Regolamento Rimpatri europeo: cos’è, come funziona e quali rischi comporta per i minori
Cosa cambia per i migranti in Europa, quali sono i passaggi ancora da percorrere e perché il testo attuale del Regolamento Rimpatri solleva dubbi seri sui diritti fondamentali.
Il Parlamento europeo ha approvato il 26 marzo 2026 il nuovo Regolamento Rimpatri, il testo normativo destinato a sostituire la Direttiva rimpatri del 2008. Con questo voto si apre la fase dei triloghi – i negoziati informali tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea – che porteranno al testo definitivo. Ma di cosa si tratta, cosa cambierà nella pratica e perché molte organizzazioni umanitarie si sono già mobilitate contro questo compromesso?
Cos’è il Regolamento Rimpatri e perché nasce
La normativa mira a creare regole comuni in tutta l’Unione europea per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi privi di un titolo di soggiorno valido. L’obiettivo dichiarato è rendere le procedure più rapide ed efficaci: oggi solo un quarto dei rimpatri stabiliti viene effettivamente eseguito.
Il sistema attuale è frammentato, con ogni Stato membro che applica la direttiva del 2008 in modo diverso. La proposta della Commissione europea risale al marzo 2025, e da allora ha attraversato mesi di negoziati interni, culminati nella posizione votata a Strasburgo.
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Come funzionerà
Il voto del Parlamento non cambia ancora nulla per chi si trova sul territorio europeo. Le regole vigenti restano in vigore fino all’entrata in vigore del testo definitivo, che richiederà ancora diversi mesi – se non un paio d’anni – tra negoziati, voto finale e periodo di transizione.
Nei prossimi mesi il negoziato si concentrerà su alcuni nodi tecnici, che riguardano:
- le garanzie procedurali e il diritto a un ricorso effettivo;
- la durata massima della detenzione nei centri di trattenimento;
- il “return hubs”, cioè centri di rimpatrio situati fuori dall’Unione europea;
- i criteri per definire un Paese terzo sicuro.
Sul piano operativo, il voto di Strasburgo rafforza il mandato politico della Commissione per lavorare su accordi di riammissione con Paesi terzi e ampliare il ruolo di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. I primi effetti concreti – nuovi memorandum, voli charter di rimpatrio – potrebbero arrivare già nei prossimi mesi, indipendentemente dal testo definitivo.
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Le criticità principali: cosa preoccupa esperti e organizzazioni
Il compromesso approvato e poi votato in plenaria ha sollevato molte critiche, non solo da parte delle ONG, ma anche di esperti delle Nazioni Unite e dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali. Abbiamo esaminato i punti poiù oscuri.
1. La detenzione estesa fino a 24 mesi
Il testo consente il trattenimento in detenzione fino a 24 mesi, anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati. La misura è formalmente indicata come “ultima istanza”, ma in assenza di alternative concrete il rischio è che diventi la norma. Questo contrasta con gli standard internazionali in materia di protezione dell’infanzia, che escludono la detenzione dei minori come compatibile con il loro superiore interesse.
2. L’assenza di una valutazione concreta del “superiore interesse del minore”
Il superiore interesse del minore è un principio cardine sia del diritto europeo che della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Nel testo attuale il richiamo a questo principio rimane generico: non ci sono criteri chiari su quando e come debba essere accertato prima di emettere o eseguire una decisione di rimpatrio, né sulle conseguenze che tale valutazione deve avere sul provvedimento finale.
3. I rimpatri verso Paesi senza legami significativi
Il regolamento prevede la possibilità di rimpatriare i minori – inclusi quelli non accompagnati – verso Paesi con cui non hanno nessun legame familiare, culturale o linguistico, e dove non esistono garanzie adeguate di accoglienza o protezione. Si tratta di una previsione particolarmente grave, perché espone persone già vulnerabili a situazioni di ulteriore rischio.
4. Il limbo giuridico per chi non può essere rimpatriato
Già oggi due minori su tre coinvolti in procedure di rimpatrio restano nell’Unione europea per anni, senza uno status giuridico stabile e senza accesso regolare ai servizi di base come sanità e istruzione. Il nuovo regolamento, nella sua forma attuale, non affronta questa situazione: rischia invece di ampliarla, aumentando il ricorso alla detenzione come unica “soluzione” disponibile.
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Il fronte delle organizzazioni contrarie
Venti organizzazioni della società civile – tra cui Amnesty International Italia, Save the Children, Caritas Italiana, ARCI, Oxfam e Terre des Hommes Italia – hanno lanciato un appello urgente al Parlamento europeo chiedendo di respingere il compromesso.
Secondo queste organizzazioni il testo contiene disposizioni incompatibili con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, tra cui il principio dell’effetto sospensivo dei ricorsi, che garantisce al ricorrente di non essere espulso mentre il suo caso è ancora pendente davanti a un giudice.
Le stesse organizzazioni avvertono che alcune norme potrebbero essere impugnate davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il rischio di stop o riformulazioni dopo l’entrata in vigore, moltiplicando il contenzioso e il carico amministrativo sugli Stati membri.

Cosa succede ora
Con il voto del 26 marzo 2026, la posizione del Parlamento è fissata. Si apre ora la fase dei triloghi: tavoli di negoziazione informale tra Parlamento, Consiglio (che rappresenta i governi dei 27 Stati membri) e Commissione europea. L’obiettivo è trovare un testo comune articolo per articolo.
Le posizioni di partenza sono abbastanza allineate sul rigore generale, ma restano distanze su alcuni punti: garanzie procedurali, limiti alla detenzione, monitoraggio indipendente dei centri di trattenimento. Le famiglie politiche che hanno votato contro il compromesso cercheranno di incidere su questi nodi durante il negoziato.
Solo dopo l’accordo nei triloghi il testo tornerà in aula per il voto finale del Parlamento e in Consiglio per l’adozione formale. Poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’UE e il periodo di transizione prima dell’entrata in vigore effettiva.
Per chi si occupa di diritto dell’immigrazione o tutela dei minori, i punti da seguire nei prossimi mesi sono:
- la definizione di “Paese terzo sicuro” e i criteri per i trasferimenti extraterritoriali;
- le garanzie di accesso alla tutela giurisdizionale durante le procedure di rimpatrio;
- la disciplina dei “return hubs” e la loro compatibilità con il principio di non-respingimento (non-refoulement);
- le disposizioni specifiche per i minori non accompagnati e le famiglie con figli minori.
Il regolamento, una volta approvato, sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nazionale – a differenza delle direttive. Questo significa che le sue disposizioni sostituiranno le norme nazionali sulle stesse materie, incluse quelle italiane in materia di trattenimento e rimpatrio degli stranieri.
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