Pensione di reversibilità dei parlamentari: chi ne ha diritto e quanto spetta
La pensione di reversibilità dei parlamentari spetta al coniuge, ai figli e, in alcuni casi, a genitori e fratelli dell'ex deputato o senatore. Ecco le regole di Camera e Senato, le percentuali e cosa è cambiato con il taglio dei vitalizi.
- La pensione di reversibilità dei parlamentari passa ai familiari superstiti dell’ex deputato o senatore secondo i regolamenti interni di Camera e Senato.
- Non segue, infatti, le regole INPS.
- Al coniuge spetta il 60% del trattamento, con un 20% in più per ogni figlio avente diritto, fino al 100%.
La pensione di reversibilità dei parlamentari è il trattamento che la Camera o il Senato versano ai familiari di un deputato o di un senatore dopo la sua morte. Non la gestisce l’INPS, in quanto ogni ramo del Parlamento la disciplina con un proprio regolamento interno, approvato dall’Ufficio o dal Consiglio di Presidenza. Il tema riguarda vedove, vedovi e orfani di ex politici nazionali: le regole ricalcano in parte quelle dei lavoratori comuni, ma presentano alcune differenze che vale la pena conoscere. Vediamo quali sono.
Come funziona la pensione dei parlamentari
Il punto di partenza è il trattamento di cui godeva, o avrebbe goduto, il parlamentare defunto. Fino al 2011 deputati e senatori maturavano un assegno vitalizio, calcolato con regole proprie e molto favorevoli. Con le deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza del 14 dicembre 2011 e del 30 gennaio 2012, la Camera ha superato il vitalizio.
Dal 1° gennaio 2012 è in vigore una pensione calcolata con il sistema contributivo, sostanzialmente analoga a quella dei pubblici dipendenti. Il Senato ha seguito la stessa strada con il Regolamento delle pensioni dei senatori, approvato dal Consiglio di Presidenza il 31 gennaio 2012.
Il nuovo sistema vale per intero, quindi, per chi è stato eletto dopo il 1° gennaio 2012. Per i parlamentari già in carica a quella data, o rieletti dopo, si applica invece un sistema pro rata: una quota di vecchio vitalizio maturata fino al 31 dicembre 2011, più una quota contributiva per gli anni successivi.
La reversibilità segue lo stesso schema: se il parlamentare percepiva un vitalizio, ai familiari spetta un assegno vitalizio di reversibilità. Se percepiva la nuova pensione, spetta una pensione di reversibilità calcolata sul trattamento contributivo o pro rata.
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Chi ha diritto alla reversibilità dell’ex parlamentare
Il Regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati del 2012 fissa le regole all’articolo 8. La reversibilità spetta ai familiari quando muore:
- un deputato che ha esercitato il mandato per almeno cinque anni;
- un ex deputato già titolare della pensione;
- un ex deputato che aveva maturato il diritto ma attendeva l’età per riscuoterla.
Le condizioni del familiare devono esistere al momento del decesso. Se vengono meno in seguito, la Camera revoca la pensione e può chiedere ai titolari, ogni due anni, la documentazione che ne prova il mantenimento.
Il primo beneficiario è il coniuge, che conserva il diritto finché resta nello stato vedovile. Con nuove nozze, quindi, la reversibilità cessa. Il coniuge separato perde il diritto solo se a suo carico c’è una sentenza di separazione con addebito passata in giudicato.
Il Regolamento richiama anche l’articolo 9 della legge n. 898/1970, cioè la legge sul divorzio. Per questo l’ex coniuge divorziato titolare di assegno divorzile può ottenere la reversibilità o una sua quota, alle condizioni previste da quella norma.
Chi sono gli altri beneficiari
Hanno diritto alla reversibilità anche i figli fino a 26 anni che erano a carico del parlamentare. Sono equiparati ai figli nati nel matrimonio i figli riconosciuti, quelli adottivi e i minori in affidamento preadottivo. Gli orfani inabili al lavoro hanno diritto a qualsiasi età, purché il loro reddito non superi un limite fissato dal Collegio dei Questori.
Se non ci sono coniuge e figli aventi diritto, la reversibilità passa ai genitori fiscalmente a carico del parlamentare defunto. In mancanza anche dei genitori, spetta a fratelli e sorelle, sempre a condizione che fossero fiscalmente a carico.
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Quanto spetta
L’articolo 9 del Regolamento della Camera stabilisce le aliquote di reversibilità, calcolate sul trattamento del parlamentare come segue:
- coniuge senza figli aventi diritto: 60%;
- coniuge con figli: 60% più il 20% per ogni figlio, fino a un massimo del 100%;
- un solo figlio, senza coniuge: 70%;
- due figli: 80%, divisi in parti uguali;
- tre o più figli: 100%, divisi in parti uguali;
- altri familiari: 15%.
Le percentuali per coniuge e figli coincidono con quelle della reversibilità dei lavoratori. La differenza principale riguarda i limiti di cumulo con i redditi.
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Come si chiede la reversibilità del parlamentare?
La domanda va presentata entro sei mesi dal decesso, con la documentazione che prova il diritto, secondo l’articolo 10 del Regolamento. La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo alla morte del parlamentare. La rata del mese del decesso spetta comunque per intero ai familiari con diritto alla reversibilità o, in loro assenza, agli eredi.
Se il parlamentare ha svolto mandati in entrambe le Camere, paga il ramo del Parlamento in cui ha esercitato il mandato per ultimo. Gli uffici di Camera e Senato, poi, si dividono la spesa in proporzione ai contributi versati presso ciascuno. La pensione di reversibilità è pignorabile solo nei limiti dell’articolo 545 del Codice di procedura civile, come le pensioni ordinarie.
La reversibilità di un ex parlamentare segue regole interne poco conosciute, con termini stretti e requisiti diversi da quelli INPS. Il caso si complica in presenza di un ex coniuge divorziato, di figli di più unioni o di un vitalizio ricalcolato. Un avvocato esperto in diritto del lavoro e previdenziale può verificare il tuo diritto, calcolare le quote e assisterti in caso di necessità.
Reversibilità parlamentari – Domande frequenti
No. La pagano direttamente la Camera o il Senato, secondo i propri regolamenti interni.
Il 60% del trattamento del defunto, che sale del 20% per ogni figlio avente diritto, fino al 100%.
Sì. Il Regolamento della Camera riconosce il diritto al coniuge finché resta nello stato vedovile.
Riferimenti normativi
- Costituzione, articoli 64 e 69;
- legge 1° dicembre 1970, n. 898, articoli 9 e 12-ter (disciplina del divorzio);
- legge 8 agosto 1995, n. 335 (riforma del sistema pensionistico);
- legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019);
- Codice di procedura civile, articolo 545;
- Regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera del 30 gennaio 2012, articoli 8, 9, 10, 11, 12 e 13;
- Regolamento delle pensioni dei senatori, deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato del 31 gennaio 2012;
- deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera n. 14 del 12 luglio 2018;
- deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato n. 6 del 16 ottobre 2018;
- Corte costituzionale, sentenza n. 237/2022.
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