01 giu 2020
Diritto di Famiglia

Affidamento condiviso figli 2020: cosa dice la Legge

Tutte le novità legislative sull'affidamento condiviso: significato, mantenimento dei figli, esempio calendario turni.

Cos’è
l’affidamento condiviso





L’affidamento condiviso è l’istituto attraverso il quale viene attribuita una gestione paritaria dei figli ai genitori in seguito a una separazione, che scatta nel momento in cui in due coniugi non vivono più sotto lo stesso tetto.





In questo modo entrambi i genitori potranno continuare a esercitare la responsabilità genitoriale e occuparsi della cura e dell’educazione dei propri figli, affinché le decisioni riguardanti la scuola, la salute e il futuro dei figli siano prese di comune accordo.





Nelle
questioni di ordinaria amministrazione, i genitori potranno anche
prendere decisioni separate, ma nel caso in cui non riuscissero a
raggiungere un punto d’incontro in merito alle questioni più
rilevanti, dovranno allora rivolgersi a un giudice.







Affidamento
condiviso: cosa dice la Legge





Prima del 2006 era in vigore la differenza fra affido congiunto e alternato:









significato affidamento condiviso




Questo sistema di tipo binario è stato abbattuto dalla legge n. 54 del 2006 che ha portato all’introduzione della distinzione fra affidamento condiviso e affidamento esclusivo. La riforma si lega al principio della bigenitorialità e il suo obiettivo principale è stato quello di garantire ai figli una crescita armonica e un rapporto con entrambi i genitori anche in seguito a una separazione o a un divorzio.





La legge del 2006 ha ribaltato lo schema in vigore in precedenza: l’affidamento congiunto è divenuto così la regola, mentre quello esclusivo l’eccezione. Nell’articolo 337-ter si legge infatti che il giudice deve valutare “prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori, in modo che possano “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi”.





Cosa cambia fra affido congiunto e condiviso





Sebbene l’affido condiviso sia in un certo senso l’evoluzione dell’affido congiunto, esistono delle differenze molto importanti. Nell’affido congiunto, infatti, i genitori:





  1. non trascorrevano esattamente lo stesso tempo con i propri figli;
  2. non esisteva l’ipotesi della doppia residenza per il minore;
  3. anche l’onere per il mantenimento non era ripartito in modo equo.




L’affidamento condiviso attribuisce invece a entrambi i genitori gli stessi diritti e gli stessi obblighi, che hanno validità sia per le questioni di ogni giorno, sia per quelle a carattere straordinario, sia per il mantenimento.





Le eccezioni sono rappresentate:









Quando la responsabilità genitoriale è paritaria





L’affidamento condiviso sancisce il principio per il quale la responsabilità genitoriale deve essere comune. Sarà il giudice a stabilire i tempi e i modi di permanenza dei figli con i genitori, che dovrà essere al 50%.





Un esempio di calendario turni potrebbe essere quello in cui i figli trascorrano metà settimana con un genitore e l’altra metà con un altro, oppure la mattina con un genitore e il pomeriggio con un altro, a settimane alterne, e così via.





A prescindere dal fatto che i figli passeranno esattamente lo stesso quantitativo di tempo sia con il padre sia con la madre, è possibile:









Come funziona il collocamento dei figli minori





Un tema molto interessante a proposito dell’affidamento condiviso riguarda quella che sarà la residenza del minore. Sebbene il collocamento presso la madre continui essere quello che nella pratica si realizza il più delle volte, anche perché spesso è alla madre che viene assegnata la casa familiare, ciò non esclude che i figli possano anche essere collocati presso la casa del padre.





Considerato
il fatto che alla base dell’affidamento condiviso c’è la regola per
la quale i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto
equilibrato con entrambi i genitori:









bigenitorialità




Nel tempo la giurisprudenza sta cercando di allontanarsi sempre più dalla prassi del collocamento prevalente del figlio, al quale viene attribuito un ruolo determinante nel senso che le sue opinioni in merito vengono prese in considerazione dal Giudice.





In questo senso, si sta diffondendo anche la casistica nella quale la casa familiare non viene assegnata quasi in automatico alla madre, ma resta a colui che ne è già il proprietario.





In generale, in luogo del criterio classico della “maternal preference”, considerata la figura di riferimento per i figli, sta prendendo piede il principio della “neutralità del genitori affidatario: sia il padre sia la madre potranno essere i collocatari e la scelta sarà presa esclusivamente nell’interesse dei figli.





Chi paga l’IMU della casa familiare?





In base a quanto detto finora, i figli vengono affidati al genitore presso il quale il minore ha la residenza più stabile, al quale viene anche assegnata la casa familiare.





Il coniuge al quale vengono affidati i figli non corrisponde necessariamente al proprietario della casa familiare, ma potrebbe aver ricevuto l’assegnazione da parte del giudice. Chi dovrà pagare l’IMU in questo caso? Il coniuge proprietario dell’immobile o quello al quale è stato assegnato e che vi abita con i figli?





La giurisprudenza afferma che l’IMU dovrà essere pagato dal coniuge proprietario dell’immobile, anche se non affidatario dei figli.





L’ascolto dei minori





Il Codice Civile stabilisce che i figli debbano essere ascoltati in merito alle questioni che li riguardano, in particolare su quella relativa all’affidamento. La centralità del ruolo dei minori nei processi è stata ribadita anche dall’articolo 351-bis della legge n. 219 del 2012.





Il diritto all’ascolto del minore è stato inoltre confermato dall’articolo 366-bis del decreto legislativo n. 54 del 2013, nel quale si legge che “Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano.





Se l’ascolto è in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all’adempimento dandone atto con provvedimento motivato“.





Mantenimento e assegni familiari





L’affidamento condiviso prevede per entrambi i coniugi la possibilità di richiedere gli assegni familiari, per i quali è necessario un accordo fra i due. In assenza di accordo, in genere prevale il diritto del genitore collocatario, al quale spetterà anche nel caso in cui non sia titolare del diritto di accedere a tale prestazione.





I due coniugi godono inoltre del diritto di potersi opporre all’affidamento condiviso e di richiedere l’affidamento esclusivo. Nel caso in cui tale richiesta fosse priva di fondamento da parte di uno dei genitori, il giudice potrà valutare negativamente il suo comportamento e prendere eventuali provvedimenti nell’interesse dei figli.





Resta il fatto che anche in una condizione di affidamento esclusivo, le decisioni più importanti relative alla vita del figlio dovranno essere prese di comune accordo da entrambi i genitori, come per esempio quelle che riguardano l’istruzione o l’educazione.





L’affido condiviso in sintesi





Riepilogando quanto detto in relazione all’affidamento condiviso, è possibile affermare che: