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Reddito di libertà per le donne vittime di violenza: cos’è, a chi spetta, a cosa serve

In Italia esiste una misura ideata per supportare economicamente le donne vittime di violenza economica, che hanno già chiesto l'aiuto di un centro antiviolenza: il reddito di libertà. Quest'anno può essere richiesto dal 12 maggio al 31 dicembre 2025, fino ad esaurimento delle risorse disponibili (purtroppo ancora insufficienti per coprire i bisogni di tutte).

reddito di libertà per le donne vittime di violenza
  • Il reddito di libertà è un contributo statale rivolto alle donne che si trovano in un momento di particolare difficoltà.
  • Si tratta, nello specifico, delle donne vittime di violenza, che stano cercando di trovare una strada per rinascere.
  • Tali donne devono trovarsi in condizioni di povertà ed essere seguite da un centro antiviolenza, oltre ad avere la residenza in Italia.

Il cosiddetto Reddito di libertà è un contributo introdotto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 dicembre 2020, art. 3, comma 1

La misura è stata pensata per sostenere le donne vittime di violenza, con o senza figli minori, che sono già seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali, al fine di supportarle concretamente nel trovare la propria autonomia nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza

C’è infatti una forma di violenza che molte donne si trovano a vivere ogni giorno, in alcuni casi in modo inconsapevole perché i segni non sono visibili come in quella fisica, che è la violenza economica

Vediamo allora in che modo questo contributo statale appare come un incentivo sociale molto più profondo del mero beneficio economico, cosa è stato fatto finora e quali sono le risorse messe in campo per il 2025.

Reddito di libertà: cos’è

Il reddito di libertà è un sostegno economico, che corrisponde a un massimo di 500 euro al mese pro capite, erogato in un’unica soluzione, per un totale di 12 mesi

Questo importo rappresenta una base economica di partenza per favorire l’autonomia abitativa o la riacquisizione dell’autonomia personale, così come per garantire il percorso scolastico dei figli minori. 

Il reddito di libertà è stato finanziato con il “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza”, previsto dall’articolo 105-bis del decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, nella legge n. 77/2020. 

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Reddito di libertà: requisiti e come funziona

Le beneficiarie delle risorse disponibili vogliono essere sostenute a superare le proprie vulnerabilità, anche economiche, e a svincolarsi da un contesto di violenza domestica, attraverso la propria autodeterminazione. Nello specifico, il reddito di libertà si rivolge alle donne che si trovano in condizione di povertà, che deve essere dichiarata dal servizio sociale territorialmente competente, e seguite da un centro antiviolenza.

Il contributo si rivolge alle donne con la residenza in Italia, che siano:

  • cittadine italiane;
  • cittadine comunitarie;
  • cittadine di Stato extracomunitario, in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • straniere con lo status di rifugiate politiche o lo status di protezione sussidiaria.

La misura è cumulabile con altre forme di sostegno al reddito, come per esempio REM, NASpI, Cassa Integrazione Guadagni, Assegno Unico per i figli, assegno di inclusione, ecc.

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Reddito di libertà: domande online

Le domande devono essere presentate direttamente sul sito dell’INPS, utilizzando il modulo SR208 indicato di seguito, con il supporto dei Comuni.

Le istanze saranno quindi visionate dagli operatori comunali, che invieranno all’INPS soltanto quelle compilate debitamente, ai sensi ai criteri indicati nel D.P.C.M., tramite il servizio disponibile alla pagina “Trasmissione domande, istruzioni e software delle prestazioni sociali“.

Ci potranno essere tre esiti della domanda presentata, cioè:

  1. “Accolta in pagamento”;
  2. “Non accolta per insufficienza di budget”;
  3. “Accolta in attesa di IBAN”.

Le eventuali domande non ammesse per insufficienza di budget potranno eventualmente essere rivalutate in un momento successivo (solitamente, l’anno dopo), nell’ipotesi di respingimento di domande già presentate. 

È molto importante ricordare che, nella domanda, è necessario indicare:

  • il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso dalla richiedente – è compito del rappresentante legale del centro antiviolenza che la sta seguendo;
  • lo stato di bisogno rispetto a una situazione urgente o straordinaria, che deve essere certificato dal servizio sociale.

Per conoscere tutti i dettagli del reddito di libertà relativi al 2025, invitiamo a consultare la circolare INPS n. 54 del 5 marzo 2025 disponibile di seguito.

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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