalazione di malfunzionamenti dei sistemi.
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Errori INPS: come funziona il ricorso amministrativo
Se la segnalazione informale non produce risultati, il cittadino può procedere con un ricorso amministrativo. Si tratta della prima forma di tutela formale, preliminare a qualsiasi azione giudiziaria. Nel ricorso occorre:
- indicare il provvedimento contestato che ha causato il danno;
- spiegare come si sono svolti i fatti;
- esporre i motivi del ricorso;
- allegare i documenti utili a supporto.
Il ricorso può essere presentato online tramite il portale INPS oppure attraverso un patronato o un intermediario abilitato. Può essere sottoscritto direttamente dall’interessato o da un rappresentante con apposito mandato.
Quali sono i termini?
Il termine per presentare il ricorso è perentorio: 90 giorni decorrenti da quando è stato ricevuto l’atto contestato (la data fa fede dal timbro postale). Se il termine cade in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo. Nel caso di silenzio-rigetto – cioè quando l’INPS non risponde entro 90 giorni dalla domanda – il termine di 90 giorni per il ricorso decorre dal 121° giorno dalla presentazione della domanda stessa.
Per i Comitati della Gestione Dipendenti Pubblici valgono regole diverse: il termine è di 30 giorni dalla notifica del provvedimento, oppure dal primo pagamento della pensione per i provvedimenti pensionistici.
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Quando non è necessario il ricorso amministrativo
La fase amministrativa è in genere obbligatoria prima di quella giudiziaria, ma esistono eccezioni. Non è richiesto il ricorso amministrativo preventivo nei casi di:
| Caso | Spiegazione |
| Domanda di provvedimento d’urgenza | Il diritto è minacciato da un pregiudizio grave, imminente e irreparabile |
| Giudizio già avviato dalla PA | Il cittadino non ha ricevuto comunicazione preventiva dell’atto |
| Opposizione a cartelle di pagamento | |
| Controversia su interpretazione di legge | |
| Errori di calcolo nelle prestazioni previdenziali | Si può presentare istanza in autotutela e agire poi giudizialmente |
Il ricorso amministrativo pensionistico
Una casistica particolarmente frequente riguarda le pensioni. Hanno diritto al ricorso amministrativo pensionistico gli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla Gestione Separata e alle forme esclusive dell’AGO. Il ricorso opera quando gli errori riguardano il Trattamento di Fine Servizio (TFS), il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) o l’Assicurazione Sociale Vita. Si applica alle prestazioni erogate dai principali fondi INPS, tra cui il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, la CTPS, la CPDEL, la CPS, la CPI, la CPUG e i fondi ex INADEL e ENPAS.
Il ricorso deve essere indirizzato all’organo competente per materia: per esempio, gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti devono rivolgersi al Comitato Amministratore del Fondo. Il ricorso deve indicare l’atto contestato e i motivi di censura, pena la nullità.
Chi paga in caso di errore INPS?
A pagare è l’INPS come ente, attraverso il proprio bilancio. Questo vale sia per i rimborsi degli arretrati sulle pensioni calcolate male, sia per i risarcimenti danni derivanti da informazioni errate fornite ai contribuenti. Le somme vengono generalmente restituite tramite maggiorazioni sui cedolini pensionistici successivi oppure, in caso di importi elevati, ripartite in rate mensili per non gravare eccessivamente sull’Istituto.
Quando l’errore favorisce il pensionato – per esempio applicando detrazioni spettanti solo ai lavoratori dipendenti anche ai pensionati – il cedolino del mese successivo alla correzione presenterà una trattenuta. Per gli importi superiori, la restituzione viene distribuita in rate mensili fino a fine anno.
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Come funziona il risarcimento danni
Quando l’errore dell’INPS causa un danno concreto al cittadino, l’Istituto è tenuto a risarcirlo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23050/2017, ha stabilito che se l’INPS fornisce informazioni inesatte sulla posizione contributiva utile al pensionamento – per esempio comunicando per iscritto una data di maturazione della pensione di vecchiaia rivelatasi errata – deve risarcire il danno che ne deriva.
Sul piano pratico, il risarcimento può avvenire in due modi:
- d’ufficio, senza che il cittadino debba fare nulla: è il caso dei grandi errori sistemici riconosciuti dall’INPS, come il ricalcolo delle pensioni di vecchiaia 2026, in cui l’Istituto procede autonomamente con rimborso degli arretrati, interessi legali e rivalutazione monetaria;
- su richiesta, attraverso il ricorso amministrativo e, se necessario, l’azione giudiziaria.
Un elemento importante riguarda il concorso di colpa: la sentenza n. 23114/2019 della Corte di Cassazione ha stabilito che se il cittadino ha in qualche modo contribuito al verificarsi del danno, il risarcimento può essere ridotto proporzionalmente, anche quando l’errore è stato commesso dall’INPS.
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Come difendersi se il ricorso viene rigettato?
Se l’INPS rigetta il ricorso amministrativo, o non risponde entro 90 giorni (silenzio-rigetto), il cittadino può procedere con l’azione giudiziaria. A seconda del tipo di controversia, ci si rivolge a giudici diversi:
| Giudice | Di cosa si occupa |
| Giudice previdenziale | Assicurazioni sociali, infortuni, maternità, disoccupazione, assegni familiari, risarcimento danni per errori INPS sulla posizione contributiva |
| Corte dei Conti | Pensioni, assegni e indennità civili, militari o di guerra |
| Tribunale ordinario / Giudice di pace / TAR | Previdenza complementare, interessi e accessori, interessi legittimi |
Errori INPS – Domande frequenti
Verificare prima la propria posizione sul fascicolo previdenziale online (inps.it con SPID). Se si riscontra un errore, contattare l’INPS tramite Contact center o patronato. Se il problema non viene risolto, si può presentare un’istanza in autotutela o un ricorso amministrativo entro 90 giorni dall’atto contestato.
Consultare il portale INPS per scaricare la versione aggiornata del documento. In caso di dubbi sulla dichiarazione precompilata, verificare con un CAF o un commercialista prima di inviare il 730, poiché eventuali errori nella CU possono riflettersi sul calcolo delle imposte dovute.
Il termine è di 90 giorni dal ricevimento dell’atto contestato per il ricorso amministrativo ordinario. Per i Comitati della Gestione Dipendenti Pubblici il termine scende a 30 giorni. Per l’azione giudiziaria, i termini variano a seconda del tipo di controversia.
Sì, è possibile presentarlo online tramite il portale INPS. Tuttavia, per controversie complesse o importi rilevanti, è consigliabile affidarsi a un patronato (gratuito) o a un avvocato specializzato in diritto previdenziale.
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