Conti correnti bancario e postale in successione: cosa succede al conto di un defunto?
Cosa succede al conto bancario o al libretto postale dopo un decesso: la procedura di sblocco, i documenti richiesti da banche e Poste Italiane, i casi in cui non serve la dichiarazione di successione.
- Alla morte del titolare, la banca o Poste Italiane bloccano immediatamente il conto o il libretto postale, e nessun erede può operarvi prima di aver completato le formalità previste dalla legge.
- La regola generale impone di presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso, ma esistono casi di esonero per coniuge e parenti in linea retta con eredità sotto i 100.000 euro e senza immobili.
- I tempi di sblocco variano da 30 a 60 giorni lavorativi nei casi standard, ma si allungano sensibilmente se ci sono eredi in disaccordo, testamenti contestati o conti cointestati gestiti da Poste Italiane.
Perdere un familiare è già di per sé un momento difficile. Scoprire poi che il conto corrente o il libretto postale del defunto è bloccato – e che per recuperare quei soldi serve avviare un iter burocratico che può durare mesi – non fa che aggiungere stress a un periodo già provante. La legge italiana regolamenta in modo preciso questa materia: in questo articolo trovi una guida pratica su cosa aspettarti, quali documenti raccogliere e dove si nascondono i principali problemi.
Perché la banca blocca il conto dopo un decesso
Quando viene comunicato il decesso del titolare, la banca è obbligata per legge a bloccare il conto corrente e a revocare tutte le deleghe operative. Non si tratta di una scelta discrezionale dell’istituto: il riferimento normativo è l’art. 130 del D.Lgs. 123/2025 (che ha sostituito il precedente art. 48, comma 4, del D.Lgs. 346/1990), secondo cui i soggetti che detengono denaro o beni del defunto non possono pagarli o consegnarli agli eredi fino a quando non viene presentata la dichiarazione di successione o, nei casi previsti, una dichiarazione sostitutiva di esonero.
La ratio è fiscale: lo Stato vuole assicurarsi che l’imposta di successione venga correttamente calcolata e versata prima che i beni transitino in mano agli eredi. La banca che viola questo divieto rischia sanzioni dirette, il che spiega la rigidità con cui gli istituti di credito applicano il blocco.
Gli eredi, anche se nominati espressamente nel testamento, non hanno diritto di prelevare le somme depositate fino al completamento delle formalità. L’unica eccezione che alcune banche applicano in via di prassi – ma non è un obbligo di legge – riguarda il pagamento delle spese funerarie direttamente dal conto bloccato, previo accordo tra tutti gli eredi e presentazione della fattura.
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Quali sono i documenti da presentare alla banca?
Per sbloccare un conto corrente bancario gli eredi devono presentarsi alla filiale (o all’ufficio successioni dell’istituto) con la seguente documentazione:
- certificato di morte (o estratto dell’atto di morte) del defunto;
- atto notorio o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, con i dati del defunto e degli eredi, e l’indicazione dell’eventuale testamento;
- copia della dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate, oppure – nei casi di esonero – autocertificazione che attesta il ricorrere delle condizioni previste dalla legge;
- documento d’identità e codice fiscale di ciascun erede.
Nei casi standard, senza contenziosi tra eredi e senza testamenti complessi, la banca impiega in media dai 30 ai 60 giorni per processare la richiesta e sbloccare le somme. Se ci sono disaccordi, i tempi si allungano e, nei casi più gravi, si arriva al procedimento di divisione giudiziale davanti al Tribunale.
Quando non serve la dichiarazione di successione
Esiste un caso di esonero importante, disciplinato dall’art. 28, comma 7, del D.Lgs. 346/1990, come modificato dal D.Lgs. 139/2024: sono esonerati dall’obbligo di dichiarazione il coniuge e i parenti in linea retta del defunto, se l’attivo ereditario non supera il valore di 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.
Le tre condizioni devono ricorrere tutte contemporaneamente:
- gli eredi sono solo coniuge e/o parenti in linea retta (figli, nipoti, genitori);
- il valore dell’attivo ereditario non supera 100.000 euro;
- nell’eredità non ci sono immobili né diritti reali su immobili (enfiteusi, servitù, superficie, usufrutto).
Se anche una sola di queste condizioni viene meno, la dichiarazione di successione è obbligatoria. In caso di esonero, gli eredi devono dichiarare a banche, Poste e altri intermediari finanziari di essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione di successione. La dichiarazione di esonero presentata all’intermediario deve essere da quest’ultimo trasmessa entro quindici giorni all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, in ragione del domicilio fiscale del defunto.
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Cosa cambia in caso di conto cointestato
Il conto cointestato a firma disgiunta permette in vita a ciascun cointestatario di operare autonomamente. Ma alla morte di uno di loro, la situazione si complica. La regola generale prevede che per i conti cointestati, il 50% del saldo rientra nell’asse ereditario, mentre l’altra metà resta al cointestatario superstite.
Questa presunzione di contitolarità al 50% – prevista dall’art. 1854 del Codice civile – vale salvo prova contraria: se il cointestatario superstite dimostra di aver versato lui stesso tutti i fondi, può rivendicarne la titolarità esclusiva in sede giudiziale, come ha riconosciuto più volte la Cassazione.
Per il conto a firma congiunta (in cui ogni operazione richiedeva la firma di entrambi) il blocco è totale: il conto viene integralmente bloccato e lo sblocco può avvenire solo con il consenso congiunto del cointestatario superstite e di tutti gli eredi del defunto.
Per la chiusura del conto è richiesto il consenso del cointestatario ancora in vita, pur restando il diritto degli eredi di rinunciare.
Cosa succede se un erede non firma
Se uno degli eredi si rifiuta di firmare l’atto notorio richiesto dalla banca, il conto rimane bloccato. In tal caso la banca non può sbloccare il conto corrente né procedere alla relativa chiusura. L’unica strada da percorrere è quella di avviare in Tribunale un procedimento di divisione giudiziale dell’eredità. Si tratta di un percorso lungo e costoso, che può richiedere anni.
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Quali sono le differenze tra un conto corrente bancario e postale
Anche Poste Italiane blocca i prodotti del defunto alla comunicazione del decesso. Ma ci sono alcune differenze rispetto alla procedura bancaria ordinaria, e vale la pena conoscerle.
Il libretto postale cointestato
Alla comunicazione del decesso, Poste Italiane blocca immediatamente il libretto. A differenza della banca – che blocca solo la quota del defunto consentendo al superstite di continuare a operare sulla propria metà – Poste Italiane blocca l’intero libretto fino alla definizione della successione, anche la quota del superstite.
Il motivo è tecnico: il libretto non ha un IBAN separato per ciascun titolare, e Poste attende la documentazione completa prima di sbloccare qualsiasi somma. Questo può creare disagi concreti al cointestatario superstite, che si trova impossibilitato ad accedere anche alle somme che gli sarebbero pacificamente riconducibili. Dopo la consegna di tutta la documentazione richiesta, Poste sblocca il libretto entro 30 giorni lavorativi.
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La Dichiarazione di Credito di Poste Italiane
Prima di poter presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate, gli eredi devono ottenere da Poste Italiane un documento specifico: la Dichiarazione di Credito. È rilasciata da Poste Italiane S.p.A. o da BancoPosta Fondi SGR e attesta i saldi alla data del decesso dei rapporti e titoli riconducibili al de cuius e rilevanti ai fini della presentazione della dichiarazione di successione. Può essere richiesta in Ufficio Postale, oppure direttamente online.
Nel caso in cui il defunto sia intestatario esclusivamente di rapporti e titoli esenti dall’imposta di successione e dall’obbligo di indicazione nella dichiarazione (Buoni Fruttiferi Postali e Titoli di Stato), il documento non viene rilasciato. I Buoni Fruttiferi Postali, in particolare, fanno parte dell’asse ereditario, ma sono esenti da imposta di successione.
Quali documenti presentare a Poste Italiane
Gli eredi devono recarsi presso uno sportello di Poste Italiane con il certificato di morte del defunto, l’atto notorio o la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con i dati del defunto e degli eredi, la copia della dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate o la copia del certificato di eseguita dichiarazione e pagamento dell’imposta (modello 240 Mecc), e la copia del documento d’identità di ogni erede.
Come funziona la dichiarazione di successione
La dichiarazione di successione va presentata telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (cioè dalla data del decesso), come previsto dall’art. 31 del D.Lgs. 346/1990.
Dal 1° gennaio 2025, con l’entrata in vigore della riforma fiscale introdotta dal D.Lgs. 139/2024, è cambiato il meccanismo di pagamento dell’imposta: l’imposta di successione viene ora autoliquidata dal contribuente e calcolata in maniera automatica in sede di compilazione della dichiarazione di successione (quadro EF). Non è più l’Agenzia delle Entrate a calcolare l’imposta e a inviare l’avviso di liquidazione: spetta agli eredi farlo in prima persona, usando i sistemi telematici dell’Agenzia.
Un’altra novità rilevante riguarda il cosiddetto coacervo successorio: con il D.Lgs. 139/2024, il coacervo successorio è stato abolito. Donazioni e successioni hanno ora franchigie separate e indipendenti. Chi ha già ricevuto donazioni in vita conserva intatta la franchigia di 1.000.000 di euro sull’eredità.
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Le franchigie e le aliquote dell’imposta di successione
Le franchigie variano in base al grado di parentela:
| Grado di parentela | Franchigia | Aliquota oltre la franchigia |
| Coniuge o parenti in linea retta | 1.000.000 € per beneficiario | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € | 6% |
| Altri parenti fino al 4° grado | nessuna | 6% |
| Altri soggetti | nessuna | 8% |
| Persone con disabilità grave (L. 104/1992) | 1.500.000 € | variabile |
Per la maggior parte delle famiglie italiane, la successione tra coniuge e figli non genera imposta, perché il valore dell’eredità resta al di sotto della franchigia individuale di un milione di euro per ciascun erede.

Quali sono i problemi più comuni e come evitarli
Nella pratica, le difficoltà che allungano i tempi sono quasi sempre le stesse. Eccone alcune tra le più comuni:
- eredi che non si trovano d’accordo. Se tra gli eredi ci sono divergenze – su chi deve gestire la pratica, su come dividere i beni, su chi deve firmare – la procedura si blocca. La banca o Poste non possono sbloccare nulla senza il consenso di tutti. In questi casi, il tentativo di mediazione è spesso preferibile all’azione giudiziaria, che allunga i tempi e aumenta i costi;
- documentazione incompleta o presentata in ordine sbagliato. Poste Italiane, in particolare, richiede la Dichiarazione di Credito prima che gli eredi possano presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Presentarsi allo sportello senza aver rispettato questa sequenza comporta un ritorno a capo;
- testamento non ancora pubblicato. Se il defunto ha lasciato un testamento olografo (scritto di suo pugno), questo deve essere pubblicato da un notaio prima che la banca possa riconoscere la qualità di eredi ai beneficiari. I tempi della pubblicazione vanno messi in conto.
Affrontare una successione – specialmente quando ci sono conti bancari o prodotti postali da gestire – può diventare un percorso lungo e pieno di ostacoli burocratici. Avere al proprio fianco un avvocato esperto in diritto successorio ti permette di raccogliere la documentazione nel giusto ordine, di individuare subito i casi di esonero dalla dichiarazione, e di gestire eventuali conflitti tra eredi prima che degenerino in controversie giudiziarie. Consulta un avvocato su deQuo per valutare la tua situazione specifica e procedere con sicurezza.
Successione conto banca e posta – Domande frequenti
Non esiste un termine legale fisso, ma nella prassi la banca impiega dai 30 ai 60 giorni dalla presentazione della documentazione completa. I tempi si allungano in caso di contestazioni tra eredi o testamenti complessi.
Solo dopo aver completato le formalità. Se sei l’unico erede, il coniuge è già deceduto e l’eredità non supera 100.000 euro senza immobili, puoi presentare alla banca una dichiarazione sostitutiva di esonero dalla successione invece della dichiarazione vera e propria. La banca trasmette poi la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni.
Sì. A differenza delle banche ordinarie, Poste Italiane blocca l’intero libretto cointestato fino alla definizione della successione, inclusa la quota del cointestatario superstite. Il blocco viene rimosso entro 30 giorni lavorativi dalla presentazione di tutta la documentazione.
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