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Educazione sessuale obbligatoria in Italia: a che punto siamo

Ci sono davvero delle proposte in cantiere per rendere l’educazione sessuale e affettiva obbligatoria nelle scuole in Italia? Cosa prevede il Ddl Valditara? Facciamo il punto.

educazione sessuale obbligatoria nelle scuole
  • L’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è un tema politico di estrema importanza.
  • Attualmente, non esiste una legge sull’obbligo di insegnarla nelle scuole italiane. 
  • La maggior parte della popolazione italiana, però, ritiene che l’insegnamento scolastico possa essere un supporto concreto per la riduzione dei fenomeni e dei crimini d’odio

Secondo l’indagine “La scuola degli affetti””, condotta da Coop in collaborazione di Nomisma su un campione di 2.000 persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni, il 70% degli italiani sarebbe favorevole all’inserimento dell’educazione sessuale e affettiva tra le materie scolastiche obbligatorie

9 italiani su 10 ritengono, inoltre, che l’educazione su questi temi sarebbe fondamentale per ridurre la violenza di genere, in particolar modo i femminicidi, ancora oggi giustificati dalla narrazione di facciata in cui la vittima viene trasformata dai media nella causa delle sue sventure. 

L’Italia, tra l’altro, resta uno dei pochi Paesi europei a non avere ancora una normativa in materia. A lei si uniscono Ungheria, Bulgaria, Cipro, Romania, Lituania e Polonia. Nonostante, dal 1975, ci siano state almeno 16 proposte parlamentari per introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, ci troviamo ancora di fronte a un impasse. 

Ricordiamo allora quali sono stati i più recenti sviluppi in materia, quali sono i limiti e le imposizioni più criticate del disegno di legge Valditara sull’educazione all’affettività e alla sessualità.

Perché una legge sull’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole è più che necessaria

Come confermato dalla giornalista Milena Gabanelli, l’educazione all’affettività e alla sessualità è già obbligatoria nelle scuole di 20 Paesi europei, mentre l’Italia arranca, tra patriarcato imperante e bigottismo spicciolo. 

Citando le parole di UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), l’educazione sessuale permette ai bambini e ai ragazzi di sviluppare conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di realizzarsi, nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito che venga insegnata fin dalla tenera età. 

Ma se da un lato emerge che i genitori siano propensi a dialogare con i propri figli su queste tematiche e lo stesso accada negli scambi tra pari – gli adolescenti parlano sui social di sesso e relazioni con i loro coetanei, contribuendo a combattere, a modo loro, la violenza di genere – quello che manca ancora oggi è un approccio sistemico

In altre parole, una legge che favorisca il dialogo sulla sessualità e l’affettività non solo nelle scuole superiori, ma già a partire dalle scuole dell’infanzia. Perché è proprio lì che iniziamo a capire come va il mondo e come ci si dovrebbe comportare.

LEGGI ANCHE Transessualismo in Italia: com’è cambiata la legge 164 sulla transizione di genere

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Ddl Valditara: quali sono i limiti

Il disegno di legge Valditara sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuola (chiamato così dal nome del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara) ha dimostrato diversi elementi che vanno in contrapposizione a quanto esplicitato nel precedente paragrafo. 

In primo luogo, infatti, il ddl Valditara esclude a priori che l’educazione all’affettività e alla sessualità possa avere un suo spazio nelle scuole dell’infanzia e nella scuola primaria, attraverso quello che dovrebbe essere un percorso per gradi in cui le lezioni si basano su un approccio trasversale e calibrato in relazione all’età.

Toglie, dunque, alla scuola quello che le dovrebbe spettare di diritto: il compito di creare, fin dai primi anni di età, un ambiente libero dalle ideologie, in cui ogni bambino e bambina possa avere gli strumenti migliori per addentrarsi nel mondo degli affetti e della sessualità – e costruire così una società più equa e con meno “incidenti” rispetto a quella che conosciamo oggi. 

Ti suggeriamo di leggere Il nuovo reato di femminicidio in Italia nel Codice penale: cosa prevede il disegno di legge approvato in Senato

Cos’è il consenso informato preventivo

Uno dei punti più criticati della riforma è il cosiddetto “consenso informato preventivo“. Di cosa si tratta? In pratica, le iniziative di educazione sessuale, comprensive del materiale didattico che si intende utilizzare, devono essere concordate in anticipo.

I genitori, dunque, dovrebbero essere messi al corrente degli argomenti delle lezioni riguardanti la sessualità e potrebbero addirittura esonerare i figli dallo svolgimento di tali lezioni – si dovrebbero quindi fornire loro delle attività didattiche alternative.

Questo provvedimento è estremamente rischioso in quanto trasformerebbe la scuola in un ente privato della sua funzione pedagogica e democratica e minerebbe anche lo stesso ruolo dell’educazione sessuale. Quelli di prevenire i condizionamenti di genere

Sono proprio gli stereotipi di genere, infatti e purtroppo, a essere ancora profondamente radicati. E sono gli stessi che rappresentano la miccia e il fuoco che alimentano certe violenze e che vengono utilizzati in modo improprio da alcune forze politiche, soprattutto da quelle che hanno trasformato il gender in una minaccia e in un vero e proprio pericolo per i giovani e i giovanissimi. Come se la propria identità sessuale non dipendesse dalla percezione interiore, ma da quello che ci insegnano a scuola.

Approfondisci leggendo La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è legale?

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Le differenze con il Regno Unito

Se nel nostro Paese il dibattito sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuola rimane acceso, senza trovare una spinta verso un rinnovamento che vada incontro ai bisogni reali della collettività, ci sono nazioni in cui queste tematiche vengono affrontate già da tempo, con un approccio differente. 

È il caso del Regno Unito (ma non solo), in cui l’educazione sessuale è parte integrante del programma scolastico e ci sono delle linee guide approvate dal Governo in cui viene stabilito cosa insegnare in relazione all’età. 

In Italia, la possibilità di dare forma e spazio a iniziative individuali sull’argomento è limitata alle iniziative individuali, che però manifestano tutta la loro debolezza in quanto facoltative proprio perché è stato il Ministero dell’Istruzione a volere che fosse così. Un contrasto tra libertà e imposizione che viene sfruttato a vantaggio di chi si non vuole prendere la responsabilità di (ri)dare alla scuola un ruolo promotore dello sviluppo di bambini e adolescenti, anche a partire dalla sessualità. 

LEGGI pure Ddl disforia: quali sono le intenzioni del Governo

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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