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16 gen 2020
Contratti

Contratto di convivenza: come funziona e come si registra

Il contratto di convivenza tra due persone non sposate regola il loro rapporto patrimoniale e non solo. Dove si stipula, quanto costa e quali sono le condizioni.

Il contratto di convivenza è stato introdotto in Italia con la Legge Cirinnà, ovvero la n. 76/2016: oltre alla regolamentazione delle convivenze di fatto, sono state introdotte le unioni civili per le persone dello stesso sesso. La legge ha stabilito che “i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune”.





Sebbene il contratto di convivenza non sia obbligatorio è fortemente consigliato perché consente di stabilire in anticipo a chi assegnare i beni comuni in caso di litigio. Essendo un contratto, e dunque un vincolo giuridico a tutti gli effetti, necessita di una scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato e della relativa trascrizione nei registri del Comune.





Il contratto di convivenza permette, dunque, a due persone che hanno deciso di non sposarsi non solo di rendere ufficiale la loro unione, ma anche di disciplinare alcuni aspetti che riguardano la loro vita di coppia, fatta eccezione per gli aspetti non patrimoniali, che non possono essere oggetto di un contratto di convivenza.





In questa guida troverai maggiori dettagli riguardo:











Contratto di convivenza: cos’è





Il contratto di convivenza, in vigore nel nostro Paese in modo ufficiale dal 5 giugno 2016, consente alle coppie non sposate di disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla vita in comune. Formalizzare una convivenza non è obbligatorio per legge, ma la registrazione all’anagrafe del Comune in cui si abita permette di tutelare la coppia e avere accesso a una serie di diritti.





Per stipulare un contratto di convivenza valido devono essere rispettati alcuni requisiti, che sono indicati nel comma 57 della legge Cirinnà. Nello specifico, i due conviventi:









Il verificarsi di una delle condizioni elencate porta immediatamente alla nullità del contratto di convivenza, anche se è già stato registrato. I due conviventi possono anche appartenere allo stesso sesso: in questo caso specifico, potrebbero anche valutare l’ipotesi di unirsi legalmente con un’unione civile.





contratto di convivenza




Contratto di convivenza: a cosa serve





Prima del 2016, la convivenza era un’alternativa al matrimonio che non prevedeva tutele per i partner che decidevano di condividere la vita e stare insieme sotto lo stesso tetto. Il contratto di convivenza ha una sua funzione, nonché un’utilità pratica per i due conviventi poiché serve a fissare alcune regole tra i due.





Con un contratto di convivenza è infatti possibile:





  1. stabilire le modalità di contribuzione per tutto ciò che riguarda la vita comune, quindi indicare chi dovrà occuparsi di determinate spese per sostenere il fabbisogno della famiglia di fatto, tenendo conto della capacità lavorativa di ognuno;
  2. determinare un eventuale regime patrimoniale di comunione dei beni, oppure scegliere di vivere in separazione dei beni;
  3. fissare eventuali regole per stipulare contratti legati alla convivenza, come quello di locazione o di compravendita.




I due conviventi possono eventualmente modificare il regime patrimoniale indicato nel contratto di convivenza, in qualsiasi momento. Nel contratto di convivenza è anche possibile trasferire degli immobili: per farlo sarà richiesto l’intervento di un notaio che si occuperà degli atti necessari per effettuare il trasferimento.





Contratto di convivenza: contenuto





Il contenuto di un contratto di convivenza varia in relazione:









I due conviventi potranno decidere:





  1. cosa tenere in comune, per esempio la casa nella quale si abita, e decidere a quale coniuge spetterà in caso di separazione;
  2. di optare per il regime di separazione dei beni, che di solito scatta in automatico per questa tipologia di contratto nel caso in cui non venisse espressamente indicata la volontà di applicare la comunione dei beni.




Nel contratto di convivenza viene inoltre indicato il luogo nel quale la coppia ha scelto di risiedere. Essendo un contratto giuridico, comporta degli obblighi: nel caso di inadempienza da parte di uno dei due conviventi, sarà possibile fare causa civile e chiedere un eventuale risarcimento dei danni





Tra i contenuti espliciti indicati nel contratto di convivenza, ci possono essere anche:









contratto di convivenza regime patrimoniale




Contratto di convivenza: recesso e termini





Un contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione: ciò significa che la cessazione della convivenza di fatto può verificarsi in presenza di condizioni specifiche. Per determinare la fine di un contratto di convivenza basta anche solo la richiesta esplicita da parte di uno dei due partner: quest’ultimo potrà recedere dal contratto con una dichiarazione unilaterale da presentare a un notaio o a un avvocato.





Nel caso in cui il convivente che abbia richiesto la rescissione del contratto sia il titolare della residenza familiare, l’altro convivente avrà a sua disposizione 90 giorni di tempo per lasciare l’immobile.





Le condizioni per le quali si ha diritto alla cessazione di un contratto di convivenza sono:









Qualora la richiesta di cessazione del contratto di convivenza arrivasse da una sola delle parti interessate, il Comune avrà il compito di inviare all’altro la relativa comunicazione.





Nell’ipotesi in cui l’ex convivente fosse in stato di bisogno nel caso di cessazione di una convivenza:





  1. avrà il diritto a ricevere gli alimenti dall’altro al fine di riuscire a provvedere al suo mantenimento;
  2. questo effetto è applicabile non solo quando viene rescisso un contratto di convivenza, ma anche nel caso in cui cessi la convivenza di fatto, ovvero quella nella quale non era stato stipulato alcun contratto di convivenza.




Contratto di convivenza: dove si fa la registrazione





Come si formalizza, nella pratica, un contratto di convivenza? Non basta una scrittura privata fra le due parti: nel caso la scrittura privata deve essere autenticata da un avvocato o da un notaio, i quali hanno il compito di verificare che il contratto di convivenza sia conforme alle norme imperative e all’ordine pubblico.





In alternativa, è possibile rivolgersi a un notaio per stipulare un contratto di convivenza nella forma dell’atto pubblico: questa forma è obbligatoria nei casi di contratti legati a trasferimenti di diritti su immobili.





Il contratto di convivenza sarà poi formalizzato attraverso la sua trasmissione, entro 10 giorni dalla stipula, ai registri dell’anagrafe comunale. La dichiarazione di convivenza potrà essere inviata via fax o telematicamente.





In questo modo i due conviventi:





  1. potranno ottenere il certificato di stato di famiglia;
  2. avranno accesso alle tutele garantite alle coppie unite in matrimonio, come per esempio il diritto di visita, assistenza e accesso ai dati personale in caso di malattia, di nominare il partner come proprio responsabile, o di continuare a vivere nell’abitazione di residenza anche in seguito a un eventuale decesso dell’altro convivente.




Contratto di convivenza: costo avvocato





A questo punto ci si potrebbe chiedere quanto costi l’onorario dell’avvocato o del notaio al quale ci si rivolge per stipulare il contratto di convivenza.





La parcella dipende molto dalla situazione specifica dei due coniugi:









Contratto di convivenza – Domande frequenti





A cosa serve il contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza, introdotto in Italia con la legge n. 76/2016, è un contratto giuridico che disciplina la gestione dei rapporti patrimoniali tra due persone, anche dello stesso sesso, che hanno scelto di non sposarsi.

Cos’è il contratto patrimoniale di convivenza?

Il contratto patrimoniale di convivenza è un contratto scritto, stipulato da due persone maggiorenni che hanno tra loro un legame affettivo e che scelgono di condividere lo stesso tetto, al fine di regolare i rapporti patrimoniali e disporre delle medesime tutele legali che hanno le coppie sposate.

Cosa significa convivente di fatto?

Il convivente di fatto è la persona alla quale si è uniti da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, senza che esistano vincoli di parentela, affinità, adozione, matrimonio o unione civile. 

Cosa si intende per famiglia di fatto?

La famiglia di fatto è quella composta da persone che vivono insieme ai figli nati dalla loro unione, ma che non sono legate da vincoli di tipo matrimoniale.