Il ristorante può farti pagare di più se togli un ingrediente? Quando il sovrapprezzo è legittimo
Sono al ristorante e chiedo un piatto senza un ingrediente. Sullo scontrino mi fanno pagare un costo aggiuntivo per questa richiesta: possono davvero farlo? Scopri come contestare addebiti non segnalati sul menu e quali sono i tuoi diritti di consumatore di fronte a variazioni ingiustificate del prezzo.
- La trasparenza dei prezzi nei pubblici esercizi è regolata principalmente dal Codice del Consumo e dalle norme sulla pubblicità dei listini.
- Ogni variazione richiesta dal cliente che comporti un onere aggiuntivo deve essere indicata preventivamente per iscritto nel menu.
- Il consumatore ha il diritto di contestare addebiti per servizi non resi o non specificati chiaramente prima del suo ordine.
La questione del sovrapprezzo applicato alla rimozione di un ingrediente è diventata un tema caldo in Italia dopo una serie di casi di cronaca che hanno sollevato accese discussioni sulla legittimità di tali pratiche.
Si pensi a quello verificatosi a Gera Lario, sul Lago di Como, dove un cliente ha dovuto pagare 2 euro per il semplice taglio di un toast a metà, o alla vicenda di Finale Ligure, dove sono stati addebitati 2 euro per un piattino vuoto destinato alla condivisione di una pietanza con un bambino. Ma si può fare?
Se chiedo di togliere un ingrediente da un piatto possono aggiungere un sovrapprezzo?
Dal punto di vista giuridico, quando un cliente ordina da un menu, sta accettando una proposta contrattuale a un prezzo determinato (articolo 1336 del codice civile – Offerta al pubblico).
Chiedere di togliere un ingrediente costituisce una proposta di modifica del contratto. Sebbene tecnicamente la rimozione di un componente riduca i costi vivi della materia prima per il ristoratore, la legge non vieta esplicitamente di applicare un costo per il “servizio” di personalizzazione, a patto che questo sia stato chiaramente comunicato.
Secondo l’analisi delle principali associazioni di consumatori, circa il 15% delle segnalazioni riguardanti la ristorazione negli ultimi anni riguarda proprio i costi extra considerati ingiustificati o non segnalati. La giurisprudenza tende a considerare vessatorie le clausole che impongono costi sproporzionati senza una contropartita di servizio reale.
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Cosa stabilisce la legge sulla pubblicità dei prezzi e i menu?
La normativa vigente, in particolare il Decreto Legislativo n. 114 del 1998, impone l’obbligo di esporre i prezzi in modo chiaro e leggibile. Nel settore della ristorazione, questo si traduce nell’obbligo di indicare nel menu non solo il costo dei piatti, ma anche le eventuali voci supplementari – come il coperto o i costi per le variazioni.
L’articolo 1341 del codice civile disciplina le condizioni generali di contratto. Le clausole che prevedono che i sovrapprezzi devono essere conosciuti o conoscibili dal cliente al momento della conclusione dell’accordo. Se il menu non specifica che la rimozione di un ingrediente comporta un costo di 1 euro o 2 euro, l’addebito finale in fattura può essere contestato.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha più volte ribadito che la trasparenza è il pilastro del rapporto tra esercente e cliente. Non è sufficiente una comunicazione verbale a posteriori; il prezzo deve essere scritto.
Se il ristoratore sostiene che la modifica del piatto richieda un lavoro extra in cucina (per esempio per evitare contaminazioni in caso di allergie), tale giustificazione tecnica deve comunque tradursi in un costo palese prima che il cliente confermi l’ordine.
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Esempi di sovrapprezzo
L’applicazione di un sovrapprezzo per togliere un ingrediente è una pratica che, pur non essendo vietata in senso assoluto dalla libertà d’impresa, si scontra spesso con i doveri di correttezza e buona fede (articolo 1375 cc), che devono guidare l’esecuzione di ogni contratto.
| Tipologia di supplemento | Possibile costo extra | Legittimità |
| Taglio del panino o toast | 1–2 euro | Legittimo solo se indicato nel menu |
| Piattino per condivisione | 0–2 euro | Spesso contestabile se non comunicato |
| Aggiunta di ingredienti | 0,50–3 euro | Legittimo se listino aggiunte è presente |
| Rimozione ingredienti | 0–1 euro | Raramente legittimo se non giustificato da servizio extra |

Cosa posso fare se mi addebitano un costo senza dirmelo?
Se al momento del conto noti voci non previste, come un sovrapprezzo per aver chiesto una pizza senza acciughe, la prima azione da compiere è la contestazione immediata al personale di sala o al titolare. In assenza di una specifica indicazione sul menu, sei legittimato a rifiutare il pagamento della sola voce contestata, saldando il resto del conto.
Qualora la discussione non porti a una risoluzione, puoi richiedere l’intervento della Polizia Municipale o dei nuclei della Guardia di Finanza per verificare la conformità dei listini prezzi esposti. Un errore comune è pagare e andartene sperando in un rimborso successivo; la contestazione sul posto è fondamentale per la tutela dei tuoi diritti.
È importante ricordare che il diritto alla salute e alla trasparenza è un principio cardine. Come sottolineato da esperti del settore, la fiducia del consumatore è un valore economico misurabile: i locali che adottano politiche di “hidden fees” (costi occulti) registrano un calo della clientela ricorrente pari al 30% nel lungo periodo.
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