L’omessa custodia di animali è reato?
Scopri cosa dice la legge italiana sulla custodia degli animali pericolosi, quando scatta la sanzione amministrativa, quando si configura un reato vero e proprio e come si comportano altri paesi europei.
- L’articolo 672 del Codice penale punisce con una sanzione amministrativa – non più penale – chi lascia liberi o non custodisce con cautela animali pericolosi.
- Se dall’omessa custodia derivano lesioni a una persona, scatta invece il reato di lesioni colpose ex art. 590 c.p., procedibile a querela salvo aggravanti.
- Regno Unito, Francia, Germania e Spagna adottano modelli più severi, con liste di razze vietate e permessi di detenzione obbligatori, mentre l’Italia ha abbandonato questo approccio dal 2024.
Se il tuo cane scappa dal giardino e morde un passante al parco, la prima domanda che ti fai è quanto rischi davvero. La legge italiana distingue con precisione tra un illecito amministrativo, punito con una multa contenuta, e un reato penale, che può portare a conseguenze molto più serie. In questo articolo ti spieghiamo la disciplina completa, aggiornata alle ultime pronunce della Cassazione e all’ordinanza ministeriale in vigore, partendo dell’art. 672 c.p. sull’omessa custodia di animali.
Cosa dice l’articolo 672 del Codice penale sull’omessa custodia di animali?
L’art. 672 c.p., rubricato “omessa custodia e mal governo di animali”, punisce chi lascia liberi, non custodisce con le debite cautele animali pericolosi che possiede, oppure ne affida la custodia a persona inesperta. La stessa norma sanziona anche chi abbandona animali da tiro, da soma o da corsa in luoghi aperti, e chi aizza o spaventa animali mettendo a rischio l’incolumità delle persone.
Il punto da chiarire è che questa condotta non è più un reato. La legge 689/1981, all’art. 33, ha depenalizzato la fattispecie: oggi si applica solo una sanzione amministrativa da 25 a 258 euro. Nonostante la depenalizzazione, la Cassazione considera comunque l’art. 672 c.p. un parametro di riferimento per valutare la colpa del proprietario in altri procedimenti, come confermato dalla sentenza n. 13464/2020.
L’obbligo di custodia non riguarda solo il proprietario in senso civilistico. Nasce ogni volta che esiste una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l’animale e una persona, anche solo materiale e di fatto. Lo hanno ribadito più volte i giudici di legittimità, tra cui la Cassazione penale, sez. IV, n. 34813/2010 e, più di recente, le sentenze n. 33896/2023 e n. 34350/2023. Chi ha affidato l’animale a un terzo, invece, non risponde più ai sensi di questo articolo.
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Quando l’omessa custodia diventa reato?
La sanzione amministrativa prevista dall’art. 672 c.p. non esclude conseguenze penali più gravi quando l’animale causa un danno concreto a una persona. Se il cane morde qualcuno o lo fa cadere provocando lesioni, il proprietario può rispondere di lesioni personali colpose, ai sensi dell’art. 590 c.p.
La Cassazione ha chiarito che la posizione di garanzia del detentore di un cane, che discende anche dalle ordinanze ministeriali in materia, comporta l’obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per prevenire aggressioni a terzi (Cass. pen., sez. IV, sentenza 27 giugno 2019). Non basta tenere l’animale in un luogo privato: serve che quel luogo sia effettivamente idoneo a impedirne la fuga, come precisato dalla Cassazione n. 47141/2007.
Le lesioni colpose causate da un animale seguono le regole generali dell’art. 590 c.p.:
- se le lesioni sono lievi (guarigione entro 20 giorni), il reato è procedibile a querela della persona offesa, che deve presentarla entro tre mesi;
- se le lesioni sono gravi o gravissime e derivano dalla violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni, il reato diventa procedibile d’ufficio, senza bisogno di querela;
- in caso di lesioni gravissime con esito di malattia certamente o probabilmente insanabile, la procedibilità d’ufficio si applica comunque.
Questo significa in pratica che, per un morso con conseguenze lievi, la vittima deve attivarsi entro i termini di legge se vuole che il proprietario del cane risponda penalmente. Diverso è il discorso della responsabilità civile, che opera secondo criteri autonomi.
Cosa dice l’articolo 2052 del Codice civile
Sul piano civile, il proprietario di un animale risponde dei danni causati secondo l’art. 2052 c.c., che prevede una forma di responsabilità oggettiva: il padrone risponde a prescindere dalla colpa, sia che l’animale fosse sotto la sua custodia sia che fosse fuggito. Per liberarsi da questa responsabilità deve provare il caso fortuito, non semplicemente l’assenza di negligenza. Questa impostazione spiega perché, anche quando il cane non ha mai mostrato comportamenti aggressivi in passato, il proprietario può comunque essere chiamato a risarcire il danno.
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Quali sono gli obblighi previsti dall’ordinanza ministeriale sui cani
Dal 6 agosto 2013, il Ministero della Salute adotta un’ordinanza contingibile e urgente sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, prorogata di anno in anno “nelle more dell’emanazione di una disciplina normativa organica in materia”.
Le proroghe più recenti – quella del 6 agosto 2024 (Gazzetta Ufficiale n. 199/2024) e quella del 10 luglio 2025, firmata dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato – confermano l’impianto introdotto nel 2013: nessuna lista di “razze pericolose”, obblighi estesi a tutti i cani, indipendentemente da razza o dimensione, secondo quanto pubblicato sul sito del Ministero della Salute.
I proprietari e i detentori devono:
- usare il guinzaglio di misura non superiore a 1,50 metri nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, salvo le aree cani individuate dai Comuni;
- portare sempre con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità;
- affidare l’animale solo a persone in grado di gestirlo correttamente;
- informarsi sulle caratteristiche fisiche ed etologiche dell’animale prima di acquisirlo.
Sono esonerati i cani da guardia all’interno della struttura sorvegliata, i cani da caccia e da pastore durante il lavoro, i cani delle forze armate, della protezione civile e quelli guida per persone con disabilità. I cani inseriti nel registro dei soggetti a rischio elevato, tenuto dai servizi veterinari dopo episodi di morsicatura, devono inoltre avere una polizza di responsabilità civile obbligatoria.
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Come funziona la disciplina in altri paesi
L’Italia ha scelto, negli ultimi anni, un modello basato sulla responsabilizzazione del proprietario più che sul divieto di specifiche razze. Altri paesi europei ed extraeuropei seguono invece un approccio diverso, fondato sulla Breed Specific Legislation (legislazione basata sulla razza).
| Paese | Approccio | Caratteristiche principali |
| Regno Unito | Dangerous Dogs Act 1991 | vieta il possesso di razze come pit bull terrier, Japanese tosa, dogo argentino, fila brasileiro; dal 2023 vietato anche l’American Bully XL; sequestro possibile anche senza episodi di aggressione |
| Francia | Legge sui cani pericolosi (categorie 1 e 2) | permesso di detenzione obbligatorio rilasciato dal sindaco, valutazione comportamentale, fino a 10 anni di reclusione per aggressioni mortali |
| Germania | normativa variabile per Land | liste di razze considerate pericolose, licenza con test attitudinale del proprietario, assicurazione di responsabilità civile obbligatoria per tutti i cani |
| Spagna | Código de Protección y Bienestar Animal (2023) | licenza amministrativa quinquennale, test psicofisico del proprietario, assicurazione obbligatoria, nessun precedente penale |
| Italia | ordinanza ministeriale, senza liste di razza | obblighi uguali per tutti i cani (guinzaglio, museruola), responsabilità sempre in capo al detentore, nessun divieto per razza |
Il modello italiano, privo di una legge organica dedicata e affidato a un’ordinanza rinnovata ogni anno dal 2013, resta quindi più flessibile, ma anche meno strutturato rispetto a quello di Francia, Germania e Spagna, dove la detenzione di alcune razze richiede permessi specifici rilasciati dalla pubblica amministrazione.
Se sei rimasto ferito da un animale lasciato incustodito, puoi agire su due binari paralleli: quello penale, per le lesioni colpose, e quello civile, per il risarcimento del danno subito: un avvocato esperto in responsabilità civile può aiutarti a valutare la tua situazione specifica e a scegliere la strategia più adatta al tuo caso.
Omessa custodia di animali – Domande frequenti
No, dal 1981 è un illecito amministrativo punito con una sanzione da 25 a 258 euro. Diventa reato solo se dall’animale derivano lesioni a una persona.
Risponde chi ha la detenzione effettiva dell’animale nel momento del fatto, anche se non è il proprietario formale.
Sì, se le lesioni sono lievi. Se sono gravi o gravissime, il reato è procedibile d’ufficio.
Riferimenti normativi
- Art. 672 Codice penale – omessa custodia e mal governo di animali;
- Legge 24 novembre 1981, n. 689, art. 33 – depenalizzazione dell’art. 672 c.p.;
- Art. 590 Codice penale – lesioni personali colpose;
- Art. 2052 Codice civile – responsabilità per danni cagionati da animali;
- Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 e successive proroghe (da ultimo quella del 10 luglio 2025) – tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani.
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