Pensione dei parlamentari: dopo quanti anni spetta, requisiti e calcolo
La pensione dei parlamentari si calcola con il sistema contributivo dal 1° gennaio 2012. Scopri a che età spetta a deputati e senatori, quanti anni di mandato servono e che fine hanno fatto i vecchi vitalizi.
- La pensione dei parlamentari segue il sistema contributivo dal 1° gennaio 2012 e spetta a 65 anni di età, dopo almeno 5 anni di mandato effettivi.
- Ogni anno di mandato oltre il quinto riduce di un anno l’età richiesta, fino al limite di 60 anni.
- I vecchi vitalizi sono stati ricalcolati con il metodo contributivo, alla Camera dal 1° gennaio 2019, con la delibera n. 14 del 2018.
La pensione dei parlamentari funziona come una pensione contributiva: l’importo dipende da quanto è stato versato durante il mandato. Deputati e senatori versano una quota della propria indennità e, al raggiungimento dei requisiti, ricevono un assegno mensile.
Il diritto nasce a 65 anni di età, con almeno cinque anni di mandato effettivi – questo vale sia per la Camera dei deputati, sia per il Senato. Vediamo meglio come funziona, a quanto ammonta e come si matura.
Come funziona la pensione dei parlamentari?
L’indennità parlamentare è prevista dall’articolo 69 della Costituzione. L’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 affida agli Uffici di Presidenza delle Camere il compito di fissarne l’importo mensile. Il tetto è il dodicesimo del trattamento massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione.
La pensione, invece, è disciplinata da atti interni. Alla Camera la svolta è arrivata con le deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza del 14 dicembre 2011 e del 30 gennaio 2012. Per il Senato, invece, vale il Regolamento delle pensioni dei senatori, approvato dal Consiglio di Presidenza il 31 gennaio 2012.
Dal 1° gennaio 2012 l’assegno vitalizio, in vigore fin dalla prima legislatura repubblicana, è superato da un trattamento basato sul calcolo contributivo. La scelta arriva insieme alla riforma delle pensioni dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, che ha esteso il contributivo pro rata a tutti i lavoratori.
Spesso si confonde la pensione con l’assegno di fine mandato, che è un’altra voce. Alla Camera corrisponde all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo, o per una frazione non inferiore a sei mesi. Si finanzia con una quota dell’indennità che il deputato versa ogni mese in un apposito fondo.
A questo proposito, approfondisci con Cosa è il vitalizio del parlamentare in Italia?

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Quali sono i requisiti per la pensione dei parlamentari
I requisiti sono due e vanno rispettati insieme: l’età e gli anni di mandato. La pensione spetta infatti al compimento dei 65 anni. Per ogni anno di mandato ulteriore rispetto ai cinque richiesti, l’età si abbassa di un anno, con un limite minimo di 60 anni.
Facciamo qualche esempio:
- con 5 anni di mandato, un parlamentare va in pensione a 65 anni;
- 7 anni di mandato portano l’età della pensione a 63 anni;
- 10 anni di mandato o più consentono di ritirarsi dal mondo del lavoro a 60 anni.
Il diritto alla pensione richiede un mandato parlamentare di almeno 5 anni effettivi, quindi. Il requisito vale per i deputati cessati dal mandato, a prescindere da quando il mandato è iniziato.
Come si calcola l’importo della pensione?
Il sistema contributivo dei parlamentari è sostanzialmente analogo a quello dei dipendenti pubblici. Alla Camera i deputati versano d’ufficio un contributo pari all’8,80% dell’indennità parlamentare lorda.
Il calcolo cambia in base al momento in cui è iniziato il mandato:
- chi è stato eletto dopo il 1° gennaio 2012 riceve una pensione interamente contributiva;
- chi era in carica a quella data, o era già cessato e poi è stato rieletto, riceve una pensione pro rata.
Nel pro rata l’assegno è la somma di due quote. La prima è il vitalizio maturato definitivamente al 31 dicembre 2011, laa seconda è la quota contributiva relativa agli anni di mandato dal 2012 in poi. Questa regola si applica sia alla Camera, sia al Senato.
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Quando la pensione si sospende o si perde?
Il regolamento della Camera prevede la sospensione del pagamento in alcuni casi. Succede se l’ex deputato è rieletto al Parlamento nazionale, è eletto al Parlamento europeo o a un Consiglio regionale, oppure entra nel Governo come assessore regionale. La sospensione scatta anche per gli incarichi istituzionali incompatibili con il mandato parlamentare.
Con la deliberazione del 7 maggio 2015 l’Ufficio di Presidenza della Camera ha introdotto un’altra regola. Gli assegni vitalizi e le pensioni cessano per i deputati che hanno riportato condanne per reati di particolare gravità.
La pensione dei parlamentari prevede la reversibilità?
Anche la pensione dei parlamentari rientra tra i trattamenti che consentono la reversibilità, cioè il trasferimento ai familiari superstiti alla morta del titolare. La stessa segue le regole ordinarie, quindi si trasmette al coniuge superstite o all’unito civilmente, ai figli (in presenza di alcuni requisiti) e, in loro mancanza, ai genitori, o qualora non ci siano, a fratelli/sorelle.
Le aliquote cambiano in relazione al grado di parentela e corrispondono al:
- 60% dell’importo totale qualora vi sia solo il coniuge;
- 80% se rimane il coniuge con almeno un figlio che sia minore, studente, universitario, oppure a carico del dente causa;
- 100% se oltre al coniuge ci sono due figli, o più.
Oltre ai figli, la reversibilità può spettare ai nipoti minori se erano a carico del nonno o della nonna defunti.
Sei un ex parlamentare, un familiare che chiede un trattamento di reversibilità o hai un dubbio su requisiti e sospensioni? Ogni caso dipende dalle date del mandato e dal regolamento applicabile. Un avvocato esperto in diritto previdenziale può valutare la tua posizione e indicarti gli strumenti di tutela disponibili.
Pensione parlamentari – Domande frequenti
A 65 anni, con almeno cinque anni di mandato effettivi. Ogni anno di mandato in più abbassa l’età di un anno, fino a un minimo di 60 anni.
Sì, cinque anni effettivi di mandato sono il requisito minimo, insieme ai 65 anni di età. L’importo dipende dai contributi versati.
Dal 1° gennaio 2012 il vitalizio è stato abolito e superato dal sistema contributivo. Gli assegni maturati fino al 2011 sono stati ricalcolati con le delibere del 2018.
Riferimenti normativi
- articolo 69 della Costituzione;
- legge 31 ottobre 1965, n. 1261, articolo 1;
- decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, articolo 24, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;
- deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati del 14 dicembre 2011 e del 30 gennaio 2012 (Regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati);
- deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato del 31 gennaio 2012 (Regolamento delle pensioni dei senatori);
- deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati del 7 maggio 2015;
- deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati n. 14 del 12 luglio 2018;
- deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato n. 6 del 16 ottobre 2018.
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