Scudo penale a Bologna: cos’è e come funziona la norma applicata nel caso Fakir
La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia a Bologna porta il PM ad applicare per la prima volta lo scudo penale del decreto sicurezza. Ecco cosa prevede la norma e cosa cambia per chi è coinvolto.
- La Procura di Bologna ha applicato lo scudo penale previsto dal decreto sicurezza del 5 febbraio scorso agli agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir.
- La norma sostituisce l’iscrizione automatica nel registro degli indagati con un’annotazione preliminare in un registro separato, il modello 45 bis, quando appare evidente una causa di giustificazione.
- Gli accertamenti hanno tempi definiti dalla legge e, se emergono elementi di responsabilità, l’iscrizione formale nel registro degli indagati scatta comunque.
Bologna si è svegliata con le immagini di un video che ha fatto il giro del mondo: un uomo a terra, ammanettato, circondato da agenti e sanitari. È il 20 luglio 2026 e Abderrahim Fakir, 42 anni, muore durante un intervento nel quartiere Pilastro dopo una segnalazione per una crisi psichiatrica. Da quel momento la vicenda si intreccia con una norma appena entrata nell’ordinamento italiano, lo scudo penale, applicata per la prima volta proprio in questo caso. Se ti stai chiedendo cosa significhi in pratica, qui trovi una spiegazione semplice.
Cosa è successo a Bologna: il caso Abderrahim Fakir
Abderrahim Fakir muore in via Italo Svevo, nel rione Pilastro, a Bologna, durante un intervento delle forze dell’ordine avviato dopo una richiesta di soccorso al 118. Sul posto gli agenti usano lo spray al peperoncino e lo bloccano a terra ammanettato; l’uomo presenta ferite al volto e al capo, la cui origine deve ancora essere chiarita.
La Procura di Bologna, guidata da Paolo Guido, ha aperto un procedimento per omicidio colposo (art. 589 del Codice penale) e ha affidato gli accertamenti alla Squadra mobile. Il caso ha coinvolto sei persone: due agenti di polizia e quattro operatori sanitari intervenuti sul posto. Si attendono l’autopsia di Abderrahim Fakir e l’esame delle immagini delle bodycam dei due agenti.
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Cos’è lo scudo penale
Il termine “scudo penale” è un’espressione giornalistica: la norma di riferimento non prevede nessuna immunità, ma una procedura diversa per l’avvio delle indagini quando il fatto sembra compiuto in presenza di una causa di giustificazione.
La disposizione nasce con il decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23 (il cosiddetto decreto sicurezza), convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2026, n. 54. L’articolo 12 del decreto interviene sul Codice di procedura penale, inserendo il nuovo comma 1-bis.1 all’art. 335 c.p.p. e il nuovo art. 335-quinquies c.p.p.
A chi si applica
La misura non riguarda solo le forze dell’ordine. Si applica a chiunque agisca in presenza di:
- legittima difesa;
- adempimento di un dovere;
- stato di necessità;
- uso legittimo delle armi.
Per questo motivo, vale anche per medici e operatori sanitari, oltre che per i cittadini comuni che reagiscono a un’aggressione.
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Qual è la differenza con l’iscrizione nel registro degli indagati?
Normalmente, davanti a un fatto che potrebbe costituire reato, il pubblico ministero iscrive la persona nel registro delle notizie di reato (il cosiddetto modello 21, art. 335 c.p.p.). Con la nuova norma, se appare evidente una causa di giustificazione, il PM non iscrive subito la persona tra gli indagati.
Procede invece a un’annotazione preliminare in un modello separato, indicato nella prassi come modello 45-bis. Chi viene annotato mantiene comunque le stesse garanzie difensive previste per un indagato: può nominare un difensore e partecipare agli accertamenti.
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Quali sono i tempi delle indagini previsti dalla legge
Il nuovo art. 335-quinquies c.p.p. fissa una scansione precisa dei termini:
- se non servono ulteriori accertamenti, il PM decide sulla richiesta di archiviazione entro 30 giorni dall’annotazione preliminare;
- se ritiene necessari approfondimenti, anche con le forme dell’art. 360 c.p.p. (accertamenti tecnici non ripetibili), deve provvedere entro 120 giorni dall’annotazione;
- superata questa fase, decide sull’archiviazione entro ulteriori 30 giorni.
Sommando le due fasi, il procedimento può quindi durare fino a circa 150 giorni prima di una decisione definitiva sulla posizione degli operatori coinvolti.
Cosa succede se emergono elementi di responsabilità
L’annotazione preliminare non blocca le indagini, né esclude conseguenze penali. Se dagli accertamenti emergono indizi di colpevolezza, il pubblico ministero iscrive comunque la persona nel registro degli indagati, in qualsiasi momento del procedimento.
Il decreto prevede anche un sostegno economico per le spese legali di chi è coinvolto in procedimenti legati all’attività di servizio, elevato fino a 10.000 euro per ciascun grado di giudizio. Su eventuali obblighi di restituzione in caso di condanna, al momento non ci sono conferme sufficienti nella normativa consultata: se hai bisogno di un chiarimento su questo punto specifico, ti consigliamo di verificarlo con un legale.
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Le reazioni al caso Fakir e il dibattito sulla norma
Il caso Fakir ha acceso un confronto politico e sociale. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito che l’annotazione “non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito”.
L’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, ha chiesto che gli accertamenti siano condotti da un corpo autonomo rispetto a quello a cui appartengono gli operatori coinvolti, richiamando gli standard indicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) in casi analoghi.
Scudo penale poliziotti – Domande frequenti
È una procedura che, in presenza di una causa di giustificazione evidente, sostituisce l’iscrizione nel registro degli indagati con un’annotazione preliminare.
Fino a 30 giorni se non servono approfondimenti, altrimenti fino a 120 giorni più ulteriori 30 giorni per l’eventuale archiviazione.
L’ipotesi di reato al momento è omicidio colposo; la posizione definitiva dipenderà dagli esiti dell’autopsia e degli accertamenti in corso.
Riferimenti normativi
- decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2026, n. 54 (decreto sicurezza);
- art. 335, comma 1-bis.1, del Codice di procedura penale;
- art. 335-quinquies del Codice di procedura penale;
- art. 360 del Codice di procedura penale;
- art. 589 del Codice penale.
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