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La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è legale?

La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità, spesso giustificata con motivi medici o sociali, viola i diritti umani ed è, pertanto, una pratica condannata dalle organizzazioni internazionali e illegale nella maggior parte dei Paesi

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  • La sterilizzazione forzata è un trattamento medico-chirurgico che comporta l’incapacità di procreare in modo permanente.
  • Le persone con disabilità sono sottoposte a sterilizzazione per una presunta incapacità nell’assunzione di obblighi inerenti alla genitorialità.
  • La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è vietata dal diritto internazionale, ma, in ogni caso, ancora oggi praticata.

La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è una pratica illegale, ancora oggi molto (troppo) diffusa. Sebbene la condanna verso tale procedura medica sia affermata a livello internazionale da diverse convenzioni e trattati, firmati da molti Paesi, continua a essere eseguita in altrettanto numerose aree del nostro pianeta.

A essere costrette a subire la sterilizzazione sono soprattutto le donne con disabilità intellettiva e psichica, perché ritenute non capaci di affrontare una gravidanza e assumere il ruolo di genitore. 

La sterilizzazione forzata delle persone con disabilità solleva questioni non solo di carattere etico, ma anche giuridico, come l’ottenimento del consenso informato e l’attribuzione a terzi (genitori, tutori e rappresentati legali) della facoltà di decidere sulla capacità di procreare

A oggi, non ci sono dati oggettivi effettivamente affidabili sul numero di trattamenti eseguiti, poiché molte Autorità statali tendono a oscurarle o, in ogni caso, a non farle emergere, con la conseguenza che si ha una scarsa rilevazione ufficiale. Cerchiamo quindi di fare il punto sotto il profilo legale.

Cosa si intende per sterilizzazione forzata

La sterilizzazione è un trattamento medico-chirurgico che comporta la condizione di sterilità permanente, ovvero l’incapacità di procreare in modo irreversibile.

Le tecniche, con le quali realizzare tale pratica non sono molte e consistono essenzialmente nella chiusura delle tube di Falloppio o in iniezioni con le quali sono somministrati farmaci anche di tipo contraccettivo.

Come qualsiasi trattamento medico, anche per la sterilizzazione necessita di autorizzazione da parte del soggetto che si sottopone alla procedura, il quale deve prestare il proprio consenso informato.

Ciò significa che la sterilizzazione come pratica in sé non è vietata, ma prevista anche in Italia, se scelta liberamente da un soggetto effettivamente informato e giustificata da motivi personali – per esempio, la volontà di non aver figli o altri figli, o per rischio della propria salute.

Pur non essendo vietata, per proprie ragioni etiche o deontologiche, il medico può rifiutarsi di eseguirla. La sterilizzazione è, invece, vietata se forzata, ovvero se eseguita senza il consenso del paziente o quando questi viene costretto. 

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Sterilizzazione forzata e disabilità

La pratica della sterilizzazione forzata è sovente connessa e associata alla disabilità.  Ciò in quanto la disabilità, in particolare cognitiva, è considerata ancora oggi una (aberrante) “giustificazione” alla esecuzione di procedure finalizzate a impedire naturalmente la procreazione. 

Tutto in ragione di una concezione paternalistica secondo cui una persona con disabilità non sarebbe in grado di prendersi cura di un bambino.

Simili disturbanti motivazioni alla pratica riguardano il “superiore interesse della persona”, consistente nell’evitare che una persona con disabilità, in quanto più a rischio di eventuali abusi, sia protetta da eventuali violenze.

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Consenso informato e sterilizzazione forzata

Il punto maggiormente controverso in tema di sterilizzazione forzata riguarda il consenso informato. Essendo la capacità di procreare un diritto personalissimo, cioè è un diritto soggettivo fondamentale, non può essere trasferito né ceduto a terzi.

Ciò nondimeno, nei Paesi in cui è prevista o quantomeno non espressamente vietata la sterilizzazione non consensuale, la legge autorizza terzi soggetti, generalmente tutore, rappresentante legale, amministratore o anche medico, ad acconsentire alla sterilizzazione di una persona con disabilità o a promuovere all’autorità giudiziaria la richiesta di procedere con l’esecuzione dell’intervento.

Il problema del consenso informato si pone sotto una angolazione diversa per le persone con disabilità, in particolare cognitiva. Tali soggetti non sempre sono in grado di comprendere la reale portata delle ripercussioni di tale pratica medica, con la conseguenza che, anche qualora manifestino il loro consenso informato, questo appaia viziato.

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La sterilizzazione forzata nel diritto internazionale

La sterilizzazione forzata di persone con disabilità è un tema etico, con evidenti ripercussioni politiche e legali e, pertanto, oggetto di ampio dibattito fra gli Stati.

A livello internazionale, la pratica della sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è considerata non legale e, pertanto, condannata in quanto viola i diritti umani, come il diritto alla dignità, all’integrità fisica.

Diversi trattati e convenzioni sanciscono la sterilizzazione forzata come un crimine. In particolare:

  • la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità afferma il dovere degli Stati di proteggere le persone con disabilità da ogni forma di violenza e abuso e invita i Paesi ad adottare misure legislative, sociali ed educative atte a evitare il verificarsi di tali pratiche;
  • la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, mira a eliminare qualsiasi forma di discriminazione, anche medico sanitaria, contro le donne;
  • lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale considera a tutti gli effetti la sterilizzazione forzata come un crimine contro l’umanità.

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Unione europea e sterilizzazione forzata delle persone con disabilità

In ambito europeo, si segnala un inaccettabile ritardo nella presa di posizione delle Istituzioni dell’Unione sul tema. La maggior parte degli Stati membri hanno firmato e ratificato le convenzioni e gli accordi internazionali, che condannano la sterilizzazione forzata delle persone con disabilità; in realtà pochi hanno introdotto, nella propria legislazione, una specifica disposizione normativa che la vieti espressamente

L’assenza di una chiara normativa in molti Paesi europei facilita l’esecuzione della procedura, previa richiesta di autorizzazione da parte di un Tribunale a seguito di consultazione della persona e del suo rappresentante legale. Si pensi, per esempio, a nazioni come Francia e anche Germania, dove alcuni dati, più volte riportati, confermano che nello Stato tedesco, nel 2017, il 17% di donne con disabilità è stato sottoposto a sterilizzazione forzata.

In Spagna, nel 2016, sono state denunciate più di un centinaio di sterilizzazioni forzate su donne con disabilità. Si segnala, al riguardo, una sentenza della Court of Protection, la quale ha affermato che, anche se la sterilizzazione è un intervento invasivo e permanente, con i rischi concreti, essa rappresenta la scelta più sicura e rispettosa degli interessi della donna incapace, la cui capacità di prendere decisioni è purtroppo compromessa in modo significativo [2015] EWCOP 4 – The Mental Health Trust & others v DD & BC).

Le motivazioni a tali trattamenti, in ogni caso, sono ritenute e classificate come eccezionali e hanno natura essenzialmente terapeutica, oltre ad avere carattere di urgenza.

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La sterilizzazione forzata di persone con disabilità in Italia

In Italia, la situazione non è molto diversa rispetto agli altri Paesi europei. Pur aderendo ai trattati internazionali con i quali la sterilizzazione forzata è fortemente condannata, non si rinviene una presa di posizione italiana sul tema.

Tale lacuna è, in parte, colmata dalla previsione di cui all’art. 32 Costituzione, secondo cui nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge in combinato disposto con l’art. 13, che disciplina la libertà personale.

Tale linea interpretativa è essenzialmente confermata dalle (per fortuna) poche Corti nazionali che, negli ultimi decenni, si sono occupate di apposite istanze, generalmente presentate da soggetti terzi (tutori e rappresentanti), che si occupano della cura di persone con disabilità.

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Avv. Debora Mirarchi
Esperta in diritto tributario
Laureata all’Università di Bologna, sono iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 2012. Negli anni, ho collaborato con studi operanti nel settore tributario, acquisendo una significativa esperienza nella consulenza nazionale e internazionale, con focus in materia di fiscalità. Unitamente all’esercizio della professione, ho coltivato la passione per la scrittura, collaborando, in qualità di autrice, con le principali riviste specialistiche di settore.
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