Rottamazione dei tributi locali: come presentare domanda e quando scade
Come funziona la rottamazione dei tributi locali: regole, condizioni e modalità di adesione alla rottamazione quinquies 2026.
- La rottamazione quinquies per i tributi locali non è automatica ma è subordinata all’adesione formale di ogni singolo ente, con apposito provvedimento.
- Ogni ente territoriale gode, infatti, di ampia autonomia nella scelta di aderire anche solo parzialmente per specifiche tipologie di tributi.
- Sono esclusi dalla rottamazione i carichi fiscali la cui riscossione è affidata a concessionari privati.
La legge di bilancio 2026 (L. n. 199/20265) ha reintrodotto l’istituto della rottamazione, con cui è possibile definire, in via agevolata, i carichi affidati all’agente della riscossione. La nuova rottamazione c.d. quinquies si estende a tutti i debiti tributari e patrimoniali iscritti a ruolo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
Per la rottamazione dei tributi locali, i fini dell’accesso alla misura, la normativa nazionale prevedeva un’apposita delibera da parte degli enti locali, da formalizzare entro lo scorso 31 luglio.
L’Agenzia delle Entrate Riscossione, con il comunicato stampa del 25 settembre 2026, ha comunicato la pubblicazione di un elenco degli enti che hanno approvato con delibera e successivamente dichiarato la propria adesione alla misura agevolativa per i tributi locali. Vediamo come funziona la domanda per accedere a questa particolare tipologia di rottamazione, tra scadenze e procedura.
Quali sono i tributi locali definibili
La rottamazione dei tributi locali si applica alla quasi totalità dei debiti tributari e non, nonché patrimoniali. In particolare, è possibile definire in forma agevolata i tributi:
- comunali, come l’IMU e la TARI;
- regionali, come il bollo auto.
Sono altresì oggetto di rottamazione anche le multe della polizia locale, le rette di asili e scuole e le tariffe per servizi erogati a livello locale, come il trasporto pubblico.
Non possono invece essere oggetto di regolarizzazione le multe erogate dal corpo dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, in quanto sanzioni disposte da forze dell’ordine a livello statale.
Sono, inoltre, rottamabili anche i carichi già oggetto di definizioni, pure in caso di decadenza per mancato o tardivo versamento degli importi dovuti.
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Quali sono i carichi esclusi dalla definizione agevolata?
Il comunicato dell’Agenzia delle Entrate precisa, inoltre, che non rientrano nella definizione agevolata i carichi per i quali l’attività di riscossione non è affidata a un agente della riscossione. L’esclusione riguarda, in particolare, le somme per le quali l’ente locale provvede direttamente alla riscossione, attraverso le ordinarie ingiunzioni di pagamento, senza ricorrere a un agente della riscossione.
L’esclusione vale anche quando l’attività di riscossione è svolta per conto dell’ente locale da una società in house. Tale previsione riguarda i c.d. concessionari privati, ossia ai soggetti diversi da Agenzia delle entrate-Riscossione, che gestiscono direttamente la riscossione per conto degli enti, come, per esempio, Trentino Riscossioni.
Sono esclusi dalla definizione agevolata anche i carichi derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti, che non possono espressamente beneficiare delle disposizioni previste dalla rottamazione quinquies.
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IRAP e addizionali IRPEF rientrano nella rottamazione quinquies?
L’IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF sono escluse dalla Rottamazione-quinquies. La ragione dell’esclusione risiede nella scelta adottata dal Legislatore fiscale di delimitare l’ambito di operatività del beneficio ai carichi tassativamente individuati.
La rottamazione quinquies, infatti, non opera su tutte le somme affidate alla riscossione, ma riguarda esclusivamente le tipologie di debiti espressamente individuate dalla legge. Tra le entrate escluse rientrano, quindi, per la loro specifica natura e disciplina, l’IRAP e le addizionali IRPEF regionali e comunali, anche quando la riscossione avviene attraverso Agenzia delle Entrate Riscossione.
Tale previsione riflette una precisa volontà legislativa: evitare una estensione automatica della rottamazione a qualsiasi tributo presente in una cartella. Ne consegue che, per stabilire se un debito è definibile, occorre sempre verificare la natura dell’entrata e la sua riconducibilità alle categorie espressamente ammesse dalla legge.
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Quali enti locali che hanno aderito alla rottamazione dei tributi locali?
Per conoscere gli enti che hanno ammesso la nuova definizione agevolata, occorre consultare l’elenco pubblicato dall’Agenzia delle entrate e della riscossione.
Tale lista (peraltro di non facile consultazione), contiene circa 1.500 enti, di cui 5 Regioni (Basilicata, Campania, Lazio Puglia e Umbria), 4 Province (Alessandria Matera Perugia e Vibo Valentia) e 1472 Comuni, prevalentemente del Centro e Sud Italia.
L’individuazione nell’elenco di un ente territoriale non significa che, automaticamente, tutti i tributi locali gestiti dal medesimo ente siano definibili. Ciò in quanto, in alcuni casi, non essendo stato vietato dalla normativa generale, ogni singola amministrazione può aver aderito solo per alcuni tributi (per esempio Puglia e Umbria hanno aderito esclusivamente per la tassa automobilistica).
Questo significa che ogni singolo contribuente interessato alla misura agevolativa deve verificare quali carichi possano essere interessati, consultando direttamente il provvedimento pubblicato dall’ente.
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Come funziona la domanda per il contribuente?
La richiesta del contribuente di aderire alla rottamazione quinquies deve essere presentata tra il 16 ottobre e il 15 dicembre 2026, esclusivamente in via telematica, tramite il sito istituzionale dell’Amministrazione finanziaria.
La domanda può essere presentata:
- direttamente, previa autenticazione con identità digitale;
- per il tramite di intermediari abilitati (CAF, commercialisti, patronati) per conto del contribuente.
Dopo. averlo fatto, l’Agenzia delle entrate-Riscossione provvederà a comunicare al contribuente l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata.
La comunicazione, salvo eventuali proroghe e nuove definizioni necessarie a garanzia del gettito, è prevista entro il 28 febbraio 2027.
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Come si pagano gli importi relativi alla rottamazione dei tributi locali?
Il pagamento delle somme dovute, comprensivo il capitale originario dovuto e le spese di notifica, deve essere effettuato a partire dal 31 marzo 2027. Il contribuente può scegliere di effettuare il versamento in un’unica soluzione oppure mediante un piano rateale, con quote di pari importo e secondo le scadenze stabilite dalla normativa.
In caso di pagamento rateale, le prime rate saranno dovute nel corso del 2027, con scadenze a fine di ogni bimestre, nei mesi di marzo, maggio, luglio, settembre e novembre. A partire dal 2028, le rate successive saranno invece dovute con cadenza bimestrale, entro la fine dei mesi previsti dal piano di pagamento, fino alla scadenza dell’ultima rata.
A partire dal 1° aprile 2027, sulle rate saranno dovuti interessi nella misura del 3% annuo. La scelta del pagamento rateale consente di distribuire nel tempo l’importo dovuto, ma comporta l’applicazione degli interessi sulle somme oggetto di rateizzazione.
Il puntuale rispetto delle scadenze previste dal piano di pagamento è fondamentale per garantire la permanenza del beneficio, con le modalità e nei termini indicati nella comunicazione, che sarà trasmessa da Agenzia delle entrate-Riscossione.
Riferimenti normativi
- L. n. 199/2026
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