Divorzio giudiziale: quando conviene davvero, costi e tempi
Quando è davvero necessario il divorzio giudiziale, quanto puoi spendere e quanto dura nella pratica. Tutto quello che devi sapere prima di iniziare
- Il divorzio giudiziale non è mai obbligatorio, ma è la procedura contenziosa che si segue nel caso di forte conflittualità fra i coniugi.
- Rispetto al divorzio consensuale, maggiori sono i costi, i tempi e le implicazioni personali.
- La riforma Cartabia ha cambiato notevolmente la procedura, riducendo le tempistiche e consentendo di unificare in un solo atto separazione e divorzio.
Per chi si occupa per lavoro di diritto di famiglia, la fine di un matrimonio vuol dire divorzio. Oggi la legge prevede essenzialmente due modalità per divorziare: divorzio consensuale e divorzio giudiziale.
Negli ultimi anni, con la riforma Cartabia, il divorzio giudiziale è molto cambiato: tempi iniziali più rapidi e la possibilità di unificare la separazione e divorzio. Ma questo non significa che automaticamente il divorzio giudiziale sia la scelta più semplice o più conveniente. Anzi, generalmente è vero il contrario.
Molte sono ancora le criticità (margini di incertezza e le tempistiche ancora sempre molto dilatate), rispetto agli esempi europei, ma occorre ammettere che molti sono i passi in avanti già fatti. Vediamo quali sono.
Cos’è il divorzio giudiziale
Il divorzio giudiziale è la procedura contenziosa che si avvia quando i coniugi non riescono a raggiungere un accordo (divorzio consensuale), perché il loro rapporto non è sereno o hanno pareri diversi su molte questioni (gestioni figli, patrimonio ingente, assegno di mantenimento, titoli azionari ecc.).
È possibile procedere con il divorzio giudiziale anche dopo la separazione consensuale, nel caso in cui, nel corso del procedimento, emergano nuovi contrasti sulle condizioni economiche o genitoriali.
Con il divorzio giudiziale, è il giudice a decidere come definire i rapporti al posto dei coniugi, a differenza del divorzio consensuale, con cui, invece, il magistrato si limita a controllare l’accordo presentato tramite avvocati e, essenzialmente, a omologarlo.
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Quando è obbligatorio il divorzio giudiziale
Il divorzio giudiziale non è mai obbligatorio, nel senso che non esiste una norma che imponga di avviare la procedura contenziosa. La scelta di andare in giudizio per divorziare è sempre frutto di una valutazione attenta della situazione concreta riguardante i rapporti fra i coniugi.
In caso di forte conflitto o violenza e, in generale, in assenza di accordo sulle condizioni economiche, sulla gestione figli o se uno dei due rifiuta il divorzio, l’unica strada è il divorzio giudiziale.
In altri termini, anche se gli aspetti da decidere sono tanti e il patrimonio da spartire fra i coniugi è ingente, se le parti riescono a trovare un accordo è sempre meglio evitare il divorzio in giudizio, trovando una soluzione, per risparmiare tempo, soldi ed evitare il protrarsi di una situazione, in ogni caso, spiacevole.
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Il divorzio giudiziale dopo la riforma Cartabia
La recente riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022) ha rivoluzionato il divorzio giudiziale. La nuova procedura ha l’obiettivo di rendere l’intero iter più veloce e per certi versi anche più economico, perché include la possibilità di chiedere al medesimo giudice e con il medesimo atto sia la separazione dei coniugi, sia il divorzio.
La procedura prevede semplici step, cioè:
- la presentazione dell’atto introduttivo del giudizio, con il quale di formula la domanda giudiziale di separazione e divorzio;
- il deposito immediato di tutta la documentazione (fiscale e familiare, mezzi di prova e “piano genitoriale”, cioè un programma di gestione dei figli minori);
- la fissazione dell’udienza entro 90 giorni.
Quanto dura il divorzio giudiziale?
Un punto di forza della riforma è la maggiore rapidità con riferimento all’avvio della procedura, perché il giudice deve fissare l’udienza entro 90 giorni.
Sulla durata complessiva, la riforma ha fatto ancora poco, perché la tempistica minima (poco realistica) per divorziare sulla carta è pari a 12 mesi. Nella maggior parte dei casi, però, nella prassi dei Tribunali, si registra una durata media pari a 12-24 mesi, ancora troppo più elevata rispetto a molti altri Paesi europei, soprattutto del nord Europa.
La maggiore celerità per sciogliere il matrimonio è certamente un aspetto positivo, ma anche delicato: il fatto di giocarsi tutto e subito (unico atto, deposito di tutte le prove) può essere controproducente, perché se sbagli impostazione iniziale, difficilmente puoi correggere il tiro dopo.
Per questo motivo, devi affidarti a un professionista preparato, come un avvocato esperto in separazioni e divorzi.

Il divorzio giudiziale conviene?
Le modifiche introdotte con la riforma Cartabia potrebbero indurre a pensare che la procedura in giudizio convenga oggi molto più di ieri. In realtà non è cosi, perché il divorzio giudiziale conviene solo se non hai alternative.
Anche se, infatti, il nuovo divorzio ha indubbiamente aspetti molto positivi rispetto alla vecchia procedura (rito unico, unica domanda per separazione e divorzio, tempi molto più rapidi), è, in ogni caso, sempre una scelta da non preferire, perché rimane una procedura comunque molto più lunga, più costosa e non da ultimo più stressante.
Il divorzio giudiziale, quindi, anche se riformato e migliorato rispetto al passato, non è la scelta più conveniente, che rimane, ancora, il divorzio consensuale.
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Quanto costa un divorzio giudiziale?
Altro aspetto di non poco conto riguarda i costi di un divorzio giudiziale. La riduzione della tempistica si traduce certamente in una riduzione di costi, ma questi rimangono certamente più alti rispetto al divorzio consensuale.
Nel divorzio consensuale, i costi sono generalmente più contenuti perché, essendoci un accordo, le tempistiche sono più brevi ed è possibile affidarsi a un unico legale, con un notevole risparmio di soldi, perché è possibile condividere le spese legali.
Nel divorzio giudiziale, invece, ciascuna parte ha il proprio avvocato, il procedimento è generalmente più lungo per arrivare a un accordo. Tutto questo, nella pratica, si traduce in un notevole incremento dei costi.

Divorzio consensuale vs divorzio giudiziale
La differenza, nella pratica, fra divorzio giudiziale e divorzio consensuale può essere molto significativa e dipende soprattutto dal livello di conflittualità tra le parti.
Tenendo presente che è possibile solo stimare i costi di una procedura giudiziale, caratterizzata da troppe variabili, le spese che dovrai sostenere se ti divorzi può essere, come segue, sintetizzata.
| Voce di costo | Divorzio consensuale | Divorzio giudiziale |
| Avvocato | da 1.000 € a 3.000 € con possibilità di condivisione | da 2.500 € a 7.000 € circa a persona |
| Spese processuali | da circa 70 € a 150 €. In caso di negoziazione assistita in Comune i costi possono essere anche minori | da circa 98 euro a 518 euro |
| Consulenze tecniche | Da 1.000 € a 3.000 €. Anche se i costi sono i medesimi del divorzio giudiziale in questa procedura sono molto rare | 1.000 € – 3.000 €. Più frequenti |
| Costo totale | da 1.000 € a 3.000 € | da 3.000 € a 10.000 € |
Ulteriore aspetto che devi tenere in considerazione riguarda il luogo dove divorzi. In città come Roma e Milano, le spese dell’avvocato, in genere sono decisamente più variabili e, nella maggior parte dei casi, più onerose.
L’aumento delle spese, che si registra nelle grandi città, è dovuto, oltre che al costo del professionista, anche al fattore tempo. In circoscrizioni territoriali più ampie, infatti, l’attesa per la fissazione delle udienze è ovviamente più lunga e questo si traduce in un inevitabile aumento di costi.
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