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Bonus assunzioni donne 2026: quali sono e come funzionano gli incentivi per l’occupazione femminile

Il decreto lavoro D.L. 62/2026 introduce un esonero del 100% dai contributi previdenziali per chi assume donne svantaggiate a tempo indeterminato. Ecco chi può richiederlo, quanto vale e quali contratti sono ammessi.

bonus assunzioni donne 2025
  • Il Bonus donne 2026 è un esonero totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro privato, introdotto dall’art. 1 del D.L. 30 aprile 2026, n. 62.
  • Spetta per le assunzioni a tempo indeterminato di donne “svantaggiate” o “molto svantaggiate” effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026.
  • Il valore massimo è di 650 euro al mese per lavoratrice, che sale a 800 euro nelle regioni della ZES Unica.

Se sei un datore di lavoro e stai valutando nuove assunzioni, questo incentivo potrebbe fare la differenza. Con il decreto lavoro di aprile 2026, il Governo ha puntato su uno sgravio contributivo integrale per favorire l’occupazione stabile delle donne che hanno più difficoltà a trovare un impiego. Le istruzioni operative sono arrivate con la circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026, che ha chiarito requisiti, procedure e limiti di applicazione. Vediamo tutto nel dettaglio.

Che cos’è il Bonus donne 2026

Il Bonus donne 2026 è un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici che rientrano nelle categorie “svantaggiate” o “molto svantaggiate” secondo le definizioni del Regolamento UE n. 651/2014.

Possono accedere al Bonus tutti i datori di lavoro privati, incluso il settore agricolo. È invece esclusa la Pubblica Amministrazione. Non conta la dimensione aziendale: la misura si applica indipendentemente dal numero di dipendenti. L’importante è che l’assunzione rispetti i requisiti previsti dalla norma e che l’azienda sia in regola sul piano contributivo e contrattuale.

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Quali lavoratrici hanno diritto al Bonus donne 2026?

L’incentivo è riservato alle assunzioni di donne di qualsiasi età che si trovano in una condizione di svantaggio occupazionale alla data dell’assunzione.

La norma distingue tre situazioni, che corrispondono a durate diverse del beneficio:

  • donna priva di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residente – rientra nella categoria “molto svantaggiata” (durata del bonus: 24 mesi);
  • donna priva di impiego da almeno 12 mesi e appartenente a una categoria ulteriormente svantaggiata: under 25, over 50, madre sola con figli a carico, senza diploma di scuola superiore, o occupata in settori con forte divario di genere (durata del bonus: 24 mesi);
  • donna priva di impiego da almeno 6 mesi e rientrante in una delle categorie che rientrano nella definizione europea di lavoratrici “svantaggiate” o “molto svantaggiate” (durata del bonus: 12 mesi).

Il requisito di assenza di impiego si calcola alla data di assunzione: è la fotografia di quel giorno che conta.

Quali contratti sono ammessi?

Il Bonus scatta solo per i contratti subordinati a tempo indeterminato. Sono inclusi anche il part-time e i contratti di somministrazione a tempo indeterminato.

Sono invece esclusi:

  • i contratti di apprendistato;
  • il lavoro domestico;
  • il lavoro intermittente (a chiamata);
  • le prestazioni occasionali.

La ratio è chiara: l’obiettivo della norma è incentivare l’occupazione stabile, non i rapporti di lavoro flessibili o discontinui.

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bonus occupazione donne in difficoltà

Quali sono le condizioni da rispettare per non perdere il Bonus donne

Ottenere l’esonero non basta: per mantenerlo ed evitare revoche da parte dell’INPS, l’azienda deve rispettare alcune condizioni precise.

L’assunzione deve generare un incremento occupazionale netto, calcolato in unità lavorative annue (ULA) sull’intera organizzazione datoriale, comprese le società controllate e collegate, rispetto ai 12 mesi precedenti. Non è sufficiente che la nuova assunta “rimpiazzi” una posizione già esistente.

Ci sono poi altri requisiti, ovvero:

  • nessun licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo o collettivo nei 6 mesi precedenti l’assunzione nella stessa unità produttiva;
  • nessun licenziamento per giustificato motivo oggettivo nei 6 mesi successivi all’assunzione incentivata – in caso contrario scatta la revoca del beneficio e il recupero delle somme già fruite;
  • il rispetto della regolarità contributiva (DURC in regola);
  • applicazione del CCNL firmato dai sindacati comparativamente più rappresentativi, con trattamento economico non inferiore a quanto previsto.

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Come si fa domanda

Le istruzioni operative sono contenute nella circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026. La domanda va presentata tramite la piattaforma INPS dedicata agli incentivi all’assunzione, che – al momento della pubblicazione della circolare – era in fase di attivazione.

L’INPS effettua un monitoraggio continuo del limite di spesa: se il tetto rischia di essere superato, l’Istituto sospende l’accoglimento di nuove richieste. Presentare la domanda in tempi ragionevoli è quindi una scelta prudente.

Se vuoi capire se la tua azienda ha i requisiti per accedere al Bonus donne 2026, o hai bisogno di supporto nella gestione delle pratiche INPS, rivolgiti a un consulente del lavoro o a uno studio specializzato in diritto del lavoro: un professionista può valutare la tua situazione specifica e guidarti passo dopo passo.

Bonus assunzioni donne – Domande frequenti

Il Bonus donne 2026 vale anche per le assunzioni part-time?

Sì, il contratto a tempo indeterminato part-time è espressamente ammesso. L’esonero si calcola sui contributi effettivamente dovuti per quella lavoratrice, nel rispetto del tetto mensile.

Cosa succede se licenzio la lavoratrice dopo sei mesi dall’assunzione?

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo entro sei mesi dall’assunzione incentivata comporta la revoca dell’esonero e il recupero di quanto già fruito da parte dell’INPS

C’è un limite di età per le lavoratrici?

No, il Bonus donne 2026 si applica a donne di qualsiasi età, purché in possesso dei requisiti di svantaggio occupazionale previsti dal Regolamento UE n. 651/2014.

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Gregorio Gentile
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Appassionato di scrittura per il web e di diritti dei lavoratori, collabora con la redazione di deQuo per alimentare il suo desiderio di giustizia nel mondo.
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