Reato di devastazione e saccheggio: cos’è, pene ed esempi pratici
Il reato di devastazione e saccheggio è oggetto di un intenso dibattito dottrinale e giurisprudenziale. Da un lato se ne critica l’ampiezza applicativa e la severità delle pene, dall’altro la Corte di Cassazione ne ha ribadito la legittimità, evidenziando la necessità di disporre di uno strumento penale adeguato a fronteggiare fenomeni di violenza collettiva di eccezionale gravità.
Il reato di devastazione e saccheggio è una delle fattispecie penali più controverse e severe del diritto penale italiano. Tornato più volte all’attenzione dell’opinione pubblica in occasione di manifestazioni violente, disordini urbani e proteste degenerate, questo reato solleva interrogativi rilevanti sul confine tra tutela dell’ordine pubblico e diritti fondamentali.
Vediamo allora:
- cosa significa giuridicamente devastazione e saccheggio;
- quali pene comporta questo reato e come si distingue da reati apparentemente simili, come per esempio il danneggiamento.
Cos’è il reato di devastazione e saccheggio
Il reato di devastazione e saccheggio è previsto dall’articolo 419 del Codice penale: questo reato punisce chiunque, al di fuori dei delitti contro la personalità dello Stato, commetta fatti di devastazione o saccheggio. La norma non tutela tanto il singolo bene danneggiato, quanto l’ordine pubblico, inteso come condizione di sicurezza e tranquillità collettiva.
La giurisprudenza ha chiarito che si tratta di un reato a condotta plurima e diffusa, che si realizza quando le azioni violente assumono una dimensione tale da generare allarme sociale, senso di insicurezza e paralisi della vita civile.
Per devastazione si intende una distruzione ampia, indiscriminata e sistematica di beni, pubblici o privati. Non è necessario che l’intera area venga rasa al suolo, ma è sufficiente che l’azione presenti caratteri di diffusività e incontrollabilità, tali da alterare profondamente l’assetto di un luogo. La devastazione non coincide con il semplice danneggiamento: ciò che la distingue è l’effetto complessivo sull’ambiente urbano e sulla collettività, più che l’entità del singolo danno.
Il saccheggio consiste nella spoliazione generalizzata di beni, realizzata approfittando di una situazione di caos o di violenza collettiva. Tipicamente si verifica durante rivolte, disordini o emergenze, quando i proprietari non sono in grado di difendere i propri beni. Anche in questo caso, l’elemento decisivo non è il valore economico del bottino, ma la dimensione collettiva e il contesto di disordine in cui l’azione si inserisce.
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Le pene previste dall’art. 419 c.p.
Per il reato di devastazione e saccheggio, il legislatore ha previsto una sanzione particolarmente severa: la reclusione da otto a quindici anni. Si tratta di una delle pene più elevate tra i reati comuni, segno della particolare pericolosità sociale attribuita a queste condotte.
La responsabilità penale può estendersi anche a chi non abbia materialmente distrutto o saccheggiato beni, ma abbia partecipato consapevolmente all’azione collettiva, rafforzando o agevolando l’altrui condotta. In questo senso, il concorso di persone assume un ruolo centrale nell’applicazione della norma.
Casi reali: il G8 di Genova
Il caso più emblematico è rappresentato dai fatti del G8 di Genova del 2001, in relazione ai quali numerosi manifestanti furono condannati per devastazione e saccheggio. I giudici ritennero integrato il reato in ragione della distruzione diffusa di vetrine, veicoli e arredi urbani, della durata prolungata delle violenze e del clima di terrore creato nella popolazione.
La giurisprudenza ha sottolineato che anche condotte singole, se inserite in un contesto di violenza generalizzata, possono contribuire alla realizzazione del reato. Contestazioni analoghe sono emerse anche in occasione di rivolte urbane, disordini negli stadi e saccheggi di esercizi commerciali durante manifestazioni o situazioni emergenziali.
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Differenza con il reato di danneggiamento
Il danneggiamento, disciplinato dall’art. 635 c.p., tutela il patrimonio del singolo e riguarda la distruzione o il deterioramento di uno o più beni specifici. La devastazione e il saccheggio, invece, proteggono l’ordine pubblico e presuppongono una dimensione collettiva e diffusa dell’azione. Anche sotto il profilo sanzionatorio la distanza è evidente: il danneggiamento è punito con pene sensibilmente più lievi, mentre la devastazione comporta una reclusione che può arrivare fino a quindici anni.

Cos’è la manomissione
La manomissione si configura quando un bene viene alterato nella sua funzionalità, per esempio mediante l’intervento su impianti, infrastrutture o macchinari. Si tratta di una condotta mirata e circoscritta, che non richiede un contesto di violenza collettiva né produce, di per sé, un allarme sociale diffuso. Proprio per queste caratteristiche, la manomissione non integra normalmente il reato di devastazione e saccheggio, salvo che sia inserita in un quadro più ampio di distruzione generalizzata.
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Differenza con l’intimidazione
L’intimidazione consiste in un comportamento volto a incutere timore in una o più persone, anche in assenza di danni materiali. Può accompagnare episodi di devastazione e saccheggio, ma non è sufficiente, da sola, a integrare il reato. La devastazione richiede sempre atti materiali di distruzione o di spoliazione, inseriti in un contesto di violenza collettiva.
Cos’è l’inondazione colposa
L’inondazione colposa è un reato caratterizzato dall’assenza di dolo: si verifica quando una condotta negligente o imprudente provoca un’alluvione o uno sversamento d’acqua dannoso. La devastazione e il saccheggio, al contrario, sono reati dolosi, fondati sulla volontà di partecipare a un’azione violenta e distruttiva. Muta anche il bene giuridico tutelato: nell’inondazione colposa rilevano l’incolumità e il patrimonio, mentre nella devastazione, come abbiamo detto, prevale la tutela dell’ordine pubblico.
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