Separazione senza divorzio: cosa succede se non si divorzia dopo la separazione?
Molte coppie restano separate per anni senza procedere al divorzio. Scopri quali doveri restano in vita, quanto tempo si può aspettare e cosa fare se uno dei coniugi non vuole divorziare.
- La legge non impone nessun termine massimo per procedere al divorzio dopo la separazione;
- Durante la separazione restano alcuni doveri coniugali, mentre altri si sospendono, come stabilito dall’art. 143 del Codice civile.
- Chi è separato resta legalmente coniugato e può chiedere il divorzio anche a distanza di molti anni, oppure riconciliarsi con l’altro coniuge.
Cosa succede se non si divorzia dopo la separazione? È la domanda che si pongono in tanti dopo mesi, o anni, di separazione senza aver mai presentato la domanda di divorzio. Capita spesso: due coniugi si separano, ognuno rifà la propria vita, ma il divorzio resta lì, sospeso. A volte è una scelta consapevole, altre volte solo la conseguenza di non voler affrontare un’altra causa legale. La risposta riguarda lo stato civile, i doveri reciproci e le conseguenze economiche che restano in vita anche a distanza di tempo. Ti spiego, in sintesi, quali sono i possibili rischi.
Quanto tempo si può stare separati senza divorziare?
Non esiste un termine massimo entro cui presentare la domanda di divorzio dopo la separazione. Una coppia può restare separata per tutta la vita, senza che questo comporti nessuna decadenza del diritto a divorziare in futuro.
La legge fissa invece un termine minimo, cioè il tempo che deve trascorrere prima di poter chiedere il divorzio, che corrisponde a:
- 6 mesi dalla separazione, se questa è consensuale o è avvenuta tramite negoziazione assistita o dichiarazione davanti al sindaco;
- 12 mesi dalla separazione, se questa è giudiziale.
Questi termini sono previsti dall’art. 3 della Legge 1° dicembre 1970, n. 898 (la cosiddetta legge sul divorzio), come modificato dalla Legge 6 maggio 2015, n. 55 (il cosiddetto divorzio breve). Il termine decorre dall’udienza di comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, nel caso di separazione giudiziale, oppure dalla data dell’accordo, nel caso di separazione consensuale o negoziazione assistita.
Dopo la riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022), i coniugi possono presentare un’unica domanda contenente sia la separazione sia il divorzio, ma la pronuncia definitiva di divorzio può comunque avvenire solo una volta decorsi i termini minimi appena indicati.
Superati questi termini, non c’è invece nessuna scadenza: si può chiedere il divorzio anche dopo dieci, venti o trent’anni di separazione.
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Cosa comporta la separazione senza divorzio?
Restare separati senza divorziare significa mantenere il vincolo matrimoniale, ma sospende alcuni degli effetti che derivano dal matrimonio. La separazione, infatti, non scioglie il matrimonio: lo attenua soltanto.
Con la separazione si sospendono in particolare tre doveri previsti dall’art. 143 c.c.:
- l’obbligo di fedeltà reciproca;
- l’obbligo di coabitazione;
- l’obbligo di collaborazione nell’interesse della famiglia.
Resta invece in vita, seppure con contenuto diverso, il dovere di assistenza materiale, che nella pratica si traduce nell’eventuale assegno di mantenimento a favore del coniuge economicamente più debole, se privo di redditi adeguati e se la separazione non gli è stata addebitata.
Con il divorzio, al contrario, cessano tutti gli effetti civili del matrimonio. Sopravvivono solo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e, in alcuni casi, l’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile, che ha presupposti e criteri di determinazione diversi rispetto all’assegno di mantenimento previsto durante la separazione.
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Chi è separato risulta ancora coniugato?
Sì. Chi è separato, sia con separazione consensuale sia con separazione giudiziale, conserva lo stato civile di coniugato. Questo comporta alcune conseguenze pratiche:
- non è possibile contrarre un nuovo matrimonio, perché il vincolo con il coniuge precedente è ancora attivo;
- restano i diritti successori, salvo che la separazione sia stata addebitata: in questo caso il coniuge separato con addebito perde i diritti di erede legittimario, pur conservando eventualmente un assegno vitalizio se già beneficiario di alimenti.
Solo il divorzio fa venire meno definitivamente lo stato di coniugato e consente di contrarre un nuovo matrimonio o un’unione civile.
È obbligatorio divorziare dopo la separazione?
Da quanto detto finora, puoi ben capire che il divorzio non è mai obbligatorio. Una coppia può scegliere di restare separata a tempo indeterminato, anche per l’intera vita, senza che nessuno dei due coniugi sia tenuto a presentare domanda di divorzio.
La situazione di separazione può restare in un limbo, ma può anche evolvere in due direzioni opposte:
- la riconciliazione, che fa cessare gli effetti della separazione e ripristina la piena comunione di vita tra i coniugi, ai sensi dell’art. 157 c.c.;
- la richiesta di divorzio, presentabile da uno solo dei coniugi o da entrambi, anche a distanza di molti anni dalla separazione.
Sulla riconciliazione, la giurisprudenza di legittimità richiede una ripresa stabile e duratura della convivenza materiale e spirituale tra i coniugi. Non bastano contatti sporadici, la nascita di un figlio durante la separazione o rapporti sessuali occasionali: serve una vera ripresa della vita coniugale, non un episodio isolato o sperimentale.
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Se la moglie (o il marito) non vuole divorziare cosa succede?
Il divorzio non richiede il consenso di entrambi i coniugi. Trascorsi i termini minimi previsti dalla legge, quindi, ciascun coniuge può presentare domanda di divorzio giudiziale, anche contro la volontà dell’altro.
In questo caso, il procedimento si svolge davanti al tribunale, che verifica la sussistenza dei presupposti di legge: la separazione protratta per il tempo minimo richiesto e l’impossibilità di ricostituire la comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Se questi presupposti sono accertati, il giudice pronuncia il divorzio anche in assenza del consenso del coniuge che si oppone.
La volontà contraria di uno dei due coniugi può quindi rallentare i tempi, rendendo necessario il rito giudiziale invece di quello consensuale più rapido, ma non può impedire in modo definitivo lo scioglimento del matrimonio, una volta maturati i presupposti di legge.
Se ti trovi in una situazione di separazione prolungata e vuoi capire quali diritti e doveri restano in vita nel tuo caso specifico, o se stai valutando se procedere con il divorzio, rivolgiti a un avvocato matrimonialista per capire come muoverti.
Separazione senza divorzio – Domande frequenti
Sì, la legge non pone alcun limite di tempo. La coppia può restare separata indefinitamente.
6 mesi per la separazione consensuale, 12 mesi per quella giudiziale, ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 898/1970.
No. Finché non interviene il divorzio, il vincolo matrimoniale resta attivo e non si può contrarre un nuovo matrimonio.
Se la ripresa della convivenza è stabile e duratura, si configura la riconciliazione e la separazione perde effetto.
Sì, tramite il rito giudiziale, una volta trascorsi i termini minimi previsti dalla legge.
Riferimenti normativi
- art. 143 del Codice civile – diritti e doveri reciproci dei coniugi;
- art. 147 del Codice civile – doveri verso i figli;
- art. 156 del Codice civile – obbligo di mantenimento durante la separazione;
- art. 157 del Codice civile – riconciliazione;
- art. 3 della Legge 1° dicembre 1970, n. 898 – termini per la domanda di divorzio;
- Legge 6 maggio 2015, n. 55 – divorzio breve;
- D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 – riforma Cartabia, domanda congiunta di separazione e divorzio.
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