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L’Italia sospende il Memorandum d’intesa con Israele sulla difesa: cosa succede ora

Il ministro Crosetto ha comunicato la sospensione del Memorandum d'intesa con Israele: ecco cosa prevede l'accordo e cosa succede adesso.

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Redazione deQuo
14 Aprile 2026
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Il Governo italiano ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del Memorandum d’intesa sulla difesa con Israele. Una scelta che ha fatto discutere, con reazioni trasversali nel panorama politico italiano e una risposta piuttosto secca da parte di Tel Aviv. Ma cosa significa concretamente, dal punto di vista giuridico, sospendere un accordo di questo tipo? E quali effetti produce sulla cooperazione militare tra i due Paesi? Proviamo a fare chiarezza, senza perderci nei tecnicismi.

Cos’è un Memorandum d’intesa

Il Memorandum d’intesa – detto anche MoU, dall’inglese memorandum of understanding – è uno strumento del diritto internazionale che stabilisce un quadro di cooperazione tra due o più Stati in un determinato settore. Non è un trattato vincolante in senso stretto: non crea obblighi giuridici immediatamente esigibili davanti a un tribunale internazionale, ma definisce le linee guida entro cui i Paesi firmatari – e le relative imprese – possono collaborare.

La distinzione rispetto a un trattato vero e proprio è rilevante. Un trattato, regolato dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, produce effetti giuridici cogenti: le parti sono tenute a rispettarne i contenuti e il mancato adempimento può dare origine a responsabilità internazionale.

Il MoU, invece, ha una natura più politico-programmatica. Detto questo, non è corretto dire che sia privo di effetti: nella pratica, un memorandum crea aspettative legittime tra le parti e orienta concretamente i rapporti commerciali e industriali. Lo dimostra il fatto che, negli anni di vigenza dell’accordo Italia-Israele, gli scambi di tecnologie nel settore militare tra i due Paesi sono effettivamente aumentati.

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Cosa prevedeva l’accordo Italia-Israele

Il memorandum tra Italia e Israele era stato sottoscritto a Parigi il 16 giugno 2003 dagli allora ministri della Difesa Antonio Martino e Shaul Mofaz, ed era entrato in vigore il 13 aprile 2016.

Si componeva di 11articoli e riguardava la cooperazione nel settore militare e della difesa, con un focus particolare su:

  • scambio di materiali e tecnologie militari;
  • ricerca, sviluppo e produzione nel campo della difesa;
  • formazione e addestramento del personale militare;
  • cooperazione industriale, incluse licenze di esportazione e royalties;
  • scambi di visite ufficiali, esercitazioni e contatti tra istituzioni militari.

L’articolo 9 del Memorandum prevedeva il rinnovo automatico ogni cinque anni, salvo recesso da una delle parti prima della scadenza. Ed è proprio su questo meccanismo che si è intervenuti.

La decisione del governo e la sospensione del Memorandum

Il 14 aprile 2026, il Governo italiano ha comunicato ufficialmente la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum. La scelta è stata presa di concerto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato una lettera al suo omologo israeliano Israel Katz. La comunicazione è avvenuta il giorno stesso in cui sarebbe scattato il rinnovo automatico, ovvero il 13 aprile.

Dal punto di vista tecnico-giuridico, il Governo ha esercitato il diritto di recesso previsto dallo stesso articolo 9 del Memorandum, impedendo così il rinnovo automatico dell’accordo. Non si tratta di una rescissione immediata con effetti istantanei, ma della scelta di non proseguire oltre la scadenza del quinquennio in corso.

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Il quadro normativo italiano: la Legge 185/1990

Ragionare sulla sospensione di questo accordo impone di considerare anche il diritto interno italiano. La Legge 9 luglio 1990, n. 185 – nota come legge sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento – disciplina il commercio di armi e tecnologie militari con Stati esteri.

La norma, modificata nel tempo anche in recepimento di direttive europee, stabilisce che l’Italia non può autorizzare esportazioni di materiali d’armamento verso Paesi in stato di conflitto armato o verso Governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite.

La sospensione del Memorandum si colloca, dunque, in un contesto in cui il rispetto della Legge 185/1990 è già da mesi calpestata e al centro del dibattito politico e giudiziario, soprattutto dopo l’avvio di operazioni militari nella Striscia di Gaza. Il MoU non era di per sé la fonte giuridica delle autorizzazioni all’esportazione – quelle passano sempre da procedimenti amministrativi specifici – ma rappresentava la cornice politico-istituzionale in cui tali collaborazioni si sviluppavano.

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La risposta di Israele e il peso pratico dell’accordo

Dopo l’annuncio di Meloni, fonti del ministero degli Esteri israeliano hanno dichiarato che il memorandum era “privo di un vero e proprio contenuto” e che la sospensione “non ha un significato pratico”. Da un punto di vista formale, questa lettura ha una sua coerenza: il MoU non era uno strumento direttamente operativo.

Tuttavia, ridurre l’accordo a un foglio di carta è fuorviante. Solo nel 2025, l’Italia aveva convertito alcuni jet civili in aerei spia grazie alla tecnologia della società israeliana Elta Systems: un’operazione che si inseriva esattamente nel contesto di cooperazione aperto dal Memorandum. La sospensione del rinnovo, quindi, non blocca automaticamente i contratti già in essere, ma manda un segnale politico chiaro e priva le future collaborazioni di una base istituzionale consolidata.

Cosa succede adesso

Con la mancata attivazione del rinnovo automatico, il Memorandum cessa di produrre effetti al termine del quinquennio in corso. I contratti già stipulati rimangono soggetti alla normativa ordinaria – italiana, europea e internazionale – e le singole autorizzazioni all’esportazione continuano a essere valutate caso per caso sulla base della Legge 185/1990.

Se il Governo vorrà riprendere una cooperazione strutturata in questo settore, dovrà negoziare e sottoscrivere un nuovo accordo. Nel frattempo, l’Italia rimane vincolata alle norme europee in materia di embargo e controllo degli armamenti, oltre che alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Un cambio di passo formale, che riflette – al di là delle valutazioni politiche – un cambiamento reale nel perimetro dei rapporti bilaterali tra i due Paesi.

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