Accertamenti fiscali: quanti anni indietro può controllare il Fisco?
Una delle principali domande che è i contribuenti con qualche cavillo con il Fisco si sono posti quest'anno è: quali anni sono accertabili nel 2025? Tra termini di prescrizione che raddoppiano e confusione che dilaga, ecco come stanno effettivamente le cose.
In un contesto in cui la sanatoria fiscale è uno degli argomenti più cercati in rete, la domanda su quanti anni il Fisco può controllare il contribuente è una delle fonti di maggiore ansia per i contribuenti. Il diritto di difesa implica che l’Agenzia delle Entrate debba rispettare precisi limiti temporali – noti come termini di decadenza – entro i quali può esercitare il proprio potere di accertamento. Oltre queste scadenze, l’anno d’imposta non può più essere verificato. Ci sono, però, delle eccezioni, nella misura in cui i termini di prescrizione, in alcuni casi, possono raddoppiare, allungando il tempo dei controlli.
Accertamenti fiscali: entro quanti anni?
Il periodo massimo in cui l’Agenzia delle Entrate può spingersi indietro dipende principalmente da due fattori: il tipo di imposta e, soprattutto, la condotta dichiarativa del contribuente.
La regola generale stabilisce i seguenti termini ordinari per l‘accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA:
| Casistica | Termine di prescrizione | Aumento termini in presenza di reati tributari |
| Dichiarazione presentata, ma infedele/incompleta | 5 anni successivi alla presentazione | 6 anni (se vi è reato tributario) |
| Dichiarazione omessa o nulla (mai presentata) | 7 anni successivi a quando doveva essere presentata | 9 anni (se vi è reato tributario) |
La decorrenza di questi termini inizia sempre dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui la dichiarazione doveva essere presentata.
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Come funzionano i controlli dell’Agenzia delle Entrate
Il Fisco può esercitare la sua attività di controllo entro i limiti temporali stabiliti dalla legge (DPR 600/1973 e DPR 633/1972). Le verifiche possono riguardare, per esempio, fatture non emesse, canoni di locazione non dichiarati, o depositi di contanti in banca di cui non si riesce a dimostrare la provenienza.
Il Fisco, infatti, può controllare non solo le dichiarazioni dei redditi, ma anche i movimenti bancari e patrimoniali. In caso di un deposito di una grossa somma di contanti sul conto corrente, l’Agenzia ha 5 o 7 anni per l’accertamento (o fino a 9 anni in presenza di reato), a seconda che il contribuente abbia o meno presentato la dichiarazione dei redditi in quell’anno.
Il contribuente che ha presentato la dichiarazione dei redditi, anche se parzialmente infedele (ad esempio, dichiarando di meno), è verificabile per un massimo di 6 anni in caso di reato, mentre chi non ha mai dichiarato nulla è esposto fino a 9 anni.
Tabella prescrizione accertamento fiscale
Ma quale 730 si può buttare nel 2025? La data che stabilisce la “prescrizione” dell’anno d’imposta è il 31 dicembre dell’anno di scadenza del termine di decadenza. Per sapere quale documentazione si può eliminare nel 2025, è necessario fare riferimento ai termini che sono scaduti o che stanno per scadere.
| Tipologia di accertamento | Anno di imposta | Scadenza termine |
| Dichiarazione presentata | Anno d’imposta 2019 | 31 dicembre 2025 |
| Dichiarazione omessa | Anno d’imposta 2018 | 31 dicembre 2025 |
Facciamo qualche esempio:
- anno di imposta 2018: la dichiarazione dei redditi è stata presentata nel 2019, i termini sono scaduti il 31 dicembre 2024. Questo significa che, con una certa prudenza, i documenti del 2018 si possono anche buttare;
- anno di imposta 2019: la dichiarazione dei redditi è stata presentata nel 2020, i termini sono scaduti il 31 dicembre 2025. I documenti si dovrebbero conservare almeno fino al 31 dicembre 2025.
In linea generale, è sempre buona norma conservare la documentazione fiscale (ricevute, fatture, scontrini, 730) per almeno 6 anni (per coprire i 5 anni di accertamento + 1 anno di margine) e per almeno 8 anni in caso di omissioni.

Quali sono gli anni accertabili nel 2025?
Assumendo che siamo nell’anno 2025, gli anni d’imposta ancora soggetti a controllo sono quelli per i quali i termini di decadenza scadono il 31 dicembre 2025 o successivamente. In sostanza, nel 2025, l’Amministrazione Finanziaria può, in via ordinaria, spingersi fino al 2019 (per chi ha dichiarato) e fino al 2018 (per chi ha omesso). Se ci sono indizi di reati, i controlli possono risalire al 2016 o anni precedenti.
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Quando i termini si possono prorogare?
I termini di accertamento non sono rigidi e, in alcune circostanze specifiche, possono essere prorogati. L’articolo 5-ter del DLgs 218/1997 prevede una proroga di 120 giorni in un caso particolare: se, in seguito a un invito al contraddittorio con il contribuente, tra la data di comparizione e la scadenza naturale del termine di decadenza intercorrono meno di 90 giorni.
Inoltre, si possono verificare:
- sospensioni o interruzioni legate a disposizioni normative (per esempio, le sospensioni dei termini imposte durante l’emergenza sanitaria COVID-19);
- proroghe di fatto in caso di accertamento con reati penali, che possono arrivare fino a 10 anni.
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Cosa posso fare se sono in debito con il Fisco
Se si è esposti a un debito fiscale o si riceve un avviso di accertamento, è fondamentale agire con tempestività. Ignorare le comunicazioni, in particolare una richiesta di documentazione, chiude ogni spazio di dialogo e comporta il rischio di sanzioni più pesanti.
Strumenti di difesa e regolarizzazione possono essere:
- verificare i termini di decadenza – se si riceve un avviso per un anno che si ritiene prescritto, è possibile contestare l’atto sollevando l’eccezione di decadenza e chiederne l’annullamento in autotutela o tramite ricorso tributario;
- il ravvedimento operoso, il quale permette di sanare spontaneamente errori e omissioni, beneficiando di una riduzione delle sanzioni prima che l’Amministrazione finanziaria abbia iniziato l’attività di controllo;
- la mediazione tributaria, uno strumento per risolvere le controversie con il Fisco in via extragiudiziale (se vuoi maggiori info in merito, ti consigliamo di rivolgerti a un avvocato esperto in diritto tributario).
Un’altra possibilità dalla parte dei contribuenti è la definizione agevolata (rottamazione), la quale prevede accordi o rateizzazioni per risolvere le pendenze con l’Erario.
Ti consigliamo di leggere anche Segnalazioni all’Agenzia delle Entrate: come funzionano e come difendersi in caso di accertamento fiscale
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