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I matrimoni tra persone dello stesso sesso devono essere riconosciuti in ogni Stato membro UE

Una sentenza (storica) della Corta UE ha stabilito che i matrimoni contratti tra persone dello stesso sesso legalmente riconosciuti in uno Stato UE siano validi in tutti gli altri Stati.

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Redazione deQuo
25 Novembre 2025

La Corte di Giustizia UE ha stabilito un principio fondamentale: gli Stati membri hanno l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra due cittadini dell’Unione dello stesso sesso che sia stato legalmente contratto in un altro Paese UE in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e soggiorno.

Questa decisione è arrivata a seguito del caso di due cittadini polacchi sposati in Germania. Al loro rientro in Polonia, le autorità avevano rifiutato di trascrivere il certificato nei registri civili, appellandosi alla legge polacca che non contempla il matrimonio egualitario.

La CGUE ha bocciato questo rifiuto, ritenendolo contrario al diritto dell’Unione. Il mancato riconoscimento, infatti, viola sia la libertà di circolazione e soggiorno dei cittadini UE, sia il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Ai fini dell’esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell’Unione, gli Stati membri devono riconoscere lo stato coniugale legittimamente acquisito altrove.

La Corte ha precisato che, sebbene le leggi sul matrimonio restino competenza nazionale, i Paesi devono esercitarle nel rispetto del diritto UE, garantendo ai cittadini la certezza di poter proseguire la propria vita familiare anche al rientro nello Stato d’origine.

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matrimonio gay riconosciuto in tutte l'unione europea

Come funziona il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia?

In Italia, il matrimonio civile rimane riservato alle coppie eterosessuali. Per le coppie dello stesso sesso è stata invece introdotta la legge n. 76/2016, nota come Legge Cirinnà, che ha istituito l’Unione Civile.

L’Unione Civile è un istituto giuridico specifico che consente a due persone maggiorenni dello stesso sesso di formare una stabile convivenza. Questa viene formalizzata con una dichiarazione resa davanti all’ufficiale di stato civile e registrata in un apposito registro.

Per quanto riguarda il riconoscimento delle sentenze come quella della CGUE, l’Italia, pur non prevedendo il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, riconosce le Unioni Civili anche a quelle coppie che hanno contratto un matrimonio egualitario all’estero. In questi casi, il matrimonio viene trascritto in Italia come Unione Civile.

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Le coppie dello stesso sesso hanno gli stessi diritti delle coppie etero sposate?

La Legge Cirinnà ha stabilito che l’Unione Civile garantisce, in linea generale, diritti e doveri equivalenti a quelli previsti dal matrimonio, ma non li equipara totalmente in tutti gli aspetti.

Nella pratica, le persone unite civilmente godono di diritti quasi identici in materia successoria (eredità e legittima), pensione di reversibilità, obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, comunione dei beni (se non diversamente specificato), e diritti di visita in caso di malattia o carcere.

La principale e più significativa differenza risiede nell’assenza dell’obbligo di fedeltà e nell’ambito della filiazione. Le coppie unite civilmente non possono accedere congiuntamente all’adozione come le coppie sposate – sebbene siano permessi i casi di stepchild adoption a livello giurisprudenziale.

La pronuncia della Corte UE, pur non toccando direttamente la legislazione italiana, rafforza il principio che lo status coniugale acquisito legalmente all’estero debba essere riconosciuto per esercitare i diritti derivanti dalla cittadinanza UE.

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