Giurisprudenza

Buoni pasto: come funzionano e a chi spettano [novità 2020]

Quali sono stati i cambiamenti apportati dalla Manovra 2020 sui buoni pasto cartacei ed elettronici, in vigore dal 1° gennaio 2020.

I buoni pasto costituiscono uno dei benefit aziendali attraverso i quali i lavoratori dipendenti possono ottenere bevande e prodotti alimentari che corrispondono al valore del buono negli esercizi convenzionati, che in genere sono supermercati, ristoranti e pub, ma non solo.





La legge di Bilancio 2020 ha introdotto alcune novità interessanti relative all’uso e alla tassazione dei buoni pasto, che si propongono l’obiettivo di favorire una maggiore diffusione dei buoni pasto elettronici a discapito di quelli cartacei.





In questa guida saranno illustrati le diverse tipologie di buoni pasto esistenti, chiamati anche ticket restaurant, chi sono i soggetti che possono beneficiarne e quali sono le novità più importanti del 2020, che hanno portato alla modifica delle soglie di esenzione previste fino al 2019.







Buoni
pasto: i ticket cartacei e quelli elettronici





Esistono due tipologie di buoni pasto:





  1. i buoni pasto cartacei, che hanno in genere un valore di circa 5 euro o poco più e che possono essere utilizzati sia per fare la spesa sia per mangiare presso un ristorante convenzionato. Sono costituiti da un blocchetto di buoni e si consegnano al momento del pagamento, come se fossero delle banconote;
  2. i buoni pasto elettronici, che funzionano esattamente come quelli cartacei, ma sono dematerializzati. L’importo viene infatti caricato ogni mese su una tessera magnetica da utilizzare al supermercato o in ristorante come se fosse una sorta di bancomat, per il quale non è necessario l’utilizzo di un PIN.




Sui ticket cartacei viene riportato:









Nel caso dei ticket elettronici, i dati sopra riportati sono registrati direttamente sul supporto utilizzato per pagare. Alcune aziende scelgono poi di caricare i buoni pasto direttamente in busta paga, come importo aggiuntivo alla retribuzione del dipendente.





Non tutti i supermercati e i locali accettano i buoni pasto e ognuno può stabilire di accettarli soltanto per una determinata categoria di prodotti: in alcuni supermercati vengono infatti esclusi tutti i beni che non sono di tipo alimentare.





buoni pasto legge di bilancio 2020




Buoni pasto: a chi spettano





In Italia non esiste una normativa in base alla quale il datore di lavoro è obbligato a erogare i buoni pasto ai propri dipendenti. Per avere la certezza di averne diritto si consiglia sempre di controllare:









Nel caso in
cui fossero previsti, devono essere concessi:









Per quanto riguarda il valore dei buoni pasto, l’importo minimo è di 2 euro, mentre quello massimo è di 8 euro. Nel Decreto del MISE 122/2017, articolo 4, lettera d, viene stabilito che i buoni pasto “non sono cedibili, né cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare”.





Buoni pasto: le novità 2020





Fino al
2019 i buoni pasto erano soggetti a detassazione:









Nel 2020 la situazione viene invertita, nella misura in cui sarà prevista una detassazione:









La Legge di Bilancio 2020 mira a fare in modo che i ticket restaurant vengano utilizzati dai titolari effettivi, cosa che spesso non succede nel caso dei buoni cartacei, e di favorire l’utilizzo da parte delle aziende dei ticket elettronici.





Buoni pasto: decorrenza modifiche Legge di
Bilancio 2020





La novità è stata presentata nell’articolo 1 comma 677 della Manovra 2020, con la Legge n. 160/2019, che ha modificato l’articolo 51 comma 2 del Testo unico delle imposte sui redditi. Le modifiche apportate entreranno in vigore per i buoni pasto assegnati dal 1° gennaio 2020.





Per quelli
relativi al 2019, che sono stati erogati ai dipendenti entro il 12 gennaio
2020, varrà il “principio di cassa allargato”, ovvero saranno applicati gli
importi esenti da tassazione relativi al 2019, ovvero:









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Buoni pasto: tassazione e vantaggi





I buoni pasto non costituiscono reddito per il dipendente, ma sono esenti da tassazione solo per le soglie di esenzione indicate in precedenza, ovvero fino a 4 euro per i ticket cartacei e 8 euro per quelli elettronici.





Per gli importi eccedenti le cifre indicate sono pertanto previsti:





  1. i contributi INPS;
  2. la tassazione IRPEF. 




Per quanto riguarda l’azienda che lo acquista per distribuirli ai dipendenti, sono previsti alcuni vantaggi: avrà infatti diritto all’IVA al 4%. I benefici sono differenti:









Buoni pasto: cosa
succede durante la maternità obbligatoria





La fase di maternità obbligatoria e quella di maternità anticipata vengono considerate alla stregua di ore di lavoro effettive, così come le ore di allattamento. Per questo motivo le lavoratrici subordinate, del settore pubblico o privato, che sono solite ricevere un buono pasto, ne avranno diritto anche:









Non sono previsti, invece, buoni pasto in occasione del congedo parentale.





Buoni pasto: cosa fare in caso di scadenza





I buoni pasto sono caratterizzati da una scadenza che di solito corrisponde all’ultimo giorno dell’anno solare. Il termine di utilizzo viene sempre indicato sul blocchetto nel caso dei buoni cartacei e online nel caso in cui si disponesse di buoni elettronici, sul sito dell’azienda che ha erogati i ticket, e può essere verificato tramite l’utilizzo di username e password.





Il rimborso dei ticket restaurant scaduti non è sempre possibile e dipende in sostanza dagli accordi tra l’azienda e la società che si è occupata dell’emissione dei buoni pasto. Basterà rivolgersi all’ufficio del personale della propria azienda per conoscere quali sono le procedure per la restituzione e il rimborso, nel caso in cui i ticket scaduti non fossero definitivamente inutilizzabili.





Buoni pasto – Domande
frequenti





Cosa cambia per i buoni pasto dal 1° gennaio 2020?

Dal 1° gennaio 2020 cambiano le soglie di esenzione relative ai buoni pasto: quella dei buoni cartacei passa da 5,29 euro a 4 euro, mentre quella prevista per i buoni elettronici sale da 7 euro a 8 euro. Se le aziende continueranno a erogare buoni pasto del valore di 5,29 euro, si dovranno pagare dei contributi sulla parte eccedente, ovvero 1,29 euro.

Il rincaro buoni pasto riguarda solo i cartacei?

La Manovra 2020 ha portato a una riduzione della soglia soggetta a detassazione solo per i ticket cartacei, per i quali il valore è sceso a 4 euro, 1,29 euro in meno rispetto al 2019. Al contrario, la detassazione per l’utilizzo dei ticket elettronici è salita da 7 a 8 euro: questo perché il Governo mira a favorire l’utilizzo dei ticket elettronici, in quanto i buoni cartacei vengono spesso utilizzati in modo poco lecito.

Cosa sono i buoni pasto elettronici?

I buoni pasto elettronici sono delle tessere dotate di banda magnetica, simili a un bancomat, sulle quali ogni mese il datore di lavoro carica l’importo dei buoni pasto che il dipendente può utilizzare per fare la spesa o mangiare in pausa pranzo. Non devono essere firmati come avviene per i ticket cartacei, ma sono tracciati e contengono al loro interno tutte le informazioni relative all’utilizzatore.

Da chi possono essere utilizzati buoni pasto?

I buoni pasto possono essere utilizzati dai lavoratori dipendenti, part time o full time, a prescindere dal fatto che il contratto sia a tempo determinato o indeterminato, ma anche dai soggetti con il quale è stato instaurato un contratto di collaborazione, ovvero tutti i soggetti che possono essere inquadrati nei redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.