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IRAP: cos’è, chi la paga e come si calcola l’imposta regionale sulle attività produttive

L'IRAP è l'imposta regionale che colpisce il valore della produzione delle imprese e di alcuni professionisti. In questa guida ti spieghiamo chi deve versarla, come si calcola e in cosa si distingue dall'IRES.

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Redazione deQuo
23 Settembre 2026
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  • L’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) è disciplinata dal D.Lgs. 446/1997 e colpisce il valore della produzione netta, non il reddito.
  • Dal 2022 sono esclusi dall’imposta le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o professioni, mentre restano soggette le società e gli enti.
  • L’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia in base al settore e può essere modificata dalle Regioni entro margini fissati dalla legge.

IRAP è la sigla che compare ogni anno sulla dichiarazione dei redditi di società e imprenditori: pensa, per esempio, a un titolare di una piccola SRL che, dopo aver pagato l’IRES sull’utile, scopre di dover un’altra imposta calcolata su basi diverse. In questa guida ti spieghiamo in modo semplice chi è soggetto all’imposta, come si calcola e cosa prevede la normativa attualmente in vigore.

Cos’è l’IRAP?

L’IRAP è un tributo regionale istituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446. Colpisce l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata, diretta alla produzione o allo scambio di beni o alla prestazione di servizi (art. 2 D.Lgs. 446/1997).

Il presupposto dell’imposta non è il reddito prodotto, ma il valore della produzione netta: la differenza tra ricavi e alcuni costi, calcolata secondo regole proprie che non coincidono con quelle usate per le imposte sui redditi.

Il gettito confluisce alle Regioni, che hanno un margine di manovra sull’aliquota applicabile nel proprio territorio, come chiarito dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia sulla disciplina del tributo.

LEGGI ANCHE Quali sono le differenze tra tasse, imposte e contributi?

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Chi paga l’IRAP?

I soggetti passivi sono individuati dall’articolo 3 del D.Lgs. 446/1997. Nello specifico, sono tenuti al versamento:

  • le società di capitali e gli enti commerciali, comprese le SRL e le SpA;
  • le società di persone e le imprese individuali che non rientrano nell’esclusione del 2022 (vedi sotto);
  • gli enti non commerciali, per l’attività eventualmente svolta;
  • le amministrazioni e gli enti pubblici, per l’attività istituzionale e per quella commerciale;
  • gli studi associati, le associazioni tra professionisti e le società tra professionisti.

L’articolo 1, comma 8, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio 2022) ha escluso dall’IRAP, a partire dal periodo d’imposta 2022, le persone fisiche esercenti attività commerciali e le persone fisiche esercenti arti e professioni in forma individuale, indipendentemente dalla presenza di un’autonoma organizzazione. Restano invece soggetti al tributo gli studi associati, le società di persone e le società di capitali.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esclusione riguarda anche le imprese familiari, mentre non si applica alle associazioni professionali, che continuano a versare l’imposta secondo il tenore letterale della norma.

Scopri di più su Come chiudere una Srl con debiti: soluzioni e tutele legali

Come si calcola l’IRAP

La base imponibile si determina secondo criteri diversi a seconda del tipo di soggetto passivo (artt. 5 e seguenti D.Lgs. 446/1997). Per le società di capitali e gli enti commerciali, corrisponde alla differenza tra il valore della produzione (voce A del conto economico) e i costi della produzione, con alcune eccezioni; il costo del lavoro dipendente e gli interessi passivi restano in gran parte indeducibili dalla base IRAP, a differenza di quanto avviene ai fini delle imposte sul reddito.

L’aliquota ordinaria è fissata al 3,9% dall’articolo 16, comma 1, del D.Lgs. 446/1997. Le Regioni possono variarla, in aumento o in diminuzione, fino a 0,92 punti percentuali, e possono differenziarla per settore o categoria di soggetti (art. 16, comma 3, D.Lgs. 446/1997).

Esistono poi aliquote specifiche per alcune categorie, come specificato di seguito:

  • banche e altri enti finanziari: è prevista un’aliquota di base al 4,65%, elevata al 6,65% per il triennio 2026-2028 dalla legge di bilancio 2026 (art. 1, comma 74, L. 199/2025);
  • imprese di assicurazione: l’aliquota di base è al 5,90%, elevata al 7,90% per lo stesso triennio;
  • amministrazioni ed enti pubblici, per l’attività istituzionale: in questo caso, l’aliquota all’8,50%.

La formula di base è quindi: IRAP dovuta = valore della produzione netta × aliquota applicabile (base 3,9%, corretta dalle eventuali variazioni regionali e settoriali). Per una società di capitali con un valore della produzione netta di 100.000 euro, l’imposta ordinaria ammonta a 3.900 euro, salvo le maggiorazioni regionali.

LEGGI ANCHE IRES: cos’è l’imposta sui redditi delle società

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Che differenza c’è tra IRAP e IRES?

L’IRES, disciplinata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, si applica al reddito imponibile della società, cioè all’utile fiscale dopo la deduzione integrale dei costi, compreso il costo del lavoro. L’aliquota ordinaria è il 24%.

L’IRAP colpisce invece il valore della produzione netta, una grandezza più ampia del reddito, perché non ammette la deduzione integrale del costo del lavoro dipendente, né degli interessi passivi. Per questo un’impresa può trovarsi a versare IRAP anche in un esercizio chiuso in perdita ai fini IRES, dato che le due basi imponibili si calcolano con regole autonome.

Le principali differenze sono quindi relative a:

  • natura del tributo: l’IRES è un’imposta erariale, l’IRAP è un tributo regionale il cui gettito resta alle Regioni;
  • base imponibile: reddito d’impresa per l’IRES, valore della produzione netta per l’IRAP;
  • aliquota: 24% per l’IRES, 3,9% di base per l’IRAP, con variazioni regionali e settoriali;
  • soggetti: l’IRES riguarda solo i soggetti passivi indicati dal TUIR (società di capitali, enti commerciali), mentre l’IRAP interessa anche società di persone, enti non commerciali e amministrazioni pubbliche.

Ti consigliamo di leggere anche Rottamazione quinquies estesa ai Comuni: IMU, TARI e multe, come funziona

IRAP – Domande frequenti

Le partite IVA in regime forfettario pagano l’IRAP?

No, i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dall’IRAP per espressa previsione di legge, oltre a beneficiare ora dell’esclusione generale prevista per le persone fisiche dal 2022.

L’aliquota IRAP è uguale in tutta Italia?

No, l’aliquota di base del 3,9% può essere variata dalle Regioni fino a 0,92 punti percentuali in più o in meno, e differenziata per settore.

Qual è la differenza tra IRPEF e IRAP?
L’IRPEF colpisce il reddito complessivo delle persone fisiche con aliquote progressive a scaglioni; l’IRAP colpisce il valore della produzione netta di imprese e società con un’aliquota proporzionale del 3,9%. Dal 2022 le persone fisiche con attività d’impresa o professione restano soggette all’IRPEF, ma non più all’IRAP.

Riferimenti normativi

  • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – istituzione e disciplina dell’imposta regionale sulle attività produttive;
  • art. 1, comma 8, legge 30 dicembre 2021, n. 234 – esclusione dall’IRAP delle persone fisiche esercenti attività commerciali o arti e professioni dal periodo d’imposta 2022;
  • art. 1, comma 74, legge 30 dicembre 2025, n. 199 – maggiorazione delle aliquote IRAP per banche e imprese di assicurazione per il triennio 2026-2028;
  • Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 7371 del 14 aprile 2016 – presupposto d’imposta per l’esercizio della professione in forma associata;
  • Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 9451 del 10 maggio 2016 – autonoma organizzazione e collaboratore con mansioni di segreteria.
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