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Si può riscuotere un assegno dopo la morte dell’intestatario?

L’assegno non perde efficacia per il solo fatto della morte del beneficiario. Tuttavia, il diritto a incassarlo entra a far parte dell’asse ereditario e può essere esercitato solo da chi dimostri la propria qualità di erede o di legittimo rappresentante degli eredi.

assegno riscosso dopo la morte

Quando una persona muore, molte questioni pratiche si intrecciano con il diritto: conti correnti da chiudere, pensioni da interrompere, utenze da volturare e, talvolta, assegni rimasti da incassare. Una delle domande più frequenti è proprio questa: si può riscuotere un assegno intestato a una persona deceduta?

La risposta, in linea generale, è sì, ma non automaticamente e non come se nulla fosse accaduto. L’assegno non perde validità per il solo fatto della morte del beneficiario, ma il diritto a incassarlo entra a far parte dell’eredità e deve essere esercitato secondo le regole della successione.

La banca è tenuta a verificare la legittimazione di chi chiede il pagamento e può richiedere documentazione specifica prima di procedere. Senza questi passaggi formali, l’incasso non è possibile. Se ti interessa l’argomento, lo analizziamo più approfonditamente nei prossimi paragrafi.

Che cos’è un assegno dal punto di vista giuridico

L’assegno è un titolo di credito disciplinato principalmente dal Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 (la cosiddetta Legge assegni). Si tratta di uno strumento con cui un soggetto ordina a una banca di pagare una determinata somma a favore di un beneficiario.

Nel nostro ordinamento esistono due tipologie principali: l’assegno bancario, emesso dal correntista nei limiti della provvista disponibile sul proprio conto, e l’assegno circolare, emesso direttamente dalla banca, che garantisce la disponibilità delle somme.

Oggi la maggior parte degli assegni prevede la clausola di non trasferibilità. Ciò significa che il titolo può essere incassato soltanto dal beneficiario indicato e non può essere girato liberamente ad altri soggetti. Questa caratteristica è importante quando si affronta il tema della morte del beneficiario, perché limita le modalità con cui il titolo può circolare, ma non elimina il diritto sostanziale sottostante.

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Cosa accade al momento della morte del beneficiario

Quando il beneficiario di un assegno muore prima di averlo incassato, il diritto a riscuotere quella somma non si estingue. Non esiste una norma che preveda la nullità o la perdita di efficacia dell’assegno per il solo fatto del decesso del titolare.

Dal punto di vista giuridico, quel diritto entra a far parte dell’asse ereditario. L’articolo 456 del Codice civile stabilisce che la successione si apre al momento della morte nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Con l’apertura della successione, tutti i rapporti patrimoniali attivi e passivi del defunto si trasferiscono agli eredi – salvo quelli strettamente personali.

Il credito incorporato nell’assegno è un diritto patrimoniale e, come tale, viene trasmesso agli eredi. Non si tratta più di un diritto della persona deceduta, ma di un diritto che spetta a chi subentra nella sua posizione giuridica.

Ti consigliamo di leggere Assegno circolare: cos’è e come funzionano emissione e incasso

riscossione assegno dopo la morte

Il ruolo della successione

Per comprendere se e come sia possibile incassare l’assegno, è necessario guardare alle regole della successione. Gli eredi, per poter esercitare i diritti del defunto, devono accettare l’eredità. L’accettazione può essere espressa oppure tacita, ma in ogni caso occorre che vi sia un titolo che consenta di dimostrare la qualità di erede.

Entro dodici mesi dalla morte, deve poi essere presentata la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate, salvo i casi di esonero previsti dalla legge. Questo adempimento non serve solo a fini fiscali: è anche uno strumento che consente di formalizzare il passaggio dei beni e dei diritti dal defunto agli eredi.

L’assegno, in quanto credito, rientra tra i beni ereditari. Pertanto, non può essere incassato come se il beneficiario fosse ancora in vita. Chi si presenta in banca deve dimostrare di essere legittimato a farlo in qualità di erede o di rappresentante degli eredi.

Cosa fa la banca in presenza di un assegno intestato a un defunto

Quando la banca viene a conoscenza della morte di un proprio cliente, adotta generalmente misure di cautela. I conti correnti intestati al defunto vengono bloccati per impedire operazioni non autorizzate. Questa prassi tutela sia gli eredi, sia eventuali creditori del defunto.

Nel caso di un assegno intestato alla persona deceduta, la banca non può semplicemente pagare la somma a chiunque presenti il titolo. È necessario verificare che il soggetto che chiede l’incasso sia effettivamente legittimato.

Di solito vengono richiesti il certificato di morte, un atto notorio o una dichiarazione sostitutiva che indichi chi sono gli eredi, nonché la documentazione attestante l’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione. Se vi sono più eredi, può essere richiesto il consenso di tutti, oppure un mandato a favore di uno solo di essi.

Questo può sembrare un eccesso di formalismo, ma in realtà risponde all’esigenza di evitare che somme appartenenti all’asse ereditario vengano attribuite a soggetti non aventi diritto.

Scopri di più su Conto corrente con delega: si può prelevare il giorno della morte del titolare?

si può riscuotere un assegno dopo la morte

Un esempio pratico

Immaginiamo che un’azienda emetta un assegno a favore di una persona per il pagamento di una prestazione professionale. Prima che l’assegno venga incassato, il beneficiario muore. L’assegno viene ritrovato tra i suoi documenti qualche settimana dopo.

In questo caso, gli eredi non possono semplicemente recarsi in banca con l’assegno e chiederne il pagamento come se fossero il beneficiario originario. Devono prima dimostrare la loro qualità di eredi e il fatto che il credito sia entrato nel patrimonio ereditario.

Una volta completati gli adempimenti successori e fornita alla banca la documentazione richiesta, il pagamento potrà essere effettuato a favore degli eredi, secondo le rispettive quote ereditarie, oppure secondo gli accordi intercorsi tra loro.

Termini di presentazione e prescrizione

Un altro aspetto da considerare riguarda i termini di presentazione dell’assegno. La Legge assegni stabilisce che l’assegno bancario deve essere presentato al pagamento entro un determinato termine, che varia a seconda del luogo di emissione e di pagamento. Decorso tale termine, il titolo non perde automaticamente validità, ma il portatore può perdere alcune tutele, come l’azione di regresso contro determinati obbligati.

Esistono inoltre termini di prescrizione per far valere i diritti derivanti dall’assegno. Se il titolo viene ritrovato dopo molti anni, potrebbe essere ormai prescritto e quindi non più esigibile. In tal caso, neppure gli eredi potranno ottenerne il pagamento. È quindi importante agire con tempestività, soprattutto quando si è a conoscenza dell’esistenza di un assegno non ancora incassato.

Assegno non trasferibile e successione

La clausola di non trasferibilità non impedisce agli eredi di incassare l’assegno. Essa limita la possibilità di girare il titolo a terzi, ma non incide sul fenomeno successorio. Gli eredi non sono terzi estranei: subentrano nella posizione giuridica del defunto per effetto della legge o del testamento. In altre parole, non si tratta di una “girata” dell’assegno, ma di una successione nel diritto. Il credito viene trasmesso agli eredi insieme agli altri beni del patrimonio.

Approfondisci leggendo Decesso intestatario conto corrente firme disgiunte: come funziona la successione?

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