L’Italia dovrà reintrodurre il reato di abuso d’ufficio
La nuova direttiva europea anticorruzione obbliga gli Stati membri a punire penalmente l'esercizio illecito delle funzioni pubbliche. Per l'Italia significa fare marcia indietro sulla riforma Nordio: l'abuso d'ufficio tornerà a essere un reato.
Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza – 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni – una nuova direttiva sulla lotta alla corruzione. Il testo, concordato con il Consiglio nel dicembre 2025, introduce per la prima volta un quadro penale comune a tutti gli Stati membri dell’Unione, con definizioni condivise dei reati, sanzioni minime più severe e responsabilità diretta delle imprese.
Per l’Italia le conseguenze sono concrete: il Paese sarà chiamato a reintrodurre, in qualche forma, il reato di abuso d’ufficio, cancellato nell’agosto 2024 con la cosiddetta riforma Nordio (legge n. 114/2024), voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Quella riforma ha eliminato l’art. 323 del Codice penale, motivando la scelta con la necessità di superare una norma ritenuta troppo vaga, accusata di alimentare il cosiddetto “timore della firma” – cioè la tendenza dei funzionari pubblici a bloccarsi di fronte alle decisioni per paura di finire sotto indagine.
Cosa prevede la direttiva anticorruzione
La direttiva UE anticorruzione non reintroduce la vecchia formulazione italiana del reato, ma ne recupera la sostanza attraverso la categoria dell’“esercizio illecito delle funzioni pubbliche”. Gli Stati membri sono obbligati a punire penalmente le “violazioni gravi della legge” commesse intenzionalmente da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, o nel mancato compimento di un atto dovuto.
Rientrano in questa categoria le decisioni adottate in violazione delle norme su appalti, concorrenza o imparzialità amministrativa, nonché le condotte volte a favorire indebitamente terzi o a danneggiare diritti altrui. Gli Stati mantengono un margine di adattamento e possono limitare l’applicazione a determinate categorie di funzionari.
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Gli altri reati che tutti gli Stati Ue dovranno punire allo stesso modo
Il cuore della direttiva è l’armonizzazione delle fattispecie penali legate alla corruzione. Per la prima volta, tutti i Paesi membri dovranno qualificare nello stesso modo una serie di comportamenti: la corruzione nel settore pubblico e privato (sia attiva che passiva), l’appropriazione indebita, il traffico di influenze e l’ostruzione della giustizia. Si tratta di un’armonizzazione minima: gli Stati restano liberi di prevedere norme più severe, ma non più permissive.
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Pene più alte e responsabilità delle imprese
La direttiva fissa livelli minimi di pena comuni. I reati più gravi devono essere puniti con pene detentive fino ad almeno cinque anni. Accanto alla pena detentiva sono previste sanzioni accessorie: multe, interdizione dai pubblici uffici, esclusione dagli appalti e perdita di autorizzazioni.
Una novità rilevante riguarda le persone giuridiche: le aziende possono essere sanzionate se il reato è stato commesso nel loro interesse. Le multe possono arrivare fino ad almeno il 5% del fatturato mondiale annuo, oppure a importi fissi fino a 40 milioni di euro per i reati più gravi. In pratica, se un dirigente corrompe un funzionario per ottenere un appalto, la responsabilità non ricade solo sulla persona fisica, ma anche sull’azienda.

Più poteri per le indagini e la cooperazione tra Stati
La direttiva UE rafforza la cooperazione tra le autorità nazionali e gli organismi europei, come l’Ufficio europeo per la lotta antifrode e la Procura europea. Viene inoltre estesa la giurisdizione degli Stati: un Paese potrà perseguire un reato commesso all’estero se coinvolge un proprio cittadino o un’impresa stabilita sul suo territorio.
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