Vai al contenuto

Collaborazioni occasionali e ritenuta d’acconto: regole e istruzioni

Cosa si intende per collaborazione occasionale? Come funziona a livello di tassazione? Quali sono i casi in cui sarà necessario aprire la partita IVA? Scoprilo nella nostra guida.

collaborazioni occasionali
  • Il lavoro autonomo occasionale consiste in una prestazione lavorativa senza vincoli di subordinazione.
  • Dal 2022, il datore di lavoro deve inviare una comunicazione preventiva di questa tipologia di prestazione al Ministero del Lavoro.
  • La redazione di un contratto non è obbligatoria, anche se si consiglia sempre di pattuire i compensi della prestazione in forma scritta, in modo da avere una prova nell’ipotesi in cui non si dovesse essere pagati.

La collaborazione occasionale consiste nello svolgere un’attività professionale in modo saltuario e non continuativo: per questo motivo, chi lavora in prestazione occasionale è esonerato dall’apertura della partita IVA

Lavorare senza la partita IVA è infatti possibile, ma a condizione che l’attività svolta sia sporadica e non sia un’attività di impresa. Pertanto, una collaborazione occasionale non può essere considerata un’alternativa alla partita IVA, poiché rappresenta un lavoro di tipo temporaneo. 

In questa guida analizzeremo nel dettaglio chi sono i soggetti che possono svolgere prestazioni di tipo occasionale, come funziona la relativa tassazione e quali sono i limiti di guadagno che non devono essere superati, oltre che cos’è e come è fatta una ritenuta d’acconto

Collaborazione occasionale: cos’è

Le prestazioni occasionali sono state introdotte dalla Legge n.30/2003, ovvero la “legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro”, in cui la prestazione occasionale è stata definita come “qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione”. 

La legge del 2003 è confluita nella successiva legge Biagi, nella quale venivano definite le caratteristiche della prestazione occasionale, ovvero:

  • un’attività di durata non superiore ai 30 giorni in un anno con uno stesso committente;
  • un compenso massimo annuale che non deve superare i 5.000 euro lordi per ogni committente

In seguito all’abrogazione della legge Biagi, avvenuta nel 2015, con l’introduzione del Jobs Act, le collaborazioni occasionali intese come lavoro autonomo occasionale trovano riferimento normativo unicamente nell’articolo 2222 del Codice Civile, il quale disciplina il contratto di prestazione d’opera

In base al contenuto dell’articolo, un collaboratore occasionale è “chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”. 

Non ha una durata massima di 30 giorni in un anno e non prevede un limite massimo di reddito di 5.000 euro all’anno. L’elemento che permette di parlare di collaborazione occasionale è che l’attività svolta non deve essere continuativa

Potrebbe interessarti anche Come funziona il regime forferttario

collaborazione occasionale come funziona
Consulenza Legale Online

Vuoi una consulenza legale sull'argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato

  • +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
  • Consulenza Legale Online - Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
  • Anonimato e Riservatezza - La tua consulenza verrà letta solo dall'avvocato che accetterà di rispondere

Richiedi una Consulenza

Che differenza c’è tra lavoro occasionale e lavoro accessorio?

Tra le attività non abituali che possono essere svolte, esiste una differenza tra il lavoro autonomo occasionale e il lavoro occasionale accessorio. In cosa consiste?

Il lavoro autonomo occasionale è quello svolto dai soggetti che svolgono attività di tipo intellettuale: si tratta, in genere, di quei soggetti che non hanno l’obbligo di iscriversi a un albo o a un elenco professionale 

Il lavoro occasionale accessorio, invece, comprende le attività non continuative di tipo subordinato, nelle quali è presente uno specifico committente. Il lavoro non è, dunque, autonomo, ma dipendente da qualcun altro. Il lavoro accessorio è quello pagato i voucher o con i buoni lavoro: vi rientra, pertanto, anche la prestazione occasionale retribuita con i nuovi voucher.

Rispetto a un’attività di lavoro subordinato o parasubordinato, come i co.co.co., il contratto di lavoro autonomo occasionale di differenzia per:

  1. l’autonomia del lavoratore, nei tempi e nell’esecuzione del lavoro;
  2. la mancanza del requisito di continuità;
  3. il mancato inserimento del lavoratore all’interno di un’organizzazione aziendale. 

Si tratta, in altre parole, di un’attività autonoma che non ha né vincoli di subordinazione, né vincoli di coordinamento, e per la quale non è richiesta l’apertura della partita IVA

Hai un problema legato a una collaborazione occasionale e cerchi l’assistenza di un avvocato? Richiedi subito una consulenza legale via chat a uno (o più) avvocati di deQuo.

Contratto di lavoro autonomo occasionale

Pur trattandosi di un’attività non continuativa e saltuaria, non significa che la collaborazione occasionale non debba essere accompagnata da un contratto scritto. Ci sono tre elementi indispensabili che dovranno essere presenti al suo interno:

  1. la descrizione dell’attività da svolgere, con l’indicazione dei tempi e della modalità di svolgimento;
  2. il compenso da percepire, le modalità e le tempistiche di pagamento;
  3. la possibilità di recedere anticipatamente dal contratto, grazie a un periodo di preavviso. 

Il contratto di collaborazione occasionale rappresenta una tutela per i lavoratore: lavorare, anche se in modo temporaneo, basandosi unicamente su un accordo di tipo verbale, potrebbe comportare il mancato pagamento del collaboratore, e la successiva difficoltà nel pretendere la cifra spettante per l’attività professionale svolta. Si consiglia sempre di iniziare un lavoro occasionale solo quando si avrà tra le mani un contratto firmato dal committente

Potrebbe interessarti anche Chi sono le categorie protette

ritenuta d'acconto

Cos’è la ritenuta d’acconto

Dato che chi svolge prestazioni di tipo occasionale non ha la partita IVA, deve rilasciare al proprio committente una ricevuta non fiscale, che prende il nome di ritenuta d’acconto. Tale ricevuta certifica la ricezione del pagamento, quindi non deve essere emessa prima della ricezione del compenso.

La ritenuta d’acconto, che può essere redatta a mano o al computer, dovrà contenere:

  1. i dati anagrafici del collaboratore occasionale;
  2. i dati anagrafici del committente;
  3. la data di emissione;
  4. il numero progressivo d’ordine;
  5. la cifra lorda concordata per la prestazione occasionale;
  6. la ritenuta d’acconto, che è pari al 20% del compenso lordo;
  7. l’importo netto, che è quello che sarà pagato dal committente. 

La ritenuta d’acconto deve essere rilasciata nei confronti dei sostituti di imposta, ovvero di:

  • imprese e professionisti, che non sono in regime forfettario;
  • società di persone e di capitali;
  • associazioni ed enti di ogni genere;
  • condomini.

Approfondisci la nostra guida su Stress da lavoro correlato: cosa comporta

Quando è necessaria la marca da bollo?

La marca da bollo da 2 euro dovrà essere applicata sulla ritenuta d’acconto nel caso in cui la cifra da ricevere per la prestazione occasionale svolta sia superiore a 77,47 euro. La data di emissione della marca da bollo deve essere sempre antecedente rispetto a quella riportata sulla ritenuta: in caso contrario sono previste delle sanzioni. 

A proposito della marca da bollo:

  • è possibile richiedere il rimborso dell’importo al committente;
  • quando si emettono ritenute nei confronti di un committente estero, è consigliato apporre sempre la marca da bollo, a prescindere dal compenso.

Scopri di più su Bossing: cos’è, come riconoscerlo e denunciarlo

Collaborazioni occasionali e dichiarazione dei redditi

Dal punto di vista fiscale, le collaborazioni occasionali rientrano nella categoria dei “redditi diversi”, che possono essere dichiarati con il modello 730 o con il modello Redditi, indicando l’importo lordo percepito e l’eventuale ritenuta d’acconto subita. 

Chi svolge prestazioni occasionali, raggiungendo un reddito inferiore ai 4.800 euro lordi all’anno, è esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi: entro tale valore è infatti prevista una detrazione IRPEF che azzera l’imposta IRPEF dovuta. 

Nel caso in cui le prestazioni fossero state svolte verso un sostituto di imposta, la dichiarazione dei redditi potrebbe essere conveniente in quanto si potrebbero recuperare delle ritenute d’acconto, che sarebbero trasformate in credito d’imposta: per capire qual è la mossa più conveniente in relazione alla propria situazione, si consiglia di rivolgersi a un commercialista di fiducia o a un avvocato del lavoro

LEGGI ANCHE Contratto di somministrazione: cos’è e come funziona

limiti collaborazione occasionale tassazione

Limite collaborazione occasionale da non superare

Qual è il limite per le prestazioni occasionali? La cifra massima che può essere incassata da chi lavora in prestazione occasionale è pari a 5.000 euro lordi l’anno, che vengono calcolati sommando tutti gli importi lordi delle prestazioni occasionali svolte nel corso dell’anno, escludendo dunque i redditi derivanti da lavoro dipendente o altre categorie. 

Cosa succede nel momento in cui viene superata la soglia di 5.000 euro? Sarà necessario aprire la partita IVA? Si tratta di un argomento che genera quasi sempre parecchia confusione. La partita IVA non è legata al superamento dei 5.000 euro lordi all’anno, ma deve essere aperta nel momento in cui la collaborazione perda il carattere di occasionalità che la caratterizza e diventi di tipo continuativo

Quello che è necessario fare, invece, se vengono superati i 5.000 euro lordi l’anno è di iscriversi alla gestione separata INPS per procedere con il versamento dei contributi previdenziali. Nel momento in cui sarà superata la soglia fissata per la prestazione occasionale, il lavoratore dovrà comunicarlo al proprio datore di lavoro.

Nella ritenuta d’acconto:

  • il lavoratore dovrà pagare 1/3 del contributo previdenziale previsto;
  • i restanti 2/3 spetteranno al datore di lavoro

In base a quanto detto finora:

  1. qualora si svolgessero delle collaborazioni occasionali per diverse testate giornalistiche e si superassero i 5.000 euro lordi all’anno, non si avrà alcun obbligo di apertura della partita IVA, ma ci si dovrà iscrivere alla gestione separata INPS;
  2. se, al contrario, l’attività di scrittura è continuativa, allora non si tratterà più di prestazione occasionale e la partita IVA diventerà obbligatoria

Potrebbe interessarti anche Quanti anni di contributi per andare in pensione anticipata?

Collaborazioni occasionali – Domande frequenti

Cosa si intende per prestazione occasionale?

La prestazione di lavoro autonomo occasionale comprende ogni genere di attività di lavoro che non ha carattere di abitualità, continuità e professionalità.

Chi può fare ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto è una ricevuta non fiscale che viene rilasciata da chi svolge un lavoro occasionale e che non è in possesso di una partita IVA. 

Se supero i 5.000 euro lordi in prestazione occasionale, devo aprire la partita IVA?

No, si tratta di una convinzione diffusa, ma errata: in questo caso sarà necessario iscriversi alla gestione separata INPS. 


Consulenza Legale Online

Vuoi una consulenza legale sull'argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato

  • +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
  • Consulenza Legale Online - Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
  • Anonimato e Riservatezza - La tua consulenza verrà letta solo dall'avvocato che accetterà di rispondere

Richiedi una Consulenza

Argomenti
Immagine profilo autore
Gregorio Gentile
Consulente del lavoro
Appassionato di scrittura per il web e di diritti dei lavoratori, collabora con la redazione di deQuo per alimentare il suo desiderio di giustizia nel mondo.
Cerca
Effettua una ricerca all'interno del nostro blog, tra centinaia di articoli, guide e notizie
Ti serve il parere di un Avvocato sull'argomento?
Prova subito il nostro servizio di consulenza online. Più di 3000 avvocati pronti a rispondere alle tue richieste. Invia la tua richiesta.
Richiedi Consulenza

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter settimanale per ricevere informazioni e notizie dal mondo legal.

Decorazione
Hai altre domande sull'argomento?
Se hai qualche dubbio da risolvere, chiedi una consulenza online a uno dei nostri Avvocati
Richiedi Consulenza

Altro su Diritto del Lavoro

Approfondimenti, novità e guide su Diritto del Lavoro

Leggi tutti
registrare conversazioni nei luoghi di lavoro è legale
14 Gennaio 2026
Il dipendente può usare in giudizio una conversazione registrata quando ha partecipato personalmente al dialogo e la registrazione è funzionale alla tutela dei propri diritti. In questi casi non si configura una violazione della privacy e la prova è generalmente ritenuta utilizzabile sia nel processo civile, sia in quello penale.…
pensione minima
12 Gennaio 2026
La pensione minima è stata introdotta in Italia con la legge 638/1983. Indica la pensione che si ha il diritto di ricevere al fine di poter condurre una vita dignitosa. L'importo previsto per il 2025 sarà soggetto a un incremento provvisorio pari all'1,4%. Sono diverse le situazioni reddituali che non…
ape sociale 2
12 Gennaio 2026
La Manovra finanziaria 2026 ha toccato molteplici temi, tra cui quello del regime delle pensioni. Mentre Opzione donna non è stato rinnovato, il regime APE sociale è stato prorogato. Si tratta di un trattamento pensionistico anticipato che fada ponte prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia. La legge di Bilancio…
assegno di inclusione
10 Gennaio 2026
A partire dal 1° gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito dal cosiddetto assegno di inclusione.  Il contributo ADI è stato prorogato anche nel 2026. L'importo erogato dal Governo ha l'obiettivo di aiutare le famiglie che si trovano in condizione di disagio economico, se rispettano specifici requisiti. L’assegno…
pensione di vecchiaia novità
10 Gennaio 2026
La legge di bilancio 2026 non ha apportato significative modifiche in ambito pensionistico. I requisiti anagrafici e contributivi della pensione di vecchiaia sono infatti rimasti invariati. Le regole previste saranno ugualmente valide sia per le donne, sia per gli uomini. La pensione di vecchiaia consiste nel trattamento pensionistico che si…
smart working - lavoro agile
06 Gennaio 2026
Negli ultimi anni lo Smart Working ha conosciuto una diffusione significativa in Italia ed è oggi regolamentato in modo puntuale sia nel settore pubblico sia in quello privato. Anche per il 2026 rimane in vigore la "corsia preferenziale" riservata ad alcune categorie di lavoratori, oltre alla possibilità di attivazione del…