Fanno parte dell’eredità anche il cane e il gatto: ecco chi deve occuparsene e come dividere le spese
La successione coinvolge anche gli animali domestici del defunto: la legge li considera beni e li assegna agli eredi insieme al resto del patrimonio.
- Il cane e il gatto sono qualificati dal Codice civile come beni mobili e, alla morte del proprietario, entrano a far parte dell’asse ereditario.
- In assenza di un testamento, l’animale viene ereditato in comunione da tutti gli eredi legittimi, che devono accordarsi su chi se ne occuperà;
- Con un legato modale il proprietario può destinare denaro o beni al mantenimento del pet, imponendo l’onere di cura a una persona di fiducia o a un’associazione.
Chi ha vissuto un lutto in famiglia sa che, tra le prime cose da gestire, c’è spesso una domanda inaspettata: chi porta a spasso il cane della nonna, questa sera? Dietro un interrogativo pratico si nasconde un tema giuridico preciso, che riguarda la successione e la sorte degli animali da compagnia. Il diritto italiano li colloca al centro di regole precise su proprietà, cura e spese. Vediamo cosa prevede la legge e come tutelare davvero il benessere dell’animale rimasto senza il proprio padrone.
Il cane e il gatto fanno parte dell’eredità?
Il Codice civile distingue i beni in mobili e immobili all’articolo 812, che elenca tassativamente cosa si intende per bene immobile – il suolo, gli edifici, tutto ciò che è incorporato al terreno – e stabilisce che sono mobili tutti gli altri beni. Gli animali domestici rientrano in questa categoria residuale – sono quindi beni mobili.
Questa qualificazione ha una conseguenza diretta sulla successione: alla morte del proprietario, cane e gatto entrano a far parte del patrimonio che si trasmette agli eredi. Vale la stessa logica applicata a un’automobile o a un mobile di casa, quindi:
- l’animale non ha capacità giuridica di succedere, riservata dall’articolo 462 c.c. alle persone fisiche e giuridiche;
- un testamento che recita “lascio tutto al mio gatto” è nullo e privo di effetti;
- l’animale, al contrario, può essere oggetto di disposizioni testamentarie a suo favore, tramite terzi.
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Chi eredita l’animale se non c’è testamento?
Se il defunto non ha lasciato disposizioni scritte, si applica la successione legittima. L’animale, come qualsiasi altro bene mobile, ricade nella comunione ereditaria tra coniuge, figli o altri parenti chiamati all’eredità secondo l’ordine previsto dagli articoli 565 e seguenti c.c.
Poiché l’accettazione dell’eredità non può essere parziale, chi accetta il patrimonio del defunto diventa automaticamente comproprietario anche dell’animale, insieme agli altri coeredi. La gestione condivisa di un bene indivisibile per natura, come un essere vivente, richiede un accordo tra le parti.
In pratica:
- gli eredi in comunione devono decidere insieme chi ospiterà stabilmente l’animale, valutando tempo disponibile, spazio in casa e presenza di altri animali;
- in caso di disaccordo, l’animale può essere affidato temporaneamente a una struttura o a una persona di fiducia esterna alla famiglia;
- fino alla decisione definitiva, uno degli eredi deve comunque garantire cura quotidiana – cibo, uscite, eventuali terapie in corso.
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Cos’è il legato modale
Chi desidera assicurare al proprio animale un futuro certo, può ricorrere al legato modale, disciplinato dagli articoli 588 e 647 c.c. Il testatore nomina un erede o un legatario e gli impone, come onere, l’obbligo di prendersi cura dell’animale, destinando a questo scopo una somma di denaro, un immobile o una rendita.
L’onere è vincolante: se il beneficiario non rispetta l’obbligo assunto, gli interessati – compresi eventuali coeredi o l’esecutore testamentario – possono agire per ottenerne l’adempimento, quando l’atto stesso lo prevede espressamente.
A conti fatti:
- il legato modale può indicare una persona fisica di fiducia, come un familiare o un vicino di casa;
- può indicare anche un’associazione di tutela degli animali, purché seria e verificabile, come beneficiaria dell’onere;
- l’articolo 630 c.c. consente disposizioni testamentarie a favore di enti anche non ancora riconosciuti come persone giuridiche al momento della redazione del testamento, se ottengono il riconoscimento entro il termine previsto dall’apertura della successione.
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Come si dividono le spese di mantenimento di cane e gatto?
Cibo, visite veterinarie, farmaci, vaccinazioni e toelettatura comportano una spesa ricorrente, che aumenta se l’animale è anziano o malato. Quando cane o gatto restano in comunione ereditaria, le regole generali sulla comunione – richiamate dagli articoli 1100 e seguenti c.c. – impongono a ciascun coerede di contribuire alle spese necessarie in proporzione alla propria quota ereditaria, salvo diverso accordo tra le parti.
Un orientamento interessante arriva dalla giurisprudenza in materia di separazione dei coniugi, che pur riguardando un contesto diverso mostra come i tribunali affrontino oggi la questione economica legata agli animali d’affezione. Il Tribunale di Roma ha applicato, in un caso di separazione, il modello dell’affido condiviso con ripartizione al 50% delle spese di mantenimento, il Tribunale di Cremona, invece, ha seguito un’impostazione analoga, riconoscendo per la prima volta all’animale una tutela simile a quella riservata ai figli minori.
Si tratta di pronunce di merito, non di un principio applicabile automaticamente alla successione, ma indicano una tendenza a trattare le spese per l’animale come una voce economica da ripartire equamente tra i soggetti coinvolti.
Nella pratica successoria, in mancanza di un accordo scritto tra coeredi, conviene formalizzare per iscritto chi sostiene le spese ordinarie e come si ripartiscono quelle straordinarie, per evitare contestazioni future in sede di divisione ereditaria ai sensi dell’articolo 713 c.c.
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Successione cane e gatto – Domande frequenti
No, l’animale non ha capacità giuridica di succedere. Una disposizione simile è nulla e non produce effetti giuridici.
Entra nella comunione ereditaria insieme agli altri beni e viene ereditato da coniuge, figli o altri parenti secondo la successione legittima.
Con un legato modale: nomini una persona o un’associazione di fiducia e destini una somma vincolata alla sua cura.
Ciascun coerede contribuisce in proporzione alla propria quota ereditaria, salvo un diverso accordo tra le parti.
Sì, ma non puoi accettare l’eredità solo in parte: rinunciando al patrimonio del defunto rinunci anche alla comproprietà dell’animale.
Riferimenti normativi
- articolo 462 c.c. – capacità delle persone fisiche di succedere;
- articolo 565 e seguenti c.c. – successione legittima;
- articolo 588 c.c. – istituzione di erede e legato;
- articolo 630 c.c. – disposizioni a favore di enti non riconosciuti;
- articolo 647 c.c. – onere o modo;
- articolo 713 c.c. – diritto alla divisione ereditaria;
- articolo 812 c.c. – distinzione dei beni mobili e immobili;
- articolo 1100 e seguenti c.c. – disciplina della comunione.
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