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Cosa succede dopo la Cassazione?

Esiste ancora qualche rimedio per contestare una decisione negativa della Cassazione? Entro quali termini bisogna agire e quali errori possono giustificare un nuovo ricorso? Ecco una guida chiara e completa che ti illustra cosa succede dopo una sentenza sfavorevole della Suprema Corte e quali sono i possibili rimedi previsti dalla legge.

Cosa succede dopo la Cassazione
  • Se si perde in Cassazione, in alcuni casi previsti dalla legge è possibile rimettere in discussione la sentenza sfavorevole attivando alcuni rimedi straordinari.
  • Il ricorso per la revocazione della sentenza può essere proposto entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza oppure entro 6 mesi dalla sua pubblicazione.
  • Il ricorso alla CEDU può essere presentato entro 4 mesi dalla sentenza definitiva.

Quando la Corte di Cassazione emette una sentenza sfavorevole, si tende a pensare che ogni possibilità di tutela sia ormai definitivamente esaurita. Del resto, la Cassazione rappresenta il più alto organo giurisdizionale dell’ordinamento italiano e le sue decisioni sono generalmente considerate il punto di arrivo di un lungo percorso processuale.

Ma è davvero sempre così? Una pronuncia negativa della Suprema Corte chiude inevitabilmente ogni strada oppure l’ordinamento prevede strumenti eccezionali per contestare la decisione? Quali sono i casi in cui è possibile chiedere una nuova valutazione del provvedimento e, soprattutto, entro quali termini occorre attivarsi per non perdere i propri diritti? Ecco una guida pratica che risponde ai predetti interrogativi.

Quali sono i rimedi contro una pronuncia negativa della Cassazione?

La Corte di Cassazione non giudica nuovamente i fatti di causa, ma verifica se la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.

Quando la Cassazione rigetta il ricorso, la sentenza impugnata diventa normalmente definitiva, cioè passa in giudicato. La legge, tuttavia, prevede alcuni mezzi straordinari per rimetterla in discussione. Li analizziamo di seguito specificando come si presenta il ricorso e quali sono i termini per proporlo.

Se hai perso in Cassazione e desideri sapere se ci sono i presupposti per presentare un ricorso contro la sentenza sfavorevole, puoi contattare uno degli avvocati presenti su deQuo.

Ti consigliamo anche: Cosa succede se si perde in Cassazione?

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Cos’è e come funziona la revocazione della sentenza

La revocazione serve a correggere errori particolarmente gravi previsti dalla legge. Per le decisioni della Cassazione è ammessa soprattutto quando vi sia un errore di fatto, cioè quando la Corte abbia deciso sulla base di una percezione oggettivamente sbagliata degli atti processuali. Non basta sostenere che i giudici abbiano interpretato male la legge o valutato male il caso.

Si ha, per esempio, errore di fatto quando la Suprema Corte afferma che un documento non è mai stato depositato, mentre dagli atti risulta chiaramente che era presente nel fascicolo. Al contrario, non costituisce errore di fatto il semplice dissenso sulla motivazione della sentenza.

Altri casi per cui si può esperire la revocazione, secondo l’art. 395 c.p.c., sono:

  • dolo della controparte;
  • utilizzo di prove false;
  • scoperta di documenti decisivi non reperibili prima;
  • dolo del giudice accertato con sentenza passata in giudicato.

Potrebbe interessarti anche: Decreto penale di condanna: cosa comporta, quali sono i presupposti alla base, cosa succede dopo

Quali sono i termini per la revocazione?

L’art. 391-bis c.p.c. prevede termini molto rigidi. La domanda deve essere proposta:

  • entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza;
  • oppure, se la sentenza non è stata notificata, entro 6 mesi dalla pubblicazione.

Si tratta di termini perentori, nel senso che una volta scaduti, il ricorso è inammissibile.

Leggi anche: Calcolo termini processuali dies a quo

Come si presenta il ricorso per revocazione

La domanda si propone attraverso un ricorso redatto da un avvocato abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione. Nel ricorso devono essere indicati:

  1. la sentenza che si intende impugnare;
  2. l’errore denunciato;
  3. i motivi per i quali l’errore rientra nei casi previsti dalla legge;
  4. le richieste rivolte alla Suprema Corte.

La semplice riproposizione dei motivi già respinti dalla Cassazione porta normalmente all’inammissibilità del ricorso.

Ti consigliamo anche: Cos’è il ricorso, come funziona e quali sono le varie tipologie

Cosa si presenta il ricorso alla CEDU

Quando si ritiene che il processo abbia violato diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, può essere proposto un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Ti preciso, tuttavia, che:

  • la CEDU non è un quarto grado di giudizio;
  • non riesamina il merito della causa;
  • valuta soltanto eventuali violazioni dei diritti convenzionali.

Potresti approfondire leggendo: Ricorso CEDU: cos’è, termine, tempi e costi

Qual è il termine per il ricorso alla CEDU?

Il termine per proporre un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è di 4 mesi dalla decisione definitiva. Il ricorso deve essere completo e conforme alle regole della Corte di Strasburgo; l’invio di documentazione incompleta non interrompe il decorso del termine.

Leggi anche: Ho perso una causa ma non posso pagare: cosa succede dopo la sentenza di condanna

Cosa succede dopo la Cassazione – Domande frequenti

Cos’è l’errore di fatto che può giustificare la revocazione?

Si tratta di un errore percettivo evidente, per esempio quando la Corte ritiene inesistente un documento che invece era presente agli atti o viceversa. Non riguarda errori di valutazione giuridica o interpretazione della legge.

Posso chiedere la revocazione perché non condivido l’interpretazione giuridica della Cassazione?

No, il semplice dissenso rispetto all’interpretazione della legge o alla valutazione delle prove non costituisce motivo di revocazione.

La CEDU può annullare la sentenza della Cassazione?

No, la Corte di Strasburgo non annulla direttamente le sentenze nazionali, ma può accertare una violazione e condannare lo Stato a risarcire il danno o adottare misure adeguate.

Una sentenza della Cassazione può essere riaperta per effetto di una decisione della CEDU?

In alcuni casi specifici previsti dall’ordinamento, una pronuncia della CEDU può costituire il presupposto per ulteriori iniziative giudiziarie volte a rimuovere gli effetti della violazione accertata.

Quanto costa promuovere un rimedio contro una sentenza della Cassazione?

I costi dipendono dal tipo di azione, dal valore della controversia, dal contributo unificato eventualmente dovuto e dai compensi professionali. È opportuno richiedere un preventivo dettagliato.

Qual è il primo passo dopo aver ricevuto una sentenza sfavorevole della Cassazione?

Far esaminare immediatamente la decisione da un professionista per verificare se esistano errori di fatto o materiali, se siano presenti violazioni di diritti fondamentali, quali termini processuali siano applicabili, se vi siano concrete possibilità di successo di un rimedio straordinario.

Riferimenti normativi

  • art. 111 Costituzione – ricorso in Cassazione per violazione di legge;
  • art. 360 c.p.c. – motivi per i quali può essere proposto il ricorso per Cassazione;
  • art. 391-bis c.p.c. – correzione degli errori materiali e la revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione;
  • art. 395 c.p.c. – casi di revocazione;
  • art. 396 c.p.c. e seguenti – modalità di proposizione della revocazione;
  • art. 46 CEDU – obbligo degli Stati di conformarsi alle sentenze definitive della Corte europea;
  • art. 34 CEDU – soggetti legittimati a proporre ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo;
  • art. 35 CEDU – condizioni di ricevibilità del ricorso e il termine di 4 mesi dalla decisione interna definitiva per adire la Corte di Strasburgo;
  • Cass., Sezioni Unite, n. 8984/2018 – limiti dell’errore di fatto revocatorio;
  • Cass., Sezioni Unite, n. 31032/2019 – natura eccezionale della revocazione delle sentenze della Cassazione.
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