Patti parasociali: cosa sono, quali sono le diverse tipologie e quanto durano
Scopriamo cosa sono i patti parasociali, come funzionano, a cosa servono e quali vantaggi offrono all’interno di una società.
- I patti parasociali coordinano il voto e le decisioni strategiche della società, riducendo il rischio di conflitti tra soci.
- Se si tratta di società per azioni hanno la durata massima di 5 anni e sono rinnovabili una volta giunti alla scadenza.
- Vincolano esclusivamente i soci che hanno sottoscritto il patto e in caso di inadempimento comportano il risarcimento del danno.
Se stai decidendo di costituire una società e con i soci hai intenzione di disciplinare, tramite accordi separati, alcuni aspetti concernenti i diritti di ciascuno, potrai stipulare dei patti parasociali che restano distinti rispetto all’atto costitutivo e allo statuto.
La disciplina relativa ai patti parasociali è stata introdotta con la riforma del 2003 sul diritto societario ed è contenuta negli articoli 2341bis e 2341 ter del codice civile. Alcune norme in materia sono inoltre contenute negli articoli 122 e 123 del Testo Unico della Finanza, ma esse sono riservate esclusivamente alle società quotate in borsa.
I patti parasociali sono strumenti potenti, spesso decisivi per evitare conflitti, proteggere il ruolo di socio e garantire stabilità al progetto imprenditoriale. Integrano la disciplina dell’atto costitutivo e dello statuto, offrendo soluzioni personalizzate per la governance, la circolazione delle partecipazioni e la tutela degli investimenti.
La loro efficacia dipende dalla chiarezza delle clausole, dalla coerenza con lo statuto e dalla capacità dei soci di rispettare gli impegni assunti. In un contesto economico sempre più complesso e competitivo, saperli utilizzare correttamente può fare la differenza tra una società stabile e una destinata a conflitti interni.
Cosa sono i patti parasociali
I patti parasociali sono dei contratti che i soci, tra loro o con terze persone, possono stipulare separatamente dall’ atto costitutivo e dallo statuto. Sono destinati a regolare il comportamento dei soci e sono finalizzati al raggiungimento di obiettivi comuni. In pratica, con questi accordi, i soci dispongono dei diritti che derivano loro dall’atto costitutivo, impegnandosi reciprocamente ad esercitarli in un modo predeterminato.
La stipula dei patti parasociali può avvenire al momento della costituzione della società, oppure nel corso della vita societaria, dunque in un momento successivo. Il contratto sottoscritto è plurilaterale, poiché ad esso partecipano più di due parti.
Non sono obbligatori e vincolano esclusivamente chi vi abbia aderito. All’accordo extrasociale possono prendere parte anche terze persone, purché almeno uno dei partecipanti sia un socio.
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Forma dei patti parasociali
La legge non prevede che i patti parasociali debbano rispettare una forma particolare per la loro validità. Potranno essere conclusi in forma orale, per fatti concludenti oppure, come solitamente avviene, in forma scritta. Non è però prevista la forma solenne dell’atto pubblico redatto davanti al notaio.

A cosa servono i patti parasociali
I patti parasociali producono effetti obbligatori. Da essi, cioè, sorgono delle obbligazioni in capo a coloro che vi hanno preso parte. In caso di inadempimento del patto da parte di un socio, questi sarà tenuto a risarcire il danno provocato agli altri soci firmatari.
Qualora nella società faccia ingresso un nuovo socio, questi non potrà in alcun modo essere soggetto alle regole del patto parasociale.
Per quanto concerne l’oggetto dei patti parasociali e la loro funzione, la norma di riferimento è l’articolo 2341 bis del codice civile, inserito nell’ambito delle norme che disciplinano le società per azioni.
Da quanto riportato i patti parasociali possono avere ad oggetto:
- il sindacato di voto;
- sindacati di blocco;
- sindacati di controllo.
Quali sono le tipologie di patti parasociali
Si distinguono dunque diverse tipologie di patti parasociali. I sindacati di voto sono i patti che hanno ad oggetto l’esercizio del diritto di voto, ovvero il diritto di intervenire in assemblea e di votare.
I sindacati di blocco sono quelli con i quali alcuni soci si impegnano a non vendere le proprie azioni oppure a cederle soltanto nel rispetto di talune condizioni. Sono quelli cioè che ineriscono alla circolazione e disposizione delle quote di partecipazione.
Sono sindacati di controllo quelli che hanno per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante sulle società per azioni o sulle società che le controllano.
Le disposizioni del legislatore non si applicano ai patti che siano strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società interamente possedute dai partecipanti all’accordo.
Il TUF individua altre due tipologie, con riferimento alle società facenti ricorso al mercato del capitale di rischio. Si tratta dei sindacati di consultazione e dei sindacati per l’acquisto concertato di azioni.
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Quanto durano i patti parasociali
La disciplina della durata dei patti parasociali va distinta a seconda che la società sia o meno quotata in borsa. Per quanto riguarda le società di azioni non quotate si applica la disciplina della durata contenuta all’articolo 2341-bis codice civile.
Questo stabilisce che i patti possono essere:
- a tempo determinato e durare massimo 5 anni con possibilità di rinnovo a scadenza. Se viene pattuita una durata maggiore il patto avrà comunque la durata prevista dalla norma;
- a tempo indeterminato e in tal caso le parti, non essendo previsto un termine di durata, hanno la facoltà di recedere dando un preavviso di 180 giorni.
Ai patti parasociali stipulati nelle società quotate si applica invece la disciplina dell’articolo 122 del T.U.F. Anch’essi possono essere:
- a tempo determinato, con una durata massima di 3 anni, rinnovabile alla scadenza. Se prevista dalle parti una durata maggiore questa si intende sempre pari a tre anni;
- a tempo indeterminato, con il diritto di recesso che potrà essere esercitato dando un preavviso di 6 mesi.
Come funziona la pubblicità dei patti parasociali
Per le prime, come stabilito dall’articolo 2341 ter, i patti parasociali devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale, il quale, a sua volta deve essere depositato nel registro delle imprese.
In mancanza della dichiarazione, gli azionisti stipulanti il patto non potranno esercitare il diritto di voto e le delibere assembleari adottate con il loro voto risultato determinante, saranno impugnabili.
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Quali sono i vantaggi dei patti parasociali
La stipula di patti parasociali presenta molti vantaggi. Essi consentono di regolare aspetti che lo statuto della società non può disciplinare, senza dover ricorrere a modifiche formali.
A differenza dello statuto, spesso non sono soggetti a pubblicità. Questo permette ai soci di definire equilibri interni senza esporli al mercato o ai concorrenti.
In più:
- conferiscono stabilità alla governance in quanto coordinano il voto, evitano conflitti e garantiscono continuità nelle decisioni strategiche;
- consentono di bilanciare i poteri, evitando che la maggioranza schiacci i soci di minoranza.
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Limiti e criticità
Come per tutto, non esistono solo vantaggi, in quanto si possono segnalare anche limiti e criticità di tali strumenti. Per esempio, vincolano solo i soci firmatari. Se un socio non aderisce, non è obbligato a rispettare il patto e questo può creare asimmetrie.
Una delibera adottata in violazione del patto resta valida e l’unica tutela è il risarcimento del danno, ma quantificare il danno può essere complesso, soprattutto nei patti di voto.
Anche il limite di durata dei 5 anni può rivelarsi un boomerang in quanto potrebbe tradursi in un ostacolo per progetti di lungo periodo. In generale, sono consigliabili ogni volta che i soci, pur avendo interessi diversi, vogliono collaborare in modo stabile e prevedibile.
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