Pagamento delle spese processuali: cos’è, come funziona, a chi spetta e quali sono i termini
Cos'è e come funziona la condanna alle spese nel processo civile? Chi è tenuto al pagamento delle stesse? Quando si prescrivono le spese processuali? Ecco tutto quello che devi sapere.
- Chi perde una causa è tenuto al pagamento delle spese processuali (principio della soccombenza).
- La parte vittoriosa notifica la sentenza contenente la condanna alle spese presso la residenza della controparte, che deve pagare entro 10 giorni.
- Il termine di prescrizione delle spese processuali è di 10 anni dalla sentenza.
Nel processo civile italiano, relativamente al pagamento delle spese, vige il principio della soccombenza, cioè chi perde la causa (soccombente) è condannato a rimborsare le spese legali sostenute dalla parte vincitrice, oltre a pagare le proprie. Il giudice liquida queste spese nella sentenza, includendo onorari, contributo unificato, diritti di notifica e consulenze tecniche.
In questo articolo ti spiego in maniera chiara e dettagliata:
- come funziona il pagamento delle spese processuali;
- quanto tempo si ha per pagarle;
- cosa succede se non si provvede al pagamento delle spese processuali;
- quando si prescrivono.
Cosa sono le spese processuali e chi deve pagarle
Quando si parla di spese processuali ci si riferisce ai costi di giustizia (contributo unificato e notifiche) e alle spese legali (onorari dell’avvocato) sostenute per un giudizio.
In ordine al pagamento delle spese processuali, si applica il principio della soccombenza, secondo il quale la parte soccombente, cioè chi perde, paga le spese, rimborsando la parte vincitrice. In altre parole, il giudice condanna la parte che perde la causa a rimborsare le spese sostenute dalla parte vittoriosa, includendo i compensi del difensore, il contributo unificato, le notifiche e la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU).
Fino al momento in cui la causa è pendente, tuttavia, le spese devono essere pagate da ciascuna delle parti, e solo una volta definita la pretesa giuridica, quelle anticipate dalla parte vittoriosa devono essere restituite dalla parte che ha perso.
Il giudice può comunque disporre la compensazione delle spese (ciascuno paga le proprie) in caso di reciproca soccombenza o gravi motivi.
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Come vengono notificate le spese processuali?
La parte vittoriosa notifica la sentenza contenente la condanna alle spese, generalmente presso la residenza della controparte. Successivamente, viene notificato il precetto, un ultimo avviso che intima il pagamento delle spese legali (compenso avvocato, contributo unificato, marche, ecc.) entro 10 giorni.
La notifica avviene tramite ufficiale giudiziario, spesso via PEC tra avvocati, e riguarda le spese liquidate dal giudice nella sentenza. Come detto, le spese includono i compensi dell’avvocato (basati su parametri forensi), il contributo unificato, le spese di notifica e gli onorari del CTU, se nominato.
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Cosa succede se non si pagano le spese processuali
In caso di mancato pagamento entro i termini, la controparte può procedere con il pignoramento dei beni. Il creditore, dopo aver richiesto l’autorizzazione al Presidente del Tribunale, può interrogare l’Anagrafe tributaria per verificare quali sono i beni del debitore o i suoi conti conti correnti, dopodiché decide il tipo di pignoramento da intraprendere contro la controparte.
I beni che possono essere pignorati sono i seguenti:
- pignoramento dei beni mobili;
- pignoramento dell’auto;
- pignoramento della casa;
- pignoramento del conto corrente;
- pignoramento del quinto dello stipendio (o della pensione);
- pignoramento di altri crediti verso terzi (per esempio, i canoni di locazione).
I beni mobili o immobili oggetto di pignoramento vengono messi all’asta e quanto ricavato andrà a soddisfare il creditore, mentre i crediti, i conti correnti e le altre somme vengono direttamente assegnati al creditore.
Va chiarito che le spese di tutta la fase gravano sul creditore e che le le stesse sono poi messe a carico del debitore, sommandole a quelle del giudizio.
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Il soccombente nullatenente è esonerato dal pagamento?
Per non pagare le spese processuali o ridurne l’impatto economico, esistono alcune soluzioni, a seconda della situazione economica e del tipo di causa.
Innanzitutto devi sapere che nelle cause contro l’INPS o l’INAIL (per esempio, per invalidità civile), la legge prevede che il soccombente non debba pagare le spese di giudizio se ha un reddito inferiore a una determinata soglia, pari a circa il doppio del limite per il gratuito patrocinio (nel 2023, la soglia in questione era pari a 25.676,02 euro).
Se hai perso una causa e hai difficoltà economiche temporanee, puoi anche chiedere all’ufficio recupero crediti del Tribunale di pagare le spese processuali a rate presentando apposita domanda. Sulla richiesta di dilazione e di rateizzazione decide il funzionario addetto all’ufficio competente. Il numero e l’importo delle rate sono determinati considerando la somma che sei in grado di versare mensilmente e le tue condizioni economiche. In ogni caso, l’importo di ciascuna rata non può essere inferiore a 50 euro.
Se non hai la possibilità economica di pagare le spese processuali che ti sono state notificate, puoi chiedere aiuto a uno degli avvocati presenti su deQuo, che ti saprà indicare la soluzione migliore.
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Quando si prescrivono le spese processuali?
Le spese processuali si prescrivono ordinariamente in 10 anni dalla data in cui la sentenza di condanna diventa definitiva (irrevocabile). Ciò significa che il creditore non può più pretendere il pagamento delle spese processuali superato tale termine decennale. Questo termine vale sia per le spese di giustizia (erariali) che per quelle legali dovute alla controparte.
La notifica di una diffida o di un atto di precetto entro i 10 anni interrompe la prescrizione, che ricomincia da capo, facendo decorrere un nuovo periodo decennale.
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