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Come reagire a un controllo fiscale

Cosa fare, cosa evitare e quali strumenti mettere in campo per gestire al meglio i controlli fiscali e chiudere la partita con l’Agenzia delle Entrate

come reagire a un controllo fiscale
  • Con il controllo fiscale, l’Amministrazione verifica la correttezza della posizione fiscale del contribuente.
  • In caso di controllo fiscale, è necessario assolvere alle richieste dell’Ufficio e adottare una serie di atti e strategie diverse in ragione della tipologia di verifica.
  • A seguito di un controllo fiscale, il contribuente può scegliere se chiudere e aderire, pagando o impugnare le contestazioni.

Essere sottoposto a un controllo fiscale è sempre un qualcosa che, comprensibilmente, suscita ansia e preoccupazione Questo perché non si è sempre pronti o non sapere bene come reagire è la norma.

Non solo piccoli contribuenti privati, ma anche grandi imprese, multinazionali, nel momento in cui sono oggetto di verifica da parte della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate, si trovano a dover gestire richieste documentali, accessi e contestazioni, che possono sfociare in accertamenti fiscali e sanzioni rilevanti.

Il nostro ordinamento prevede, a tutela del contribuente, regole precise e limiti all’azione impositiva dell’Amministrazione, spesso poco conosciuti. Sapere cosa fare in caso di controllo fiscale, fin dalle prime fasi, consente di evitare errori, ridurre i rischi e, in molti casi, prevenire l’insorgere di contenziosi. In queste righe, ho scritto qualche suggerimento per te.

    Cos’è il controllo fiscale

    Il controllo fiscale è una procedura con la quale l’Amministrazione finanziaria verifica la correttezza degli adempimenti tributari, eseguiti da parte di contribuenti persone fisiche e giuridiche. 

    Per adempimenti tributari si intendono sia obblighi comunicativi (invio dichiarazione redditi, IVA ecc.), sia oneri di versamento (pagamento delle imposte) nel rispetto dei termini di legge.

    Il controllo può essere svolto con diverse modalità, che dipendono dalla tipologia di violazione che si contesta. È evidente che le strategie di reazione al controllo dipendono molto dalla modalità con la quale l’Amministrazione sottopone a esame un contribuente da un punto di vista fiscale.

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    Controllo fiscale automatizzato

    Il controllo fiscale automatico è una verifica finalizzata a controllare la conformità dei dati esposti nella dichiarazione dei redditi con le informazioni presenti nei database. Tale tipologia di controllo è disciplinata dagli art. 36-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (per le imposte dirette) e 54-bis del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (per l’IVA).

    Si tratta di un controllo limitato alla rilevazione standardizzata di errori formali o di mero calcolo, facilmente e rapidamente riscontrabili sulla base di un semplice match di dati, mediante l’utilizzo di procedure e strumenti informatici e, oggi, anche con l’ausilio della intelligenza artificiale.

    A livello pratico, per esempio, l’Agenzia, utilizzando specifici algoritmi, confronta i dati da te indicati in dichiarazione con le informazioni che ti riguardano contenute in altre banche dati (INPS, istituti di credito, ecc.).

    Forse ti interessa anche Mancata emissione dello scontrino fiscale: qual è la multa? Come regolarizzare la tua posizione

    come avviene il controllo fiscale

    Cos’è il controllo formale

    Il controllo formale è effettuato ai sensi dell’art. 36-ter del D.P.R. n. 600/1973. Si tratta di una procedura in parte diversa rispetto al controllo automatico, perché l’Agenzia, in tal caso, verifica che i dati esposti in dichiarazione siano conformi alla documentazione conservata dal contribuente e ai dati rinvenibili sulla base della consultazione di altre banche dati. 

    A differenza del controllo automatico, il controllo formale presuppone l’esame della documentazione in tuo possesso. In altri termini, con il controllo formale l’Agenzia verifica che i dati esposti in dichiarazione siano conformi alla documentazione da te conservata – e anche ai dati rilevabili nelle dichiarazioni presentate da altri soggetti o a quelli forniti da enti esterni, quali enti previdenziali e assistenziali.

    In questo caso non si tratta di un mero raffronto, ma vi è una, seppur minima, attività di valutazione da parte dell’Ufficio.

    Cosa succede al termine di controllo automatico o formale

    Un elemento importante da sapere è che tu vieni a conoscenza di essere stato sottoposto a controllo solo dopo che questo si è concluso e solo se l’Ufficio ravvisa un disallineamento di dati. Questo significa che, se tutto va bene, in alcuni casi, potresti anche non sapere di essere stato oggetto di verifica fiscale.

    Se vieni a conoscenza di un controllo automatico a tuo carico, generalmente, è perché l’Amministrazione ti ha notificato una comunicazione di irregolarità, con la quale:

    • ti spiega l’errore che hai commesso;
    • ti chiarisce le modalità per regolarizzarlo, pagando un importo a titolo di maggior imposta (se dovuta) e di sanzione.

    Se, invece, la contestazione che l’Ufficio locale ti muove richiede una valutazione più attenta, ti invia la c.d. comunicazione degli esiti del controllo formale e ti invita a presentare documentazione in tuo possesso.

    Scopri di più su Accertamenti fiscali: quanti anni indietro può controllare il Fisco?

    Cosa fare in caso di controllo automatico

    Se ricevi un atto conseguente a un controllo formale o automatico, devi adottare una serie di atti e strategie differenziate ma ugualmente strutturate. Nel caso del controllo automatico, prima di tutto devi comprendere i rilievi formulati dall’Ufficio e valutare la fondatezza.

    Per esempio, devi verificare la corrispondenza tra la dichiarazione dei redditi, i modelli F24 e gli importi indicati nella comunicazione di irregolarità. Se riscontri di aver effettivamente commesso un errore (es. nel calcolo dell’acconto IRPEF, perché hai considerato un costo non deducibile o una spesa non detraibile), puoi procedere al pagamento dell’importo richiesto, seguendo le modalità indicate nella comunicazione, beneficiando anche della riduzione delle sanzioni ed evitando l’iscrizione a ruolo.

    In caso contrario, ovvero se riscontri errori da parte dell’Ufficio, devi trasmettere chiarimenti e documentazione giustificativa entro i termini indicati, al fine di ottenere l’annullamento o la rettifica della pretesa.

    accertamento fiscale avviso

    Come procedere in caso di controllo formale

    In caso di controllo formale, la situazione è un po’ più articolata. L’Amministrazione ti chiederà di esibire documentazione a supporto dei dati dichiarati, in particolare con riferimento a oneri deducibili e detraibili, crediti d’imposta e ritenute subite.

    In questa fase è molto importante essere proattivi e inviare i documenti richiesti nel rispetto dei termini concessi dall’Ufficio. Consiglio di accompagnare la documentazione con una ricostruzione tecnica chiara e conforme alla normativa vigente, in modo da dimostrare la legittimità delle poste contestate.

    In questa fase, ti conviene rivolgerti a un avvocato esperto in materia fiscale, che potrà aiutarti:

    • nello svolgimento di attività pratiche, come l’individuazione della documentazione rilevante e conseguente invio;
    • ad evitare errori che possano peggiorare la tua situazione per chiudere la procedura in via amministrativa, limitando l’esposizione a sanzioni e contenzioso.

    Ti suggeriamo anche Quanti anni indietro può controllare la Guardia di Finanza? Ecco cosa sapere per non rischiare

    Cos’è l’avviso di accertamento fiscale

    Il controllo fiscale può essere eseguito anche con accertamento fiscale. L’accertamento rappresenta la modalità più incisiva e complessa dell’attività di controllo, esercitata dall’Amministrazione finanziaria, in quanto mira alla rettifica sostanziale della tua posizione tributaria.

    A differenza dei controlli automatizzati e formali, l’accertamento si fonda su valutazioni di merito, analisi economico-contabili e presunzioni, con potenziali effetti rilevanti in termini di imposte, sanzioni e interessi.

    L’attività accertativa può essere avviata a seguito di segnalazioni interne, analisi di rischio, anomalie dichiarative, ISA, indagini finanziarie o esiti di precedenti verifiche fiscali.

    Come avviene la fase accertativa 

    A livello concreto, l’avviso di accertamento è preceduto dalla fase di indagine tributaria, ovvero dalla c.d. verifica fiscale. Si tratta di un periodo durante il quale – l’Agenzia delle entrate o la Guardia di Finanza – controlla la tua posizione fiscale, chiedendoti di produrre documenti (dichiarazioni, fatture, ricevute, giustificativi di spesa, ecc.). 

    Oltre alle richieste documentali, l’Ufficio può anche procedere con accessi e ispezioni. Alla fine della verifica fiscale, l’Autorità emette e notifica il c.d. processo verbale di constatazione (PVC), che rappresenta un atto endoprocedimentale di fondamentale importanza. 

    Entro 60 giorni dalla notifica del PVC, hai diritto di presentare memorie difensive per dimostrare l’infondatezza delle contestazioni dell’Ufficio e aprire un contraddittorio con l’Agenzia. In caso contrario, l’Agenzia ti notifica l’avviso di accertamento che, a differenza del PVC, è un atto impositivo, cioè idoneo a produrre effetti giuridici ed economici rilevanti nei tuoi confronti.

    Scopri di più su Come scrivere una lettera anonima alla Guardia di Finanza

    consigli per reagire a un controllo fiscale

    Come reagire in caso di controllo con avviso di accertamento

    Quando il controllo fiscale si conclude con la notifica di un avviso di accertamento, anzitutto devi analizzare tecnicamente l’atto. Si tratta di un’attività altamente specializzata, che necessita dell’intervento di un legale esperto in materia tributaria.

    Ciò in quanto, ricevuto l’atto, occorre verificare:

    • la legittimità formale e sostanziale dell’accertamento;
    • la corretta indicazione dei presupposti di fatto e di diritto; 
    • il rispetto dei termini di decadenza.

    Una volta superato l’esame preliminare dell’atto, è essenziale controllare che le tue osservazioni eventualmente presentate in fase di verifica siano state quantomeno prese in considerazione – perché diversamente, tale mancanza, può costituire un vizio del procedimento. Un altro controllo può riguardare eventuali vizi di motivazione, errori di calcolo o utilizzo improprio di presunzioni.

    Adesione o ricorso contro l’avviso di accertamento

    Se l’atto non presenta vizi, che ne compromettono la validità e l’efficacia, devi scegliere fra le opzioni difensive disponibili, in base alla strategia che ti consiglierà il tuo avvocato e alla solidità della tua difesa.

    Puoi scegliere, se: 

    • proporre istanza di accertamento con adesione, tentando la strada della composizione stragiudiziale della controversia (evitando il giudizio e fruendo della sospensione dei termini per il ricorso) e definire la pretesa con riduzione delle sanzioni;
    • impugnare l’avviso di accertamento, con ricorso innanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto;
    • definire la pretesa, pagando le imposte o le maggiori imposte indicate nell’avviso, e versando i relativi interessi e le sanzioni ridotte. 

    Per scegliere se chiudere la partita con il Fisco in via amministrativa o andare avanti, cioè instaurare un contenzioso, devi valutare costi/benefici e fondatezza della tua posizione. 

    Una reazione tardiva o non assistita può comportare la definitività dell’atto e l’avvio delle procedure di riscossione; una gestione tecnica e tempestiva dell’avviso di accertamento, invece, ti consente di tutelare efficacemente i tuoi diritti e, in molti casi, di ridurre o annullare la pretesa fiscale.

    LEGGI ANCHE Segnalazioni all’Agenzia delle Entrate: come funzionano e come difendersi in caso di accertamento fiscale

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    Avv. Debora Mirarchi
    Esperta in diritto tributario
    Laureata all’Università di Bologna, sono iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 2012. Negli anni, ho collaborato con studi operanti nel settore tributario, acquisendo una significativa esperienza nella consulenza nazionale e internazionale, con focus in materia di fiscalità. Unitamente all’esercizio della professione, ho coltivato la passione per la scrittura, collaborando, in qualità di autrice, con le principali riviste specialistiche di settore.
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