16 mag 2021
Consulenza

Che significa presunzione di innocenza

Tutto quello che c'è da sapere sulla presunzione di innocenza come regola di giudizio, come regola di trattamento, nella Cedu e per la giurisprudenza.

L’espressione presunzione di innocenza viene utilizzata per indicare un procedimento giuridico in cui l’imputato non potrà essere considerato colpevole fino a quando non si verificherà la condanna definitiva

Il principio è presente nella Costituzione, ma lo si trova anche nella Cedu, ovvero la Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito con riferimento alla differenza tra la presunzione di innocenza come regola di giudizio e come regola di trattamento


Costituzione


Nell’articolo 27 comma 2 della Costituzione della Repubblica italiana si legge che “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Per questo motivo, la presunzione di innocenza viene anche chiamata “principio di non colpevolezza”. 

I primi a teorizzarla furono Pietro Verti e Cesare Beccaria, nel XVIII secolo. Qual è il momento in cui una sentenza diventa definitiva e, di conseguenza, la presunzione di innocenza perde di validità?

presunzione di innocenza

Cosa significa che una sentenza è definitiva


Una sentenza penale di condanna può considerarsi definitiva:


Presunzione di innocenza Cedu


Nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare all’articolo 6 comma 2, viene stabilito che “Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

Ai sensi di quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella sentenza Telfner contro Austria, la presunzione di innocenza può ritenersi violata qualora l’onere della prova sia invertito e gravi sulla difesa e non sull’accusa. 

Ad ogni modo, per la Cedu la presunzione di innocenza non è assoluta, in quanto gli Stati membri hanno la possibilità di perseguire un fatto oggettivo e non sono vietate le presunzioni di fatto e di diritto. 

Presunzione di innocenza come regola di giudizio


La presunzione di innocenza può operare come regola di giudizio: in questo primo caso l’imputato sarà innocente fino a prova contraria. Questo significa che sarà esonerato dal fornire qualsiasi tipo di onere probatorio. 

Al contrario, sarà l’accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato, fornendo delle prove che possano farlo condannare in modo certo. In mancanza di esse, l’imputato sarà prosciolto per il principio del dubio pro reo

Presunzione di innocenza come regola di trattamento


La presunzione di innocenza opera anche come regola di trattamento in quanto nel corso del giudizio non si potrà associare l’imputato al colpevole. A questo proposito, è bene precisare che nonostante fino all’emanazione della sentenza definitiva non si potrà considerarlo colpevole, al contempo sarà anche impossibile ritenerlo innocente. Questo limbo rende possibile l’eventuale applicazione di misure cautelari

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Effetti


Il principio di presunzione di innocenza genera i seguenti effetti:

  1. l’onere della prova grava sul pubblico ministero, il quale dovrà dimostrare l’eventuale colpevolezza dell’imputato;
  2. l’assoluzione dell’imputato in assenza di prove contro di lui o nel momento in cui sia stata dimostrata la sua innocenza;
  3. l’applicazione di misure cautelari, ma solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e qualora siano necessarie delle esigenze cautelari. 

Giurisprudenza


Riportiamo di seguito alcune sentenze della Corte di Cassazione sull’istituto della presunzione di innocenza. 

Cassazione n. 25922 del 2018


“Per quel che concerne il significato da attribuire alla locuzione «oltre ogni ragionevole dubbio», presente nel testo novellato dell’art. 533 cod. proc. pen. quale parametro cui conformare la valutazione inerente all’affermazione di responsabilità dell’imputato, è opportuno evidenziare che, al di là dell’icastica espressione, mutuata dal diritto anglosassone, ne costituiscono fondamento il principio costituzionale della presunzione di innocenza e la cultura della prova e della sua valutazione, di cui è permeato il nostro sistema processuale.

Si è, in proposito, osservato che detta espressione ha una funzione meramente descrittiva più che sostanziale, giacché, in precedenza, il «ragionevole dubbio» sulla colpevolezza dell’imputato ne comportava pur sempre il proscioglimento a norma dell’art. 530, comma 2, cod. proc. pen., sicché non si è in presenza di un diverso e più rigoroso criterio di valutazione della prova rispetto a quello precedentemente adottato dal codice di rito, ma è stato ribadito il principio, già in precedenza immanente nel nostro ordinamento costituzionale ed ordinario, secondo cui la condanna è possibile soltanto quando vi sia la certezza processuale assoluta della responsabilità dell’imputato“.

Cassazione n. 23925 del 2020


“La previsione normativa della regola di giudizio dell'”al di là di ogni ragionevole dubbio”, che trova fondamento nel principio costituzionale della presunzione di innocenza, non ha introdotto un diverso e più restrittivo criterio di valutazione della prova, ma ha codificato il principio giurisprudenziale secondo cui la pronuncia di condanna deve fondarsi sulla certezza processuale della responsabilità dell’imputato“.