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Dall’autoproduzione alla partita IVA agricola

Come acquistare un terreno e avviare un’attività nel settore agricolo: dal coltivatore diretto all'imprenditore agricolo professionale.

acquisto terreni agricoli

Di questi tempi, in molti stanno pensando a migliorare la propria qualità di vita, alcuni anche avvicinandosi alla natura e a ritmi “sostenibili” per la persona, la famiglia e l’ambiente.

Questo breve articolo intende fornire alcuni spunti, che possano essere da guida per muoversi nella complessità della burocrazia e normativa italiana, alla ricerca di terreni agricoli e non, che possano fungere anche da abitazione, per un ritorno alla vita rurale.

Autoproduzione

Per autoproduzione si intende la produzione in proprio di cibo, ad esempio ortaggi, detersivi o altri beni di consumo quotidiano. L’autoproduzione, finalizzata all’autoconsumo, non necessita dell’apertura di partita IVA agricola.

Se invece si ha l’intenzione di commercializzare i propri prodotti e scambiarli o guadagnare da ciò che si produce, questa sarà necessaria.

Anzitutto, va preliminarmente chiarita la differenza tra il concetto di coltivatore diretto e quello di imprenditore agricolo professionale.

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Chi è considerato “Coltivatore diretto” e vantaggi

Le norme di legge considerano coltivatore diretto o piccolo imprenditore agricolo il semplice lavoratore autonomo, che quotidianamente coltiva il proprio terreno (sia egli proprietario, affittuario o usufruttuario), con l’ausilio della famiglia, senza aiuti esterni.

In genere, il coltivatore diretto ha una partita IVA agricola (ma in determinati casi particolari non è obbligatorio: ad esempio nel caso di un agricoltore part-time sotto determinate soglie reddituali), ottenuta a seguito di iscrizione in Camera di commercio, e alle liste dei coltivatori diretti.

I coltivatori diretti che traggano dall’attività un volume d’affari inferiore ai 7.000,00 euro annui al netto dell’IVA, sono esonerati dalla fatturazione e dalla tenuta contabile (c.d. regime fiscale di esonero): i rapporti con altri produttori o clienti saranno formalizzati mediante autofattura, che sarà emessa da chi riceve la prestazione.

L’imprenditore agricolo, che rientri in tale regime, può essere esonerato anche dal versamento dei contributi previdenziali INPS, facendone apposita richiesta, in concomitanza con lo specifico requisito anagrafico.

differenza coltivatore diretto e imprenditore agricolo professionale

L’imprenditore agricolo professionale (IAP)

È invece considerato imprenditore agricolo professionale, noto con l’acronimo IAP, chi dedica all’attività agricola almeno il 50% del proprio tempo, avvalendosi di terzi per la manodopera, dunque non coltiva personalmente, ma ricava comunque almeno la metà del proprio reddito dall’attività agricola organizzata, con dipendenti salariati.

Tale figura è la più formale e potrà beneficiare di agevolazioni fiscali, contributive e di fondi (a questo proposito, un certo interesse costituiscono i Fondi europei, che hanno visto particolare ampliamento nell’ultimo periodo).

L’acquisto di macchinari agricoli e trattori

Al fine di acquistare trattori e alcuni macchinari professionali, utili all’agricoltura, è bene sapere che è necessario possedere una partita IVA agricola (salvo che il trattore sia ad uso privato, esclusivamente utilizzato nel proprio terreno e con limiti di circolazione rilevanti, perché privo di targa e assicurazione), secondo le norme del Codice della strada (artt. 57,107,110 CDS).

L’acquisto di terreni agricoli e non agricoli – Valutazioni

Tra i vantaggi di possedere una partita IVA agricola, anche in regime fiscale di esonero, vi è la possibilità di acquistare terreni agricoli, con agevolazioni sulle imposte ipotecarie e catastali, in base alla tipologia di cessione; per l’acquisto di questi terreni, vi sono inoltre costi più contenuti, per la diversa stima che la tipologia di tali terreni comporta.

La stima è legata essenzialmente alle varie zone di riferimento, al tipo di coltura a cui è destinato il terreno e alla redditività.

Rilevante ai fini di una scelta è la possibilità, per molti, di potersi trasferire e vivere sui propri terreni, soprattutto se si intende intraprendere l’attività in autonomia, come coltivatore diretto.

L’imprenditore agricolo, infatti, può vivere sul proprio terreno, chiedendo un permesso per costruire al Comune: dopo l’apertura della partita IVA e l’acquisto dello stesso, potrà procedere presentando relativa istanza.

acquisto terreni agricoli

Per coloro che fossero, invece, interessati a trasferirsi su tali terreni in costruzioni già esistenti, con agevolazioni prima casa, è necessario sapere che l’edificio dovrà essere stato adibito in passato a casa familiare, da chi coltivava il terreno. Sarà possibile, laddove necessario, procedere a una ristrutturazione, presentando apposito progetto in Comune. Naturalmente, dovranno essere verificati i requisiti e le condizioni di volta in volta.

Diversamente, qualora si trattasse di edificio non destinato a uso residenziale in passato, dovrà essere presentata istanza di cambio d’uso mediante deposito di idoneo progetto in Comune, da allegarsi all’atto di compravendita (anche in questo caso i requisiti possono variare in base ai regolamenti comunali e di zona).

Qualora, in ogni caso, si preferisse dedicarsi all’autoproduzione domestica, priva di implicazioni di vendita o commercializzazione dei prodotti, attraverso i tradizionali canali di scambio (senza accedere a contributi pro-agricoltura), ben si potrebbe optare per ordinari terreni residenziali (senza particolari agevolazioni, salvo si tratti di “prima casa”) o terreni a pascolo e boschivi: questi ultimi in genere hanno un valore inferiore, ma potrebbero comportare difficoltà maggiori di lavorazione e coltivazione, oltre a eventuali vincoli, da verificare.

In alcuni casi, ad esempio, le zone montane prevedono vincoli permanenti a pascolo dei terreni o vincoli di destinazione d’uso degli edifici a seconda casa, o bivacco di montagna.

Ad ogni modo, può essere utile, prima di intraprendere delle iniziative rilevanti, rivolgersi a un consulente legale e a tecnici esperti, per valutare la fattibilità, gli aspetti burocratici, le conseguenze giuridiche e le implicazioni correlate a tali progetti, al fine di fare una scelta consapevole.

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Elena Armenio
Avvocata civilista
Avvocata civilista, esperta di diritto del lavoro e di diritto amministrativo. Ha collaborato con il Ministero dell’Istruzione e scritto articoli giuridici per diverse riviste specializzate nel settore.
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