Sono stato denunciato per stalking: cosa succede davvero, rischi, difesa e cosa fare subito
La ricezione di una denuncia per stalking è un fatto serio, che comporta una serie di rischi penali. Sapere come difendersi è importante per evitare errori e conseguenze future
- Il reato di stalking consiste in comportamenti ripetuti nel tempo, finalizzati a creare grave stato di ansia o paura o un cambiamento delle abitudini di vita della vittima.
- La denuncia per stalking può far scattare l’applicazione di misure cautelari.
- Sono sufficienti due condotte per realizzare il delitto di atti persecutori.
Ricevere una denuncia per stalking è una situazione da non sottovalutare sin da subito. In Italia, il reato di stalking, in gergo tecnico “atti persecutori“, introdotto solo di recente (Decreto Legge 23 febbraio 2009 n. 11, convertito nella Legge 23 aprile 2009 n. 38), può avere conseguenze molto serie: indagini, ammonimento, misure cautelari, divieti di avvicinamento e persino arresto nei casi più gravi.
Essere denunciati comporta “macchiarsi” di uno stigma difficile da togliere, ma non significa essere automaticamente essere colpevoli. Qualche volta le accuse, infatti, sono smontate dopo poco tempo, perché nascono in situazioni di forte conflittuali, fra coniugi e partner. Analizziamo questa situazione molto delicata, dal punto di vista della persona accusata.
Cosa significa essere denunciati per stalking
Il reato di atti persecutori, comunemente noto come stalking, di cui all’art. 612-bis c.p., si realizza mettendo in atto comportamenti ripetuti nel tempo, che provocano nella vittima un grave stato di ansia, paura o timore per la propria sicurezza, nonché un cambiamento delle abitudini di vita.
Sulla reiterazione degli atti persecutori, la nostra giurisprudenza è chiarissima e ferma: per la configurabilità del delitto è necessaria reiterazione di più condotte produttive di uno degli eventi del reato.
Ne consegue che non basta un singolo litigio per realizzare la condotta illecita, ma potrebbe essere sufficiente la concretizzazione di anche solo due condotte reali, che provochino nella vittima uno stato soggettivo di angoscia (Cass. sez. I, 29 settembre 2023, n. 39675).
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Cosa sono i comportamenti persecutori?
L’individuazione di condotte integranti il delitto di stalking è un aspetto molto difficile e controverso. Ciò in quanto non sempre e non in tutte le situazioni un comportamento, per quanto insistente, può configurare un atto persecutorio, punito dalla legge.
Per questo motivo, fermo restando che ogni azione deve essere valutata concretamente e inserita nella situazione specifica, in linea generale la prassi giudiziaria individua come stalking anche chiamate e messaggi continui e ossessivi, pedinamenti, appostamenti sotto casa o sul lavoro, minacce ripetute ecc. Nelle aule giudiziarie, è stato condannato come stalking anche il controllo dei e sui social.
Per configurare un reato di stalking, tali atti devono provocare nella vittima uno stato di ansia o paura, motivo del cambiamento dello stile di vita. In altri termini, non basta fare qualche chiamata in più per essere accusati del delitto, ma è necessario che questo comportamento abbia modificato il modo di vivere della persona offesa.
Come capire se ti hanno querelato per stalking
Se hai il sospetto di essere stato denunciato per stalking, per esserne sicuro, devi mettere in atto specifici comportamenti. In genere, il presunto autore del reato potrebbe non ricevere la notifica dell’atto di denuncia-querela da parte dell’ufficiale.
Se vuoi sapere se c’è una denuncia contro di te, devi presentare un’istanza ex art. 335 c.p.p. presso la Procura della Repubblica competente. Per farlo, avrai bisogno di un avvocato: potrai quindi chiedere alla Procura se il tuo nome risulta iscritto nel registro degli indagati.
Presentare tale richiesta è un diritto legittimo di ogni cittadino. Fatta questa importante premessa, devi però considerare che la formulazione di questa richiesta può anche avere un effetto controproducente, spesso sottovalutato, perché puoi provocare un allarme. In altre parole, potresti attirare l’attenzione degli uffici inquirenti, sebbene ciò non influisca legalmente sulla presunzione d’innocenza.
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Cosa succede dopo la denuncia-querela per stalking
Dopo la denuncia-querela presentata contro di te, non ricevi, dunque, necessariamente un avviso a casa. Si apre, invece, la fase delle indagini preliminari, che è coperta da segreto.
Il PM a cui è assegnato il fascicolo, con l’ausilio della Polizia giudiziaria per la parte investigativa, svolge i c.d. atti investigativi, finalizzati a raccogliere elementi di prova per valutare la reale responsabilità e fondatezza dei fatti indicati nell’atto di denuncia.
Il soggetto denunciato per il reato di stalking diventa ufficialmente indagato. Si tratta di una fase di fondamentale importanza, perché puoi iniziare non solo a smontare le accuse mosse, convincendo il PM della tua innocenza, ma anche a raccogliere elementi di prova necessari in caso di un eventuale rinvio a giudizio, per dimostrare la tua innocenza.
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Quando si applicano le misure cautelari?
Gli atti persecutori rientrano a pieno titolo tra i reati del c.d. Codice Rosso (Legge n. 69/2019). Ciò significa che l’ordinamento garantisce, in alcuni casi e in linea di massima, l’applicazione di tutele per la vittima, con tempistiche più rapide rispetto ad altre fattispecie delittuose.
Subito dopo la presentazione della denuncia- querela, è previsto l’obbligo di comunicazione immediata, anche in forma orale, al PM. Entro tre giorni, la presunta vittima è ascoltata dagli inquirenti direttamente dal PM o dalla polizia giudiziaria, con decreto motivato.
In presenza dei presupposti, anche prima dell’inizio del processo, è prevista l’attivazione di misure cautelari, finalizzate a interrompere la condotta delittuosa per proteggere l’incolumità della vittima.
Come già anticipato, seppur non automatica, in diverse occasioni, la giurisprudenza più garantista ha stabilito che, anche per l’applicazione delle misure cautelari, sia sufficiente la realizzazione di due condotte (Cass., 21 gennaio 2010, n. 6417).
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Quali sono le misure cautelari per lo stalking?
Subito dopo la denuncia- querela, in casi particolarmente gravi, potrebbero essere attivate misure cautelari per tutelare la vittima di stalking. Si tratta di strumenti nuovi, previsti dalle ultime riforme in tema di reati contro la persona, a disposizione della magistratura per tutelare la vittima in attesa del giudizio.
Fra le principali e più frequentemente misure applicate in caso di reato di stalking, vi sono:
- il divieto di avvicinamento e contatto che include anche l’allontanamento da casa, se commesso in ambito familiare;
- l’obbligo di braccialetto elettronico;
- gli arresti domiciliari;
- la custodia cautelare in carcere nei casi estremi.
Tali misure sono diverse e, se applicate tempestivamente, potrebbero evitare la realizzazione di eventi più tragici. Almeno sulla carta: purtroppo, a seconda delle situazioni, non sempre sono efficaci.
A titolo informativo, può essere utile sapere che l’ammonimento del questore in caso di stalking rappresenta una misura cautelare preventiva, che può essere chiesta prima ancora della querela da parte della vittima. Se lo stalker non rispetta questa forma di avvertimento ufficiale, il reato diventa procedibile d’ufficio – la denuncia può arrivare da chiunque sia a conoscenza del reato.
Cosa fare e come difendersi da una denuncia di stalking
Anche se si tratta di un reato caratterizzato (comprensibilmente) da un elevato disvalore sociale, ci si può difendere dimostrando la propria innocenza – se sai di non avere commesso atti persecutori e ti hanno accusato ingiustamente di stalking.
In tale ipotesi, è fondamentale non contattare la vittima in nessun modo. Sebbene possa essere istintivo e naturale, mettersi in contatto con la persona che ha presentato la denuncia può aggravare la tua situazione, pure se l’obiettivo è solo chiedere spiegazioni, anche per il tramite di persone terze.
Dovresti anche conservare tutta la documentazione che riporti i contatti che avete avuto nel tempo – mail, messaggistica e un registro di eventuali chiamate. Altrettanto importante è non cancellare nessun messaggio, anche se in qualche modo offensivo o compromettente. Questo, spesso sottovalutato, può essere molto controproducente, oltre a non consentirti di spiegare e costruire una difesa adeguata.
Passo imprescindibile è, poi, rivolgersi a un avvocato penalista specializzato in reati che riguardano la persona fisica, per farti consigliare su come agire sin dalle prime fasi e per costruire un’eventuale difesa in giudizio (necessaria, a maggior ragione, se sei colpevole).
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