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I centri sociali sono legali?

Prima di criticare e aprire bocca, bisognerebbe sempre informarsi e solo dopo esprimere un'opinione (che comunque non è sempre richiesta). In questo articolo parliamo dei centri sociali e vi sveliamo una cosa: sì, non sono illegali.

centri sociali legali

Ci sono stati due avvenimenti, più o meno recenti, che hanno suscitato non solo scalpore, ma soprattutto grande divisione: lo sgombero di due centri sociali iconici in due città italiane antagoniste per tradizione – il Leoncavallo a Milano e l’Askatasuna a Torino.

In questi giorni circola l’ipotesi di azioni simili da parte del Governo in altre due città: Roma, dove troviamo lo Spin Time, e Napoli, in cui è presente il celebre Officina 99 (se ascolti i 99 Posse non puoi non conoscerlo). CasaPound, ancora una volta, è il grande assente (ma questo è un altro discorso).

C’è chi vede nel centro sociale un covo di rave party illegali in cui la droga si mescola alla perversione, e l’associazione con la guerriglia urbana è pressoché immediata. E chi li difende a spada tratta perché rappresentano gli ultimi baluardi di democrazia, cultura e dissenso, in un periodo storico in cui opporsi, anche solo scendendo in piazza, diventa illegale.

In queste righe non voglio raccontarvi la storia di questi centri sociali, ma cercare di fare chiarezza su alcune domande che, forse, chi è così contrario ai centri sociali (e probabilmente vota a destra), perché li reputa una robaccia di sinistra, credo non si sia mai posto.

Cosa si intende per centri sociali?

Per definizione, un centro sociale è una realtà gestita da un’organizzazione senza scopo di lucro (oppure da un’associazione o da privati che agiscono in autonomia), la quale mira a fornire una serie di servizi utili alla collettività.

Può trattarsi di attività ricreative (si possono organizzare laboratori di diverso tipo), culturali (mostre, concerti), sportive (in molti centri sociali ci sono le cosiddette “palestre popolari”).

I centri sociali sono anche luoghi in cui si fa politica: in molti casi il sentimento comune è quello di protesta, che può avvenire sia in forma pacifica, sia nella sua versione estrema – quella che porta la narrazione mediatica dominante a dipingere tutti gli attivisti dei centri sociali come “delinquenti.

Le azioni violente messe in atto da parte di gruppi di estrema destra o di estrema sinistra che bazzicano nei centri sociali hanno contribuito a deformare la loro rappresentazione nell’immaginario collettivo. Ma queste strutture sono molto di più per il tessuto sociale in cui operano.

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come funzionano i centri sociali
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Quali tipologie di centri sociali ci sono in Italia?

Questi centri di aggregazione, che in alcuni casi sono nati con l’idea di rispondere al senso di isolamento di molti giovani, non sono tutti uguali.

Si può infatti distinguere tra:

  • Csa, il centro sociale autogestito;
  • Cso, il centro sociale occupato, o Csoa, cioè il centro sociale occupato autogestito;
  • Cpo, il centro popolare autogestito.

In buona parte dei casi, il centro sociale sorge in uno spazio abbandonato (che può essere pubblico o privato), che viene occupato. Ci sono stati casi di centri sociali sorti proprio in seguito a un’occupazione abusiva, che sono stati successivamente legalizzati dallo Stato.

Approfondisci con Occupazione abusiva di immobili: cos’è cambiato e come difendersi

i centri sociali sono legali

Cosa succede (davvero) nei centri sociali?

Sono tante le attività che possono essere portate avanti in un centro sociale. Ci può essere un bar e/o uno spazio di ristorazione, così come una palestra, una stanza in cui si dipinge, un’officina in cui si riparano le biciclette, un consultorio gratuito, e così via.

Si possono organizzare iniziative di diverso tipo: culturali, sociali, solidali, politiche, tramite eventi, talk, spettacoli ai quali partecipano professionisti e attivisti. Si può dare ospitalità a famiglie che si trovano in difficoltà e che sono alla ricerca di un alloggio.

Insomma, frequentare un centro sociale non significa iniziare a bruciare i cassonetti, sfondare le vetrine e lanciare sampietrini contro le Forze dell’Ordine.

Questo perché, sebbene a volte la violenza abbia preso il sopravvento, non si può identificare una struttura con i singoli soggetti che commettono (o hanno commesso) gesti del genere.

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Come si mantengono i centri sociali?

Una domanda lecita, a questo punto, potrebbe essere: ma chi finanzia i centri sociali? La risposta non è univoca. Possono infatti essere sostenuti dal Comune in cui si trovano, che per esempio potrebbe concedere uno spazio di sua proprietà in disuso, in modo da renderlo fruibile per la collettività.

In questo caso è direttamente il Comune a pagare le bollette di luce, gas e acqua, oppure l’IMU o la TARI. Potrebbe anche decidere di destinare al centro sociale dei fondi regionali o i contributi di urbanizzazione (gli stessi utilizzati per sostenere la costruzione di scuole, asili, parchi, parcheggi e via dicendo).

La stessa amministrazione comunale potrebbe quindi fornire licenze e autorizzazioni per la vendita di alcolici e alimenti. Ai centri sociali possono poi anche arrivare i soldi dei privati cittadini tramite il 5×1000.

cosa si fa nei centri sociali

I centri sociali sono legali?

Il centro sociale finisce spesso nell’occhio del ciclone perché viene associato all’occupazione e, dunque, all’illegalità, e ai disordini. Ma ci sono degli aspetti da chiarire. Un centro sociale è il risultato del diritto di più persone ad associarsi (garantito dalla stessa Costituzione). Non è un’associazione segreta, dove si nascondono terroristi, e non ha niente di militare.

Non è il centro sociale, ma le persone che ne fanno parte che diventano penalmente perseguibili se hanno in mente scopi sovversivi, violenti, contrari all’ordine sociale e al rispetto delle regole.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: fino a quando il centro sociale porta avanti le ragioni per le quali è nato – che sono perfettamente lecite – è legale. Poi sì, l’occupazione è un reato e quello lo sappiamo. Ma qualora sia stato raggiunto un accordo con il Comune, l’opposizione ai centri sociali per partito preso è solo propaganda, disinformazione, politica.

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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