antonio d`aronzo
Avvocato tributarista
08 ott 2020
Tasse e imposte

Imu e “finte” prime case: il punto della Cassazione.

La Corte di Cassazione ha censurato la doppia prima casa e spianato la strada al recupero, da parte dei Comuni, delle imposte non versate negli ultimi 5 anni.

La controversia giunta all’attenzione della Corte riguardava il riconoscimento o meno dell’agevolazione IMU da abitazione principale in relazione all’immobile dove il contribuente aveva stabilito la propria residenza anagrafica, nonostante il coniuge avesse la residenza in altro Comune per ragioni lavorative.

I giudici di legittimità, senza operare alcuna interpretazione estensiva e richiamando semplicemente il dato letterale della norma (art. 13 comma 2 D.L. 201/2011), hanno stabilito la necessità, perché si possa parlare di abitazione principale, che, tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare, dimorino abitualmente e risiedano anagraficamente nella stessa unità immobiliare.

Ne deriva che, nel caso in cui marito e moglie stabiliscano la residenza in due Comuni diversi (si pensi all’ipotesi della casa sia in città che al mare), la condizione prevista (la residenza e dimora dell’intero nucleo familiare) non si verifica né per la casa di città né per quella al mare, con conseguente inapplicabilità dell’agevolazione IMU.

A questo punto, è probabile che i Comuni, forti di questa conferma da parte della Corte di Cassazione, diano il via a nuovi controlli mirati sulle seconde case degli italiani, specialmente situate in località turistiche. 

Ma soprattutto, ove i controlli diano esito positivo, il recupero delle relative imposte non versate potrà riguardare gli ultimi cinque anni.

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