Unioni civili e pensione di reversibilità
Come funziona la pensione di reversibilità nel caso di unioni civili e cosa cambia, invece, per il contratto di convivenza.
In caso di morte da parte di un lavoratore con un’assicurazione o una pensione, che sia iscritto presso una delle gestioni separate dell’INPS, i familiari superstiti hanno diritto a quella che prende il nome di pensione di reversibilità.
La funzione di tale forma di contributo è quella di garantire il sostentamento minimo alle famiglie nelle quali è venuta a mancare la principale fonte di reddito.
Nel caso in cui il titolare della pensione deceduto fosse sposato, la reversibilità spetterebbe di diritto al coniuge. Cosa succede invece nel caso delle unioni civili? Vediamo cosa dice la legge a questo proposito.
Cosa si intende per unione civile
Le unioni civili sono state ufficializzate in Italia nel 2016, con la Legge n. 76/2016 (cosiddetta Legge Cirinnà): si tratta di un atto attraverso il quale due persone dello stesso sesso ottengono diritti e doveri reciproci riconosciuti dal punto di vista giuridico.
Nella pratica, viene ufficializzato il legame di affetto tra due persone che scelgono di vivere sotto lo stesso tetto e, come due coniugi sposati, assumono reciproci doveri di assistenza morale e materiale.
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Posso ottenere la pensione di reversibilità in un’unione civile?
I diritti delle coppie che hanno contratto un’unione civile sono analoghi a quelli delle coppie che si sposano con rito civile o religioso.
Di conseguenza la pensione di reversibilità spetta al partner di un’unione civile superstite in seguito alla morte dell’altro membro della coppia.
L’equiparazione dei diritti delle unioni civili a quelli dei coniugi sposati è stata ufficializzata dal messaggio INPS n. 5171 del 2016.
A chi spetta la pensione di reversibilità?
Alla luce di quanto detto, anche per le unioni civili la pensione di reversibilità spetta:
- al partner, che riceve il 60% del trattamento maturato o goduto dal compagno deceduto;
- ai figli del defunto che non hanno più di 18 anni o siano inabili al lavoro e a carico del genitore nel momento in cui si verifica il decesso;
- ai genitori del defunto, in assenza del partner o di figli;
- ai fratelli celibi e alla sorelle nubili che siano a carico del lavoratore deceduto, in assenza dei genitori.
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La reversibilità spetta anche in caso di separazione o scioglimento dell’unione civile?
È una domanda che molti si pongono. Nel caso delle unioni civili – così come per il matrimonio – se l’unione era già stata sciolta al momento del decesso, il diritto alla reversibilità viene meno. Fa eccezione il caso in cui il partner superstite percepisca un assegno alimentare a carico del defunto: in quel caso potrebbe avere diritto a una quota della pensione, in concorso con eventuali altri aventi diritto.
Come si calcola la pensione di reversibilità per le unioni civili?
L’importo della pensione di reversibilità non è fisso: dipende dalla pensione che percepiva – o avrebbe percepito – il partner deceduto. Le percentuali variano in base ai beneficiari:
- al partner superstite spetta il 60% della pensione del defunto;
- se ci sono anche figli a carico, la percentuale sale all’80%;
- in presenza di figli ma senza partner superstite, si arriva al 70%;
- con partner e due o più figli si raggiunge il 100%.
Queste percentuali possono essere ridotte se il superstite ha un reddito personale elevato. La riduzione è disciplinata dal D.Lgs. n. 503/1992, che ha introdotto criteri di proporzionalità rispetto al reddito del beneficiario.
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Le prestazioni pensionistiche e previdenziali nel caso di unione civile
A partire dal luglio del 2016, dunque, oltre alla pensione di reversibilità, alle unioni civili sono stati riconosciuti i seguenti trattamenti pensionistici e previdenziali:
- l’integrazione al trattamento minimo, che consiste in un contributo economico che viene erogato dall’INPS nel caso di pensione di importo particolarmente basso;
- la maggiorazione sociale, la quale spetta invece ai cittadini che si trovano in condizioni di maggiore disagio economico.
Cosa fare praticamente per richiedere la pensione di reversibilità?
La domanda si presenta all’INPS, esclusivamente in via telematica, tramite:
- il sito ufficiale INPS con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS);
- il contact center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164164 da cellulare;
- un patronato o CAF di fiducia, che può presentare la domanda gratuitamente.
Non esiste un termine rigido per la presentazione, ma la pensione decorre dal mese successivo al decesso solo se la domanda viene presentata entro quell’anno solare. In caso contrario, si perde parte dell’arretrato.
La pensione di reversibilità spetta ai conviventi di una coppia di fatto?
Le coppie di fatto sono quelle alle quali la legge permette la possibilità di ufficializzare il loro rapporto affettivo senza doversi sposare o contrarre un’unione civile, tramite quello che prende il nome di contratto di convivenza.
Cosa succede in questo caso se uno dei due conviventi dovesse morire? La persona superstite ha diritto alla pensione di reversibilità?
In questa evenienza, la legge non permette al partner rimasto in vita di ricevere la pensione di reversibilità in quanto, nonostante il contratto di convivenza abbia le caratteristiche di stabilità di un’unione civile, non viene comunque equiparato al vincolo matrimoniale.
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