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Come calcolare i contributi previdenziali nel regime forfettario?

Esempio di calcolo dei contributi previdenziali INPS previsti nel regime forfettario: dalla gestione separata INPS ai contributi obbligatori per artigiani e commercianti.

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Chi ha una partita IVA in regime forfettario sa bene che l’imposta sostitutiva è solo una parte di quello che deve versare allo Stato. C’è un’altra voce, spesso sottovalutata nella fase di apertura dell’attività: i contributi previdenziali all’INPS. Questo articolo spiega in modo chiaro come funzionano, chi deve pagarli, a quanto ammontano e quali agevolazioni si possono richiedere.

Regime forfettario: imposte e contributi non sono la stessa cosa

Il regime forfettario, introdotto dalla Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e modificato nel tempo, prevede un’imposta sostitutiva sul reddito: il 5% per i primi cinque anni di attività (per chi ha i requisiti), che sale al 15% al termine del periodo agevolato. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IVA, ma non sostituisce i contributi previdenziali, che vanno versati separatamente.

I contributi previdenziali sono quelli che finanziano la pensione futura e altre tutele (maternità, malattia). Nel regime forfettario si versano obbligatoriamente, indipendentemente dall’importo dell’imposta sostitutiva. Tuttavia, c’è un vantaggio: i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile, e riducono quindi la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva stessa.

A seconda del tipo di attività svolta, il forfettario si iscrive a una gestione previdenziale diversa. Le principali sono tre:

  • la Gestione Separata INPS, per i liberi professionisti senza cassa previdenziale di categoria;
  • la Gestione Artigiani e Commercianti INPS, per chi svolge attività di impresa artigianale o commerciale;
  • la cassa previdenziale di categoria, per i professionisti iscritti a un albo.

LEGGI di più su Gestione Separata INPS: cos’è, iscrizione e aliquote contributive

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Gestione Separata INPS: chi vi aderisce e quanto si paga

Rientrano nella Gestione Separata INPS tutti i liberi professionisti che non appartengono a un ordine professionale e non hanno una cassa previdenziale dedicata. Sono esempi tipici i consulenti, i copywriter, i web designer, i traduttori, i social media manager.

L’aliquota contributiva per i professionisti senza altre forme di previdenza obbligatoria è del 26,07% per il 2025 (Circolare INPS n. 27 del 30 gennaio 2025). Chi invece ha già una copertura pensionistica – per esempio perché lavora anche come dipendente – versa una quota ridotta al 24%.

Il punto di partenza per il calcolo è il reddito imponibile, che nel regime forfettario non coincide con il fatturato. Si ottiene moltiplicando i ricavi lordi per il coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO dell’attività. Per la maggior parte dei professionisti senza cassa, il coefficiente è del 78%.

Esempio pratico gestione separata

Un consulente freelance con un fatturato annuo di 30.000 euro calcola così i suoi contributi:

  • reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 euro;
  • contributi INPS: 23.400 × 26,07% = circa 6.100 euro.

A differenza di artigiani e commercianti, non esiste nessuna riduzione del 35% dei contributi per chi è in regime forfettario iscritto alla Gestione Separata.

Quando si paga? I contributi della Gestione Separata si versano in due momenti: entro il 30 giugno (saldo dell’anno precedente e primo acconto) ed entro il 30 novembre (secondo acconto), usando il modello F24.

Nel primo anno di partita IVA non si versano contributi: si pagano l’anno successivo all’apertura, versando sia il saldo dell’anno precedente che gli acconti dell’anno in corso. Questo può sorprendere chi non è preparato: al secondo anno, le scadenze si sommano.

esempio calcolo contributi previdenziali regime forfettario

Artigiani e commercianti in regime forfettario

Chi svolge un’attività di artigiano o commerciante si iscrive alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, e il meccanismo di calcolo è diverso rispetto alla Gestione Separata. I contributi previdenziali partono da un importo fisso (contributi sul minimale), e se si superano determinate soglie di reddito si pagano anche contributi applicando un’aliquota percentuale.

Il reddito minimale per il 2025 su cui si pagano i contributi è 18.555 euro: anche se si guadagna meno o non si guadagna nulla, il calcolo dei contributi parte da questo valore.

Sulla base della Circolare INPS n. 38 del 7 febbraio 2025, i contributi fissi sono pari a 4.460,64 euro per gli artigiani e a 4.549,70 euro per i commercianti.

Quando il reddito supera il minimale, si aggiunge una quota variabile:

  • gli artigiani versano il 24% sul reddito eccedente (25% oltre 55.448 euro);
  • i commercianti versano il 24,48% sul reddito eccedente (25,48% oltre 55.448 euro).

Quando si paga? I contributi fissi si versano in quattro rate trimestrali con modello F24, il:

  • 16 maggio;
  • 20 agosto;
  • 17 novembre;
  • 16 febbraio dell’anno successivo.

I contributi variabili, invece, seguono le scadenze fiscali ordinarie: saldo e acconti entro il 30 giugno e il 30 novembre.

LEGGI ANCHE Gestione INPS artigiani e commercianti: quali sono i contributi dovuti

Quali sono le agevolazioni contributive per l’anno fiscale 2025

Il regime forfettario porta con sé alcune riduzioni sui contributi che vale la pena conoscere. Valgono solo per artigiani e commercianti (non per la Gestione Separata). Esaminiamone alcune:

Riduzione del 35%

Chi è iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può richiedere una riduzione del 35% dei contributi INPS, come previsto dall’art. 1, commi 77-84, Legge 190/2014. L’agevolazione vale sia per la quota fissa che per quella percentuale. La riduzione non è automatica: va richiesta ogni anno tramite il Cassetto Previdenziale INPS, entro il 28 febbraio dell’anno in corso.

Riduzione del 50% per i nuovi iscritti nel 2025

Si tratta di una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (art. 1, comma 186, Legge 207/2024). Chi apre la partita IVA e si iscrive alla Gestione Artigiani o Commercianti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025 per la prima volta, può accedere a una riduzione del 50% sui contributi IVS (previdenziali), valida per 36 mesi. Le istruzioni operative sono state fornite con la Circolare INPS n. 83 del 24 aprile 2025.

Le due agevolazioni – il 35% e il 50% – non sono cumulabili.

contributi previdenziali regime forfettario esempio

Professionisti con cassa previdenziale di categoria

I professionisti iscritti a un albo – avvocati, medici, architetti, psicologi, commercialisti, ingegneri – non versano i contributi all’INPS ma alle rispettive casse previdenziali di categoria (Cassa Forense, ENPAM, Inarcassa, ENPAP, CNPADC e così via).

Ogni cassa ha le proprie regole, ma quasi tutte prevedono il versamento di: un contributo soggettivo, calcolato in percentuale sul reddito; un contributo integrativo, che si addebita al cliente in fattura; un contributo di maternità, fisso.

Chi appartiene a queste categorie deve verificare il regolamento della propria cassa, perché le aliquote, le scadenze e le eventuali agevolazioni cambiano da un ente all’altro.

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Contributi regime forfettario – Domande frequenti

I contributi INPS si calcolano sul fatturato o sul reddito?

Nel regime forfettario si calcolano sul reddito imponibile, che si ottiene applicando il coefficiente di redditività al fatturato. Non si calcolano sul totale incassato.

Cosa succede se non si raggiunge il minimale?

er la Gestione Separata, se si versano contributi inferiori a una certa soglia, non vengono accreditati tutti i 12 mesi contributivi, ma solo quelli proporzionali a quanto versato. Per la Gestione Artigiani e Commercianti, il minimale va versato comunque, anche in assenza di reddito.

I contributi INPS si indicano in fattura?

No. Nel regime forfettario i contributi si calcolano separatamente sul reddito imponibile e non vanno indicati nei documenti fiscali emessi ai clienti. Fanno eccezione i professionisti con cassa, che addebitano il contributo integrativo in fattura.

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Gregorio Gentile
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