Lite temeraria: significato, presupposti e domanda riconvenzionale
Cosa si intende per lite temeraria, quali sono i presupposti alla base, come viene liquidato il danno subito e su quali elementi viene stabilito l'eventuale risarcimento.
Il termine lite temeraria indica un’azione legale o una difesa che viene intrapresa da un soggetto in modo temerario. Ciò significa che avviene con la consapevolezza di essere nel torto e di avere unicamente degli intenti di tipo dilatorio. Quali sono le conseguenze di una lite temeraria? Sulla base di quali elementi il giudice liquida il danno prodotto? In questo articolo approfondiremo il tema della lite temeraria, indagando sulla responsabilità aggravata e sulla quantificazione del danno.
Cosa si intende per lite temeraria
La lite temeraria è una controversia giudiziaria nata dalla malafede o dalla colpa grave di una delle parti. Chi agisce in giudizio con la consapevolezza di essere nel torto, o chi si difende solo con intenti dilatori, assume una responsabilità precisa: quella prevista dall’art. 96 del Codice di procedura civile, che disciplina la cosiddetta responsabilità processuale aggravata.
La norma stabilisce che se la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice – su istanza dell’altra parte – la condanna, oltre alle spese processuali, anche al risarcimento dei danni.
Il terzo comma dell’art. 96 c.p.c. prevede inoltre che il giudice possa condannare la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata a favore della controparte, anche in assenza di una prova puntuale del danno subito.
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Come si chiede la condanna per lite temeraria
La richiesta di condanna per lite temeraria va presentata nello stesso giudizio in cui si sono verificati i danni. Non è possibile aprire un procedimento separato: è il giudice di merito a valutare la responsabilità processuale aggravata e a liquidare il danno nella sentenza che chiude il giudizio.
In alcuni casi, la richiesta può essere formulata anche direttamente in Cassazione, ma solo se i danni sono ricollegabili in via esclusiva a quella fase del giudizio.
Una modalità pratica per far valere questo diritto è la domanda riconvenzionale: la parte convenuta che si vede citare in giudizio senza fondamento può chiedere, nello stesso processo, la condanna della controparte per lite temeraria. Si tratta di uno strumento processuale che consente di “rispondere” alla domanda principale chiedendo a propria volta un risarcimento.

Lite temerari e risarcimento danni
Per quantificare il danno, il giudice tiene conto di più elementi:
- la gravità dell’abuso processuale;
- l’incidenza della condotta sulla durata complessiva del processo;
- il peso dell’elemento soggettivo, cioè se si è agito con dolo o semplice colpa grave.
La Cassazione, con la sentenza n. 29234/2017, ha chiarito che l’accertamento dei requisiti – malafede, colpa grave o mancanza della normale prudenza – costituisce un apprezzamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità. Questo significa che la valutazione spetta al giudice di merito, e la Cassazione non può intervenire per rivalutare gli elementi concreti della vicenda.
Con la sentenza n. 26515/2017, sempre la Cassazione ha precisato che il giudice deve verificare, con una valutazione al momento della proposizione della domanda, se l’interessato fosse consapevole della probabile infondatezza della propria pretesa. A tal fine, si considerano anche gli orientamenti giurisprudenziali esistenti in quel momento e l’esito di eventuali istanze cautelari.
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Domanda di risarcimento
La richiesta per ottenere il risarcimento in caso di lite temeraria dovrà essere presentata nello stesso giudizio nel quale si sono verificati i danni subiti.
Sarà il giudice di merito adito ad occuparsi di verificare la responsabilità processuale aggravata e a stabilire a quanto ammonterà la liquidazione del danno.
La domanda per lite temeraria potrà essere richiesta anche direttamente in Cassazione, ma solo nell’ipotesi in cui i danni siano collegati in modo esclusivo a questa fase di giudizio.
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Calcolo del risarcimento
Per quanto riguarda la quantificazione del danno, il giudice prenderà in considerazione i seguenti elementi:
- la gravità dell’abuso;
- la sua incidenza sulla durata complessiva del processo;
- il peso dell’elemento soggettivo.
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Quando si applica il risarcimento
Si può applicare il risarcimento del danno derivante da una lite temeraria non solo nel giudizio ordinario, ma in tutte le fasi dei processi che culminino nella condanna alle spese. Vi rientrano anche il processo fallimentare e i procedimenti di volontaria giurisdizione.
Al contrario, non trova applicazione nei processi in cui non ci sia una parta soccombente e nei procedimenti in cui il risarcimento del danno derivi dall’esecuzione di un sequestro penale.
Quando si applica l’art. 96 c.p.c.
La responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. non si applica solo al giudizio ordinario: riguarda tutte le fasi processuali che prevedano una condanna alle spese, inclusi il processo fallimentare e i procedimenti di volontaria giurisdizione.
Non trova invece applicazione nei processi in cui non esista una parte soccombente, né nei casi in cui il danno derivi dall’esecuzione di un sequestro penale.
Lite temeraria e negoziazione assistita
La condanna per lite temeraria può scattare anche fuori dall’aula di tribunale. Se una parte riceve un invito alla negoziazione assistita e non risponde entro 30 giorni, o lo rifiuta senza giustificazione, può essere esposta a conseguenze analoghe. Lo stesso vale per chi si ritira in modo illegittimo da una procedura di mediazione obbligatoria.
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Qual è la responsabilità dell’avvocato in caso di lite temeraria?
Quando si parla di lite temeraria, una domanda ricorre spesso: può essere chiamato in causa anche l’avvocato che ha promosso o sostenuto l’azione temeraria? La risposta è articolata. L’art. 96 c.p.c. colpisce direttamente la parte processuale, non il suo difensore. La condanna al risarcimento ricade quindi sul cliente, non sull’avvocato. Tuttavia, il professionista non è del tutto immune da conseguenze.
Sul piano deontologico, l’avvocato è tenuto a non patrocinare cause manifestamente infondate. Il Codice deontologico forense vieta espressamente di assistere il cliente in iniziative giudiziarie che siano palesemente pretestuose o dilatorie. Chi viola questo obbligo rischia sanzioni disciplinari da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, che possono andare dall’avvertimento fino alla sospensione dall’esercizio della professione.
Sul piano civile, invece, il cliente che subisce una condanna per lite temeraria potrebbe rivalersi sull’avvocato se dimostra che il professionista lo ha convinto ad agire in giudizio nonostante la manifesta infondatezza della pretesa, senza informarlo adeguatamente dei rischi. In questo caso entra in gioco la responsabilità professionale del legale, disciplinata dall’art. 1176 c.c. in tema di diligenza, e dagli artt. 2229 e seguenti c.c. sulle professioni intellettuali.
In pratica, l’avvocato non risponde direttamente della lite temeraria davanti al giudice civile, ma può rispondere davanti all’Ordine professionale e, in certi casi, anche nei confronti del proprio cliente.
Cosa fare se sei vittima di una lite temeraria
Trovarsi coinvolti in un giudizio strumentale è una situazione tutt’altro che rara. Cause avviate per logorare la controparte, difese opposte solo per guadagnare tempo, azioni cautelari usate come leva di pressione: sono scenari concreti, che producono danni reali – economici e non solo.
L’art. 96 c.p.c. offre uno strumento di tutela preciso, ma per usarlo bene servono alcune accortezze:
- raccogliere fin dall’inizio tutta la documentazione utile a dimostrare la malafede o la colpa grave della controparte;
- formulare la richiesta di condanna per lite temeraria nel momento giusto e nelle forme corrette, preferibilmente già nelle prime difese o comunque prima della chiusura del giudizio;
- valutare se sia opportuno proporre una domanda riconvenzionale, qualora si rivesta il ruolo di parte convenuta;
- non trascurare la possibilità di agire anche in fase cautelare, quando i presupposti lo consentono.
La Cassazione ha nel tempo affinato i criteri con cui i giudici di merito devono valutare la responsabilità processuale aggravata, rendendo questo strumento più accessibile e meno eccezionale di quanto non fosse in passato. Oggi, chi agisce o resiste in giudizio con malafede sa che il rischio di una condanna è concreto.
Se hai il sospetto di essere vittima di una lite temeraria, la cosa più utile è parlarne subito con un avvocato: prima si interviene, più efficace sarà la tutela.
Lite temeraria – Domande frequenti
Quando è dimostrabile la malafede o la colpa grave della controparte, da far valere davanti al giudice nello stesso giudizio in cui si sono verificati i danni.
È la richiesta formulata dal convenuto, all’interno dello stesso processo, con cui si chiede la condanna della parte attrice per aver agito in malafede o con colpa grave.
Per difendersi in caso di lite temeraria è possibile presentare una richiesta di risarcimento danni: scopri come funziona nella nostra guida sulla lite temeraria.
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