Posso sparire nel nulla senza dire niente alla mia famiglia e non rischiare conseguenze legali?
Qual è il confine tra la libertà individuale e i legami con la società, in primis con la propria famiglia? Insomma, se si decidesse di sparire nel nulla in sordina, si potrebbero avere problemi con la legge?
La trama di uno dei migliori romanzi di Luigi Pirandello – Il fu Mattia Pascal – è rimasta impressa nelle menti dei lettori fin dalla prima lettura. Chi di noi non ha pensato, almeno una volta, di reinventare la propria identità con la fuga, per poi ritornare con i piedi per terra (perché sì, esistono altri modi per farlo, un po’ meno drammatici).
Ma se un giorno uno si svegliasse e decidesse di voler provare a diventare un Adriano Meis e far perdere le proprie tracce, lo potrebbe fare? Insomma, in Italia potresti decidere di sparire nel nulla senza dire niente a familiari e amici? Parliamone.
Sparire nel nulla con l’aiuto di un’agenzia: in Giappone si può
Cambiare totalmente vita, creando dal nulla una nuova identità, non è roba da poco. Richiede un’attenta pianificazione: come mi faccio chiamare, dove vado a vivere, che lavoro faccio dato che non ho documenti che dimostrino gli studi che ho fatto? Devo cambiare faccia con la chirurgia?
Quando i problemi sono talmente tanti da rendere l’esistenza una paralisi – debiti, uno scandalo che ha rovinato la reputazione, fallimenti che pesano come macigni in una società in cui l’onore ha ancora oggi una rilevanza considerevole – scomparire nel nulla diventa una possibilità reale.
I giapponesi usano la parola johatsu (蒸発), che significa letteralmente “evaporazione“. L’arte di evaporare, senza lasciare tracce né spiegazioni o un termine di preavviso, può essere messa in atto grazie all’esistenza delle“agenzie della sparizione“, cioè le yonige-ya (dal verbo yonige, che vuol dire “sparire di notte”).
Queste aziende sono legali (e, ovviamente, costosissime) e offrono servizi quali:
- trasloco notturno;
- un posto dove alloggiare in una zona isolata;
- documenti falsi e persino interventi di chirurgia estetica, per cambiare i connotati e ricominciare da zero.
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In Italia si può sparire come in Giappone?
Se il numero di “evaporati” che si registra ogni anno in Giappone sfiora i 100.000 (e purtroppo spesso le storie di queste persone terminano con un suicidio), in Italia le regole sono ben diverse.
Intanto, i minorenni non possono abbandonare la casa dei genitori fino a quando non compiono 18 anni. L’allontanamento dal nucleo familiare da parte di un maggiorenne può essere compromettente dal punto di vista legale quando viola gli obblighi derivanti dalla responsabilità genitoriale o dal matrimonio.
Ne consegue che:
- un genitore con figli minorenni che va via all’improvviso e non rispetta l’art. 570 c.p. (che regola i doveri di assistenza verso coniuge e figli) sta commettendo un reato;
- se, invece, si lascia la casa coniugale ma si continua a prestare supporto economico e affettivo alla famiglia, quindi al partner e ai figli, allora non si commette nessun illecito.
C’è da dire che abbandonare di punto in bianco la propria famiglia potrebbe anche essere legato a situazioni molto complesse e inaccettabili, quali casi di violenza domestica, maltrattamenti e manipolazione psicologica.
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Quando la sparizione volontaria può sfociare nel penale?
La legge italiana, dunque, distingue tra chi sparisce in modo volontario perché ha delle necessità reali e chi taglia ogni legame con la famiglia, lasciandola nel caos e venendo meno ai doveri disciplinati dal codice. Ma torniamo al diritto penale.
Se una persona decide di sparire senza dire niente a nessuno, si potrebbero configurare i reati di procurato allarme (art. 658 c.p.) o di simulazione di reato (art. 367 c.p.)?
Il primo si verifica qualora la sparizione di una persona provochi una reazione ingiustificata da parte delle Autorità. Tuttavia, possiamo affermare che non è questo il caso, perché significherebbe che chi si volatilizza dal radar della famiglia lo fa per procurare un falso allarme, e non per andare via in modo definitivo.
Rendersi irreperibile fa invece scattare il reato di simulazione di reato nel caso in cui si diventi fantasmi facendo credere, volutamente, alle Autorità che sia stato commesso un crimine. Tradotto, si dovrebbe mettere in atto una messinscena (per esempio un finto rapimento o una finta aggressione) con il solo scopo di portare le Forze dell’Ordine ad avviare un’indagine. La pena per questo reato prevede la reclusione da 1 a 3 anni.
Approfondisci con Qual è la differenza tra procurato allarme e simulazione di reato
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