Diritto del Lavoro

PC aziendale usato per uso personale: licenziamento in tronco

Licenziamento in tronco: cosa significa e cosa può succedere nel caso di utilizzo del computer aziendale a casa per scopi personali.

Nella maggior parte delle aziende tecnologiche il lavoratore viene dotato di un PC aziendale attraverso il quale poter svolgere la propria attività lavorativa. Il dipendente può avere, in base agli accordi presi con l’azienda, il diritto di portare con sé il computer aziendale a casa.





Si pensi, per esempio, al cosiddetto smartworking, ovvero il lavoro svolto da casa: sono sempre di più le aziende che concedono due giorni al mese, o più, nei quali si può utilizzare il computer aziendale lavorando da casa.





Cosa succede, però, nei casi in cui si utilizza il PC dell’azienda per motivi personali? Bisogna prestare molta attenzione all’uso che se ne fa perché si può andare incontro alla peggiore delle ipotesi: il licenziamento in tronco. Ecco cosa c’è da sapere in merito e cosa è consigliato fare per evitare qualsiasi tipologia di problema.







PC
aziendale sotto controllo: cosa sapere





Il caso nel quale il dipendente pensa di poter utilizzare il computer aziendale come fosse quello personale è più diffuso di quel che si potrebbe immaginare.





Il problema è fondamentalmente uno: inserire i dati personali sul PC aziendale potrebbe apparire un’azione completamente innocua, ma si potrebbe in qualche modo compromettere la sicurezza della rete aziendale.





Qual è il margine di manovra da parte del datore di lavoro? Il computer aziendale è controllato? Per legge (si fa riferimento allo Statuto dei lavorati, ovvero alla Legge n. 300/1970) il controllo diretto dei propri dipendenti attraverso l’utilizzo di strumenti informatici è vietato.





Le moderne tecnologie possono però essere utilizzate per:





  1. organizzare il lavoro in azienda;
  2. garantire la sicurezza del personale;
  3. l’eventuale tutela di beni aziendali.




Il datore di lavoro potrebbe utilizzare alcuni strumenti informatici per effettuare dei controlli a distanza: in questo modo potrebbe verificare il modo in cui il dipendente utilizza il PC aziendale che gli è stato assegnato.





Nella pratica, riuscire a farlo è davvero molto semplice: è sufficiente che un tecnico informatico si connetta al PC del dipendente per controllare, anche in tempo reale, le pagine web sulle quali sta navigando, oppure i file sui quali sta lavorando.





Mentre per l’installazione delle telecamere in ufficio, il datore di lavoro deve chiedere un’apposita autorizzazione al sindacato o all’Ispettorato nazionale del lavoro, quando si tratta degli strumenti di lavoro non è necessario il rispetto di particolari procedure autorizzative.





cos'è il licenziamento in tronco




Il
controllo del PC aziendale è lecito?





Quanto detto finora potrebbe generare un po’ di confusione in relazione alla liceità del controllo del PC aziendale da parte del datore di lavoro. Sintetizzando la questione con una domanda diretta:









Un esempio per capire meglio il secondo punto è rappresentato dal caso in cui un informatico entri nel PC di un dipendente perché è sorta la necessità di sventare una minaccia alla rete aziendale, oppure il caso in cui l’obiettivo del controllo sia quello di prevenire un reato o di preservare la tutela del patrimonio aziendale. Se durante questa tipologia di controllo si scopre che il lavoratore ha utilizzato il PC aziendale per scopi personali può essere licenziato in tronco.





Le aziende devono mettere i propri dipendenti nelle condizioni di sapere cosa è possibile fare o cosa è considerato illecito con il PC aziendale: in altri termini, le azioni che potrebbero in qualche modo provocare un licenziamento devono essere specificate nei regolamenti interni, assieme alla possibilità di poter avere accesso a determinati dati e al mondo in cui saranno eventualmente utilizzati.





Licenziamento
in tronco: significato





Il licenziamento in tronco, che spesso coincide con il licenziamento per giusta causa, si verifica quando viene a mancare il rapporto di fiducia instaurato tra il datore di lavoro e il dipendente a causa di un comportamento grave da parte del secondo.





Tornado al caso del PC aziendale utilizzato per motivazioni personali, una sentenza della Corte d’Appello di Roma, del 22 marzo 2019, ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente che aveva fatto ricorso contro il licenziamento in tronco da parte della propria azienda.





Nello specifico:









PC
aziendale ad uso personale: il regolamento informatico aziendale





Ogni dipendente che abbia a propria disposizione un PC aziendale deve farne un uso consono alle direttive che vengono impartite dalla propria azienda. Risulta indispensabile procedere con una lettura di documenti e regolamenti e, in particolare, del cosiddetto regolamento informatico aziendale:









Il datore di lavoro ha il dovere di mettere al corrente i suoi dipendenti sul fatto che esista la possibilità di effettuare dei controlli sui PC dei lavoratori, attraverso l’utilizzo di tecnologie informatiche, qualora ci si ritrovasse nelle particolari situazioni descritte in precedenza:





  1. dovrà specificare questo punto sul contratto di lavoro, sul regolamento aziendale oppure su un’informativa creata ah hoc;
  2. nella comunicazione, dovranno essere messe nero su bianco quali sono le misure straordinarie che verranno messe in atto e le motivazioni alla base;
  3. in mancanza di tali comunicazioni, i controlli non sono consentiti dalla Legge;
  4. in caso di controllo al PC aziendale dato in mano a un dipendente, il datore di lavoro deve far rispettare la cosiddetta “tracciabilità dei controlli”, ovvero deve rendere esplicito il nome della persona che sta effettuando il controllo e l’oggetto della verifica.




Al contempo, il datore di lavoro che tramite un controllo scopre che un dipendente ha navigato su un sito pericoloso per la sicurezza dell’azienda durante l’orario lavorativo e con il PC aziendale, ha il diritto di licenziarlo immediatamente per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Molte aziende riescono a risolvere questo inconveniente bloccando direttamente l’accesso a determinati siti web dalla rete aziendale, come per esempio i social network o altri siti di intrattenimento e svago, dove spesso i dipendenti sono soliti perdere molto tempo.





Licenziamento
in tronco – Domande frequenti





Cosa significa licenziamento in tronco?

Un licenziamento in tronco è quello che si verifica per giusta causa, ovvero in una situazione talmente grave da rendere impossibile il proseguimento del rapporto di lavoro e per il quale diventa addirittura impossibile riuscire a rispettare il periodo di preavviso esistente per legge. Il datore di lavoro può licenziare immediatamente il dipendente che perderà fin da subito sia il posto di lavoro sia l’indennità sostitutiva prevista dal periodo di preavviso.

Si può essere licenziati se si utilizza il PC aziendale per scopi personali?

Il datore di lavoro ha il diritto di licenziare in tronco un proprio dipendente se, durante un controllo effettuato con lo scopo di tutelare il patrimonio aziendale, scopre che durante l’orario di lavoro, il professionista utilizzava il PC aziendale esclusivamente, o quasi, per fini personale. Il licenziamento per giusta causa scatta quando, per esempio, ci si accorge che un virus alla rete aziendale è stato causato da un dipendente che aveva aperto una pagina Internet non connessa con l’attività lavorativa.

Il dipendente può usare il PC aziendale solo per fini lavorativi?

Il regolamento informatico aziendale è il documento stilato per indicare nel dettaglio quali sono le attività che un dipendente può svolgere durante le ore lavorative: un dipendente può utilizzare la propria posta personale o navigare in siti di svago, intrattenimento, leggere il giornale o vedere le previsioni del tempo solo se viene consentito in modo esplicito su tale regolamento.

Un datore di lavoro può controllare il PC aziendale?

I controlli sui PC aziendali utilizzati dai dipendenti possono essere effettuati, per Legge, solo se il fine ultimo del controllo non è quello di controllare in modo diretto il lavoratore. Il controllo è lecito, per esempio, quando un virus ha intaccato la sicurezza della rete aziendale ed è dunque sorta la necessità di fare dei controlli a ritroso al fine di individuarne l’origine.