Il catfish è un reato in Italia?
Identità false online, sostituzione di persona e truffa: cosa rischi (e cosa rischia chi ti inganna) quando si parla di catfishing - e come tutelarti concretamente.
- Creare un’identità falsa online per ingannare qualcuno, tramite quello che prende il nome di catfishing, può configurare il reato di sostituzione di persona ex art. 494 Codice penale.
- Se all’inganno si aggiunge un danno economico, si aggiunge anche il reato di truffa ex art. 640 Codice penale.
- Le vittime di catfishing hanno strumenti legali concreti per tutelarsi, anche quando il responsabile è difficile da identificare.
Il termine “catfish” viene dall’inglese e indica chi crea un profilo falso sui social o sulle app di incontri per ingannare un’altra persona – spesso a fini sentimentali, economici o sessuali. Il fenomeno è in crescita: secondo il report annuale della Polizia Postale, le truffe romantiche online – di cui il catfishing è una forma tipica – sono tra le segnalazioni in costante aumento in Italia. La legge italiana non usa questa parola, ma i comportamenti che descrive sono tutt’altro che impuniti. Vediamo perché.
Cosa si intende per catfish
Il catfishing è una forma di inganno digitale strutturata. Chi lo pratica di solito:
- crea un profilo falso con foto rubate ad altri utenti, spesso inconsapevoli;
- inventa una storia personale credibile per guadagnarsi la fiducia della vittima nel tempo;
- costruisce una relazione – sentimentale, amicale o professionale – basata su un’identità inesistente.
Lo scopo può essere emotivo (manipolazione affettiva), economico (richiesta di denaro o dati), sessuale (ottenere foto o video intimi) o semplicemente malevolo. In tutti questi casi, esistono norme del Codice penale che si applicano con precisione. Analizziamo nei prossimi paragrafi.
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Il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.)
Il reato più direttamente applicabile al catfishing è la sostituzione di persona, prevista dall’art. 494 del Codice penale. La norma punisce chi, allo scopo di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare danno a qualcuno, induce qualcuno in errore sulla propria identità. La pena è la reclusione fino a un anno.
Non è elevatissima, ma è un reato perseguibile a querela della persona offesa: questo significa che la vittima deve attivarsi per denunciare, preferibilmente entro tre mesi dalla scoperta del fatto.
La Cassazione ha confermato l’applicabilità di questa norma ai profili social falsi. Con la sentenza Cass. pen., sez. V, n. 25774/2012, i giudici hanno chiarito che creare un account con generalità altrui per ingannare terzi integra il reato di sostituzione di persona, anche in assenza di un contatto diretto con la vittima.
Approfondisci leggendo Delitto di sostituzione di persona: quando è reato
Quando scatta anche la truffa
Se l’inganno porta a un danno economico concreto – la vittima trasferisce denaro, acquista qualcosa, o sostiene spese su richiesta del catfisher – si aggiunge il reato di truffa ex art. 640 del Codice penale, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. In presenza di circostanze aggravanti, come l’uso del mezzo informatico o un danno di rilievo, le pene aumentano in modo significativo.
Le cosiddette “truffe romantiche” – in cui si finge una relazione sentimentale per poi chiedere denaro con pretesti vari – sono una forma molto comune di catfishing con truffa. Secondo i dati della Polizia Postale e delle Comunicazioni, nel 2023 sono stati registrati in Italia centinaia di casi con danni economici che in alcuni casi superano decine di migliaia di euro per singola vittima.
Foto intime e revenge porn
Se il catfisher ottiene foto o video intimi dalla vittima – facendosi passare per qualcun altro – e poi li diffonde o minaccia di farlo, si entra nel perimetro del reato di revenge porn, disciplinato dall’art. 612-ter c.p., introdotto dalla Legge n. 69/2019 (cosiddetto Codice Rosso). La pena prevista va da uno a sei anni di reclusione, con aggravanti se la vittima è in condizione di vulnerabilità. In questo caso, il catfishing diventa lo strumento per la commissione di un reato ancora più grave.
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Come tutelarti se sei vittima di catfish
Se scopri di essere stato vittima di catfishing, puoi:
- presentare una querela presso la Polizia di Stato, i Carabinieri o, preferibilmente, la Polizia Postale, che ha competenze specifiche sui reati informatici;
- raccogliere e conservare tutte le prove disponibili – screenshot delle conversazioni, profili, messaggi, eventuali ricevute di pagamento;
- richiedere la rimozione del profilo falso alla piattaforma, ai sensi del Regolamento GDPR e dei termini di servizio del social network coinvolto;
- chiedere il risarcimento del danno in sede civile, se hai subito un danno economico o morale documentabile.
Identificare il responsabile non è sempre immediato, ma la Polizia Postale dispone di strumenti investigativi specifici per risalire all’identità reale dietro un profilo falso, anche quando questo usa VPN o account anonimi.
Sei vittima di catfish? Parla subito con un avvocato. La tutela legale in questi casi è reale, ma richiede di muoversi correttamente fin dai primi passi – soprattutto nella raccolta delle prove, che online si cancellano in fretta. Un avvocato specializzato in diritto penale o diritto informatico può guidarti nella presentazione della querela e nell’eventuale richiesta di risarcimento.
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